Gam Ki Elekh
Beghe Tzalmavet
Lo Ira Ra
Ki Atta Immadì
Šivtekhà umišantekhà
Hema yenahmuni
(Salmo 23)
(Anche se andassi nella valle oscura non temerei alcun male, perché Tu sei sempre con me, perché Tu sei il mio bastone, il mio supporto, con Te io mi sento tranquillo.)
[Traduzione da https://www.orizzontidimisericordia.org/]
E' nel film Jonah che visse nella balena di Roberto Faenza - tratto dal romanzo di Jonah Oberski Anni d'infanzia - che probabilmente abbiamo sentito per la prima volta questa canzone: la maestra la insegna ai bambini rinchiusi nel lager. Sono versi presi dal Salmo numero 23 della Bibbia e, pur parlando di speranza, non possiamo leggerli o ascoltarli senza che ci si spezzi il cuore.
Il 27 gennaio del 1945 il campo di concentramento di Auschwitz venne liberato dalle truppe sovietiche mettendo in luce l'orrore perpetrato da questa folle macchina di distruzione. Lungi da me raccontare una storia che conosciamo tutti molto bene e in merito alla quale centinaia di libri, siti, film e documenti sono stati realizzati; parlerò quindi di quel che mi tocca più da vicino.
Dello sterminio perpetrato nei confronti di ebrei, zingari e scomodi sostenitori di un partito differente, da che ne ho il ricordo, me ne han sempre parlato sin dalle scuole elementari. Mio padre cercava di evitarmi la visione di documentari con immagini forti, dicendomi che sarebbe giunto il giorno in cui avrei capito meglio quanto era accaduto in quegli anni terribili, eppure io ero maledettamente curiosa: da una parte volevo tentare di capire, dall'altra mi dicevo che comprendere una simile barbarie non mi sarebbe stato possibile nemmeno da adulta. Tanto che sono ancora qui che ci penso e non ne esco. Già il fatto di doversi accanire contro una singola razza, religione o gruppo di persone è di per sé follia che non può essere né accettata né compresa, ma il senso di mandare tutti in questi "campi di lavoro" per costruire nuovi lager e giocare a chi muore e chi sopravvive, quale sarebbe? E soprattutto come è stato possibile permetterlo e tenerlo nascosto per anni?
Le risposte potrebbero essere date con trattati di psicologia e saggi storico-politici, ma a me non bastano. Anzi, continuano a terrorizzarmi.
Anni fa il mio ragazzo conobbe un signore, un commerciante che all'interno del suo esercizio teneva in bella mostra un magnifico vecchio violino. Un giorno, parlando con questo signore, gli disse che - quale appassionato di musica - gli sarebbe piaciuto ascoltarlo suonare. Questi, cambiando improvvisamente espressione, rispose: "Sono stato prigioniero in un campo di concentramento. I miei occhi hanno visto orrori inimmaginabili... Da allora non ho mai più suonato: il mondo non merita di ascoltare una musica così bella."
A differenza di tutti gli altri miei post, a questo non ho volutamente associato alcuna immagine. Fa già abbastanza male così.