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mercoledì 15 aprile 2026

Notizie belle: ritrovato un film perduto di Méliès del 1897

Sembra la trama di un film, il sequel di "Hugo Cabret". E invece, a volte, la realtà può essere molto più bella di qualsiasi storia, sia essa raccontata su uno schermo o sulle pagine di un libro.

Nel settembre dello scorso anno è stato ritrovato un film che si riteneva perduto, una delle primissime opere del regista francese Georges Méliès. Gugusse et l’automate, questo il titolo della pellicola, è stato reso pubblico dalla Library of Congress a febbraio, regalandoci un tesoro inestimabile.

Dobbiamo il ritrovamento a Bill McFarland, insegnante in pensione che ha trovato alcune pellicole all’interno di un vecchio baule appartenuto al bisnonno, William Delisle Frisbee.

Frisbee lavorava come coltivatore di patate e, per circa tre mesi all’anno, come maestro in una piccola scuola della Pennsylvania, ma nel tempo libero si "trasformava" in proiezionista itinerante, spostandosi in calesse con un fonografo Edison, una lanterna magica e, in seguito, un proiettore con alcune delle prime pellicole della storia. Viaggiò per tutta la regione, arrivando fino al confine con il Maryland e, con molta probabilità, anche in Ohio.

Allestiva spettacoli in scuole, chiese, logge e auditorium civici; nei suoi diari si leggono racconti di sale affollate, pubblico turbolento e spettacoli cancellati. Alcune sere guadagnava fino a 20 dollari, altre appena un dollaro e 35 centesimi.

Dopo la sua morte, nel 1937, due piccoli bauli contenenti proiettori, pellicole, diari e documenti furono custoditi dalla figlia (la nonna di McFarland); da lei passarono poi al figlio e infine al nipote. Oltre a Gugusse et l’automate, il baule conteneva anche un altro film di Méliès del 1900, The Fat and Lean Wrestling Match, e frammenti di un’opera di Thomas Edison, The Burning Stable.

Secondo gli esperti della Library of Congress, la copia ritrovata di Gugusse et l’automate è probabilmente una copia di terza generazione dell’originale, sopravvissuta grazie alle pratiche di duplicazione diffuse nei primi anni del cinema. Non a caso, Méliès fu tra i primi cineasti ad avere a che fare con il fenomeno della pirateria cinematografica!

Il cortometraggio, realizzato nel 1897 - appena due anni dopo la storica prima proiezione pubblica dei fratelli Lumière, alla quale lo stesso Méliès assistette - appartiene alla fase più pionieristica del cinema. Inoltre il film segnò la prima apparizione cinematografica conosciuta di un automa/robot.

Nel libro Things to Come: An Illustrated History of the Science Fiction Film, gli autori Douglas Menville e R. Reginald lo definirono il film a tema scientifico più importante del 1897, suggerendo addirittura che "potrebbe essere il primo vero film di fantascienza".

Anche dal punto di vista tecnico e stilistico, l’opera ha molto da dirci. Jason Evans Groth, curatore delle immagini in movimento della Library of Congress, ha osservato che "le inquadrature sono di una precisione straordinaria per un film così antico". 

E io non potevo esimermi dal condividere la visione di questo piccolo miracolo. Grazie, signor Frisbee!



mercoledì 18 giugno 2025

Sirens

Nelle ultime settimane avevo bisogno di guardare qualcosa di diverso dal solito. Qualcosa che, se avessi dovuto rimanere nella mia comfort zone, non avrei scelto. Della serie che ancora sto guardando non svelo nulla e mi riservo di parlarne, probabilmente, in un secondo momento; oggi vorrei invece soffermarmi su quella che ho appena terminato: Sirens. 

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Siamo su un'isola, possedimento di una coppia di miliardari male assortita. Lui è Peter, perennemente in viaggio o rinchiuso nel suo piccolo luogo tranquillo, quasi a voler evitare la compagnia forzata della moglie Michaela. Al servizio della donna, che scopriremo poi essere la sua seconda moglie, vi è una schiera di "addetti ai lavori" costantemente impegnata ad assecondare ogni suo capriccio. Tra tutti loro spicca Simone, la sua assistente: una figura a metà strada tra Barbie e un'influencer che gode di un rapporto più che speciale con la propria datrice di lavoro. Perchè Michaela le fa un po' da mamma, un po' da amica, un po' da sorella. E pretende da lei una fedeltà assoluta oltre che ad un'intimità che tra datore di lavoro e dipendente non dovrebbe proprio sussistere. 

La vita di Simone è perfetta. Sta vivendo il suo sogno, è finalmente felice. E continuerebbe ad andare tutto a gonfie vele se non fosse che, un bel giorno, si presenta alle porte della sontuosa tenuta Devon, la sorella di Simone. Ed è incazzata nera, con giusta causa. Al padre è stata diagnosticata demenza precoce e lei non ce la fa a gestire per conto proprio questa situazione. 

Cosa potrebbe andare storto ancora? TUTTO. 

Michaela, comunque, è una villain che mi ha soddisfatto molto!
Vogliamo parlare di come ha organizzato il funerale 
del suo rapace del cuore?

 Perchè queste tre donne - Michaela, Simone e Devon - stanno facendo di tutto per nascondere il loro lato più fragile, sbagliando e rendendosi agli occhi altrui ciò che in realtà non sono, o non vorrebbero essere. E, come sirene, si trasormano quindi in "mostri" agli occhi di coloro che ne conoscono la sola apparenza. 

Ma non è solamente questo ad essere il fulcro della serie; c'è qualcosa di più sottile, nascosto tra le righe - ma nemmeno troppo. Ed è ciò che fa nascere in me una riflessione: a cosa siamo disposti veramente per poter perseguire i nostri sogni? Che cosa siamo capaci di fare veramente per cercare di fare carriera in un ambiente al di sopra delle nostre aspettative?

Simone, infatti, ha rinunciato a tutto per diventare non solo l'assistente ma anche l'unica vera amica di Michaela, alla quale ha addirittura tenuto nascosta l'esistenza della sorella. Si è trasformata in una bambolina pronta a servire e riverire, con un perenne finto sorriso stampato sulla faccia perchè la sua padrona non può e non deve vedere persone tristi al proprio fianco. Ma sta facendo la cosa giusta? 

Non esiste un vero e proprio lieto fine in questa serie. Ed è forse il motivo principale che me l'ha fatta apprezzare così tanto nonostante, a mio avviso, l'epilogo risenta molto di un certo tipo di forzatura, quasi che s'avesse fretta di concludere la faccenda. 

Ho letto che è possibile venga realizzata una seconda stagione, ma su questo sono un po' tentennante. Ci sono storie alle quali, a volte, un punto fermo può solo che giovare. Come in questo caso. E' già bella così.

lunedì 16 agosto 2021

Fox fires

Come nasce l'aurora boreale? Questo bellissimo cortometraggio di Keilidh Bradley lo racconta in maniera poetica e commovente. Alla fine del video non ho potuto trattenere le lacrime.