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domenica 5 luglio 2026

Insulti eleganti del secolo scorso


Sto trascorrendo il weekend scartabellando tra vecchie riviste.

Improvvisamente il mio occhio cade su questa risposta che la redazione del "Radio Orario" nel 1925 ha fornito ad un poco abile solutore d'enigmistica.

Beh... Posso dire una cosa? CHAPEAU 

martedì 5 maggio 2026

Il corteggiamento ed il matrimonio

Di solito si pensa alla primavera come al periodo dei matrimoni. Io invece ho scelto di sposarmi in autunno, appena dopo la celebrazione di Mabon. 

Sì, alla fine io e il Futuro Marito abbiamo deciso che sarebbe il caso di diventare Futuri Sposi! La celebrazione sarà rigorosamente con rito pagano, un centinaio di ospiti, karaoke e tavolate di giochi di società perchè il nostro non sarà un matrimonio normale dove tutti mangiano e si annoiano - o si ubriacano per non annoiarsi.

Ho fatto l'errore di fare un paio di domande sul subreddit dedicato ai matrimoni e un sacco di tizie isteriche mi hanno attaccata dicendo "Ma come ti è saltato in mente? Le persone ai matrimoni vogliono ballare e socializzare!". Tesori miei, se c'è una cosa che non vedrete mai fare a mio padre, con tutto il bene, è ballare. Sta in sedia rotelle, fate vobis. 

Sul socializzare poi lasciamo perdere che i miei amici son quasi tutti misantropi certificati!

Insomma, se voglio organizzare una SCHIFOTOMBOLA il giorno del mio matrimonio, lo faccio. E con gusto pure!

Fatta questa piccola premessa, ho trovato su un vecchio sito non più online questo articoletto dedicato al corteggiamento e al matrimonio ai tempi dei nostri nonni. Oltre a copiarlo su uno dei miei millemila quaderni (io, in casa, ho robe che manco gli amanuensi...), ho pensato potesse essere carino inserirlo sulle pagine del mio blog. Magari avete qualche testimonianza anche voi da aggiungere!

Se fosse stato nero, probabilmente
lo avrei preso così!

Nonna M@ vi vuole raccontare come, ai tempi suoi, avveniva il corteggiamento e piano piano si giungeva al matrimonio; sorriderete certamente nel leggere, ma credete, nei piccoli paesi dove la vita trascorreva con semplicità, un matrimonio era una grande festa, un'occasione per radunare amici e parenti lontani…..

Il corteggiamento delle ragazze si svolgeva con un rito ben preciso.
Il giovanotto al quale interessava una ragazza cercava di farsi notare lanciandole sguardi furtivi ai quali la ragazza faceva finta di non accorgersi.

Molte volte erano le amiche, complici del giovane a dirle dell'interesse che aveva suscitato.

Ad un certo punto, il giovanotto, per sapere se il suo amore era corrisposto, lanciava un sassolino alla ragazza e se lei lo raccoglieva significava che il suo amore era corrisposto.
Ogni paese poi aveva le sue abitudini: ed esempio il lancio di una colomba di pezza che presa al volo significava che il corteggiamento sarebbe andato a buon fine.
Molte volte i matrimoni erano combinati dagli anziani, sovente per unire case e campi e assicurare un certo benessere ai figli che sarebbero nati.
Durante il fidanzamento, il giovanotto poteva andare a trovare la futura sposa tre sere la settimana (I dì 'd marca) ma non poteva stare solo con lei.
Una nonna o zia o i genitori erano sempre presenti alla visita. Ai genitori era affidato il compito della stipula del contratto di nozze in cui venivano elencati i beni e la biancheria che la futura sposa avrebbe portato in dote.
Le ragazze iniziavano a preparare il corredo da piccole. Dozzine di lenzuola, asciugamani, camicie, mutandoni e tutto quanto occorreva per la casa era accuratamente cucito a mano e ricamato.
Ricordo Zia Sandra che, aiutandomi a preparare il corredo di mia figlia mi diceva: "Il corredo della sposa non dovrebbe mai essere cucito a macchina."
Più il corredo era grande più la sposa era gradita soprattutto dalla futura suocera. Le lenzuola erano tessute con la canapa e il lino, molte volte coltivato e lavorato e tessuto dalle donne di casa nei vecchi telai a mano.
Una grande attenzione era posta nella preparazione dei materassi di lana che sarebbero durati una vita intera e usati poi, anche dai figli.
Qualche settimana prima del matrimonio, amiche e parenti della sposa si radunavano a casa di quest'ultima per scardassare la lana da utilizzare per confezionare il materasso nuziale.
Il lavoro, che impegnava tutto il pomeriggio, trascorreva allegramente tra canti, racconti e pettegolezzi; la futura sposa offriva alle amiche nocciole e dolci fatti in casa.

Gli uomini erano esclusi da questa riunione, alla quale erano però ammessi i bambini.
La lana, così preparata, veniva raccolta in un grande lenzuolo, esposta al sole ed infine consegnata al materassaio.
Nelle famiglie più povere i materassi erano confezionati con paglia.
Per i bambini era usanza fare i materassi con le foglie di faggio, resistenti e morbide.

Ogni mattina si mettevano al sole così si asciugavano da eventuali inondazioni notturne.
Le amiche della sposa, terminato il lavoro, si fissavano un appuntamento per il giorno precedente il matrimonio per preparare il letto nuziale che non doveva essere toccato dalla sposa e neppure dai suoi famigliari, prima della celebrazione del rito.
L'occasione era spesso sfruttata per giocare qualche scherzo agli sposi, appendendo dei campanelli sotto il letto oppure preparando il sacco con le lenzuola.
Al rito nuziale seguiva il pranzo di nozze preparato in casa da madri, zie, nonne e gli invitati erano sempre numerosi. Il banchetto si protraeva per tutto il pomeriggio e per buona parte della serata, e sovente gli amici allietavano la notte di nozze degli sposi con serenate.
La sposa il giorno delle nozze riceveva in dono orecchini, spilla, anello e catenella d'oro e quelli erano gli unici gioielli di sua proprietà, che avrebbe ricevuto nel corso della sua vita, salvo quelli ereditati da mamme e nonne.

(articolo tratto dal sito non più online Donneinweb.org) 

lunedì 10 giugno 2024

Piccoli annunci 3

Terzo post dedicato agli annunci della Gazzetta di Venezia. 

Mario avrà trovato il prestito? Frottola avrà iniziato la cura? Piccolo spoiler: in questa puntata abbiamo un colpo di scena inaspettato!

Domenica 7 febbraio 1904

SEMPRE - Vado ogni giorno posta senza nulla ricevere, pigra perchè non scrivi? Bacioti. 

AMOR MIO - Dovrei dirvi una cosa della massima importanza per voi e per me, ma che non posso scrivere. Vi interesserà moltissimo. Se credete datemi appuntamento.

Lunedi 8 febbraio 1904

22 APRILE - Ricordati che voglioti tanto e tanto bene! Vedi spesso 13? Vorrei saperlo. Infiniti, affettuosissimi baci. Sempre tutto tuo. 

GIAPPONE - Ringrazioti cara lettera. Ricordo, ricorderò sempre. Bacioti. Nespola

Martedi 9 febbraio 1904

22 APRILE - Bada che la mia inifinita prudenza l'hai esaurita e che accadranno guai gravissimi per voi che li avete voluti. 

C... - Ammirabile, eloquentissima compartecipazione, ancora attiva, ballo. Auguroti urbani attuali diversivi meglio corrispondano... Sconfortato condizioni, restami ricordare, invidiare. Appassionatamente. Aspasia

Sabato 13 febbraio 1904

SEMPRE - Ricevetti soltanto lettera che prometteva darmi indirizzo mai altre, cercai ogni giorno posta invano, voglioti sempre bene, bacioni lunghissimi.

Domenica 14 febbraio 1904

MATRIMONIO - Industriale serio 29 compropietario avviata importante industria sposerebbe signorina onestissima, dote ventimila contanti. Corrispondesi anche coi genitori, parenti, tutori. Non rispondesi anonime. Scrivere A. B. posta Padova.

AMOR MIO - Per quanto cerchi di dimenticarti non lo posso, ho sempre il pensiero a te mio soave mio unico amore. Mi hai maltrattato ma non ti serbo rancore, questo amore contrastato, violento, crudele ha messo così profonde radici in tutto me stesso che non posso vivere senza anche se mi fa soffire. Non so se mi hai mai amato, ma ti ripeto che ti ho amato, che ti amo come di più è impossibile e che mi hai straziato. 

CRISANTEMO - Attesa poterti presto abbracciare invioti baci caldi, ardenti, appassionati. 

BEBE' - Scrittoti. Impensierito senza risposta. Riscrittoti fermo posta solite iniziali numero. Pregoti ritirare. Bacioti fortemente ripetendoti espressione fortissimo affetto. Tuo.....

Lunedi 15 febbraio 1904

22 APRILE 97 -  Scrivimi subito o mandami almeno giornale segnato. A voce dirotti poi perchè. Baci, abbracci. Sempre tutto tuo.

TROTTOLA - Sono ben lungi dal dedurre bene dal comportarti meco in questi ultimi tempi. Spero anzitutto però che tua salute sia sempre stata ottima. Sono oltremodo desideroso della verità sullo stato del tuo animo. Fui ammalato; fra giorni lascio solita residenza; andrò a casa, ove, se ancora mi rammenti, potrai indirizzare lettere, che io ansioso attendo. In me nulla di variato, nulla di diminuito; sempre tuo più che mai. Affettuosi... Ardenti...

Mercoledi 17 febbraio 1904

MARIO - Sono arrivata. Mi diverto ma ricordo continuamente il mio tesoro. Ti raccomando giudizio. Aspetto lettera dove intesi. Bacioni affettuosi. 

Venerdi 19 febbraio 1904

FROTTOLA - Tesoro mio. Abbiti miei affettuosissimi auguri lietissima ricorrenza. Informami epoca tua partenza, fissa giorno vedersi. Ti bacio tanto, tanto. 

C... - Apprezzai inaspettata provenienza emozionante. Invidiai, rimpiansi. Puntini, dopo sempre, confortantissimi. Scrivendomi politica spiegasti tutto. Galeotta politica!!.. Rammentami. Appassionatamente. Aspasia

Sabato 20 febbraio 1904

STELLA - Che non ritorni più la sospirata occasione di rivederti? Prego scrivermi. Quanto soffro lungi da te, creatura adorata!

AMOR MIO - Grazie per le tue parole pietose. Come ti ho cercato in questi giorni, tu sei il mio sorriso, la mia vita. Spero sempre e la speranza mi rincora; lo ripeto ti ho amato e ti amo come di più non si può amare. Ho bisogno di vederti. Sabato sera andrò dove sai. Lunghi baci. 

Lunedi 22 febbraio 1904

CERCASI persona seria disponibile duemila onde associarla subito lucroso sicuro affare. Devalle, posta, Venezia. 

22 APRILE 97 - Ricordoti sempre ore stabilite. Voglia immensa vederti, baciarti. Spero presto. Bene inesauribile. Bacioni lunghissimi! Sempre tutto tuo.

Martedi 23 febbraio 1904

AMOR MIO - Che patimento questa mattina. Tu gli sorridevi, questi sorrisi mi entravano come lame nel cuore. Forse non mi hai nemmeno visto, che cosa te ne importa più di me? No io non posso più continuare così, come sarei felice se potessi dimenticarti. 

C... - Politica, religione combinatosi alternano balli, benedizioni, viaggi. Risposi, diecinove. Saluto ritorno doppiamente, infinitamente emozionante. Riconoscentissima. Fosse così????? Indissolubilmente. Aspasia

C.R. - Risparmiate lusinghe. Datemi prova chiesavi parecchie volte, dandomi conforto nel credere corrisposto l'affetto mio! Non schermitevi se avete stima in me. Nulla chiedo, nulla voglio. Addio

lunedì 3 giugno 2024

Piccoli annunci 2

L'anno scorso avevo aperto una rubrica dedicata ai piccoli annunci trovati sulla Gazzetta di Venezia (qui il post da cui ha avuto inizio tutto). Poi, tra una cosa e l'altra non avevo proseguito.

Beh, proseguirei, che ne dite? Ho in serbo anche la terza parte!



Mercoledi 27 gennaio 1904

MATRIMONIO - Signore privo conoscenze desideroso ammogliarsi corrisponderebbe con signora seria disposta consigliarlo indicandogli, o qualsiasi modo aiutandolo suo scopo. Egli trovasi ottima posizione sociale, serio, educatissimo, aspetto piacente, 35 anni, buona famiglia, reddito professionale 4-5000 oltre patrimonio proprio. Scrivere cassetta postale 8, Padova.

DOLORATISSIMA mancanza tue nuove, torturami dubbio essere dimenticata. Di me vivi sicuro: conservo imperitura fede giurata. Tantissimi. Stella

LEGGIMI in cuore, adorata: capirai il tormentoso, ardente, inestinguibile mio amore, vedrai quali voti faccia oggi per te. Stella

PERFEZIONE - Seccata mai, felice sempre di leggerti. Non sempre le tue risposte intuiscono il mio pensiero. 

OMELIA - Le prestazioni della tua amica meritano compenso. A tal scopo dovreste assegnarle una pensione annua, ed io mi terrei fortunata che il mio infortunio avesse coadiuvato a lenire la miseria d'una infelice. 

Giovedì 28 gennaio 1904

TOSCA - Scriverti temo ritardo posta possa comprometterci. Arrivederci prestissimo. Ti bacio amor mio. H. e V. 

PENSIONATO bella calligrafia, buone referenze, ricercasi per modesto impiego commerciale. Dirigere offerte casella postale 102 Venezia.

Venerdi 29 gennaio 1904

MATRIMONIALI - Desideriamo spiegazioni in merito all'avviso inviatoci. H. e V. 

Sabato 30 gennaio 1904

MATRIMONIALI - Si diffidano avvisi qui comparsi. H. e V. 

ROSA - Sto bene. Infiniti. Giulio

MARIO - Ricevetti. Girai inutilmente ieri. Spero vederti oggi e spiegarti tutto. Sta sicuro tutto mio amore. Baci.

FROTTOLA - Grazie ancora una volta e perdonami se fui ingiusto. Tua eloquenza tuoi baci mi fecero tutto dimenticare ridonandomi calma, tranquillità, pace. Nuovamente pregoti iniziare subito cura consigliatati, fallo per me, eviterai, sono certo, conseguenze future, pericolose. Non venire domenica mattina. Sono costretto assentarmi vari giorni. Impossibile rimandare dipendendo forse mio avvenire. Pensami sempre. Ti bacio tanto tanto. 

Lunedi 1 febbraio 1904

22 APRILE - Amoti, pensoti, ricordoti, continuamente, fortemente, quanto più non potresti desiderare. Ricordati! Un milione di baci! Sempre tutto tuo.

Martedi 2 febbraio 1904

IMPORTANTE fabbrica di colori di anilina cerca viaggiatore tecnico. Inutile presentarsi senza buone cognizioni di chimica ed estesa pratica di tintoria. Dirigere le offerte dettagliate cassetta 7 N Haasenstein e Vogler, Milano

BIONDA - Domenica percorremmo stazione Rialto poi seguii riva opposta. Se apparenza mia non avversa felicissimo ricevere una parola accennante ora incontro. R.C.A. posta stazione Treviso.

Giovedi 4 febbraio 1904 

SABATO SERA dal Teatro Goldoni a S. Zan Degolà venne smarrita una broche d'oro rotonda con una mosca rilevata in zaffiri ed amatiste. A chi, trovandola, la portasse in Riva del Vin, Calle del Cinque N 622 dal Sig. Ernesto Gussoni, verrà dato Lit. 15 di mancia. 

C... - Ricordo attuale tuo, fosse pure inganno pietoso, continuamelo pietosamente. Confortommi risposta simbolo gentile inesorabile fato avvincemi...!!! Appassionatamente sempre. Aspasia

AMOR MIO - Non posso esprimervi il sentimento provato. O vi piace martorizzare il mio cuore e avete torto o sentite di non amarmi tanto da poter affrontare la mia passione ed allora avete ragione. Siate franca e ditemelo. Venerdì sera come l'altra volta. 

Venerdi 5 febbraio 1904

SANTA CONTROVERSISTA - Afferro la penna con la furia o la precipitazione che m'ivaderebbe la fibra se fossi sul punto di dare un bacio al mio amore. Io mi sento benificato da voi per tre volte. E piango, piango di compiacenza. Volevo salire in alto per la strada del sacrifizio e della rinuncia, avendo detto a me stesso che la dignità umana è la più alta cosa dei mondi. Ma la vostra poesia è ancor tutta nel cuore, o io vi amo d'amore come donna dei sogni, come sposa della speranza, come madre del conforto. Porgetemi una mano. E per la grazia vostra io affronterò ogni lotta, anche del ridicolo. 

Sabato 6 febbraio 1904

500 lire prestito persona seria, Offerte Mario fermo posta Venezia.

FROTTOLA - Tesoro mio. Ritornai stamattina contentissimo esito ottenuto: spero assicurata carriera avvenire. Pregoti scrivermi subito, come stai, se iniziata cura. Fissa giorno parlarsi. Ti bacio lungamente affettuosamente. 

AMOR MIO - Siete cattiva, mi avete distrutto, giuro su ciò che ho di più sacro che vi amo come di più si può amare. Addio pensate qualche volta a me. 

sabato 21 ottobre 2023

Qualche Halloween fa... Ma stavolta senza salti dalla sedia

Ok, ammetto di esserci andata giù pesante con il post di ieri! 😎
Mi faccio perdonare con un'altra carrellata di foto, questa volta prometto che saranno una delizia per gli occhi. Certo, in confronto a quelle precedenti ci vuol poco eh... 











E siccome anche ieri ho chiuso il post con una chicca, oggi lo farò con questa foto della bellissima, stupenda, favolosa Clara Bow. Vi dice qualcosa il nome di questa attrice? Forse sì: l'animatore Grim Natwick si ispirò a lei e ad Helen Kane nella realizzazione di Betty Boop.





venerdì 20 ottobre 2023

Qualche Halloween fa...

Vi sono mai capitate sott'occhio alcune vecchie fotografie in bianco e nero relative ai costumi di Halloween di "qualche" anno fa? E non vi hanno, per caso, messo addosso una certa inquietudine?

Sarà per il bianco e nero, sarà perchè tutto sommato non sappiamo chi siano i soggetti ritratti e, di conseguenza, aleggia quell'alone di mistero in più...

Di seguito una carrellata di costumi inquietantissimi. Post non adatto ai deboli di cuore! 
(Davvero... Io vi ho avvisati)

















Bonus: questa mi ha fatto ridere tantissimo. Credo che sia una zanzara.





venerdì 14 aprile 2023

Le donne del Titanic

Scalinata della prima classe del Titanic

L'11 aprile del 1912 partì dal porto di Southampton il transatlantico più lussuoso ed imponenete della storia: il Titanic. Proprietà della White Star Line, già "mamma" di altri colossi quali l'Olympic ed il Britannic, si proponeva come nave velocissima, puntuale, sicura ed opulenta. 

Ahimè, la storia non diede loro ragione: nella notte tra il 14 ed il 15 aprile 1912, proprio durante il viaggio inaugurale, a seguito di un urto contro un iceberg, affondò. Solo una minima parte dei passeggeri riuscì a salvarsi, a causa soprattutto del numero insufficiente di scialuppe. 

La storia la conosciamo tutti, chi dai libri, chi dai documentari, chi dai film (tra tutti mi piace ricordare quello di James Cameron), e non è propriamente di questa che voglio parlare.

Dopo aver ritrovato diversi documenti dell'epoca (e per questo non smetterò mai di ringraziare tutte le emeroteche d'Italia che mantengono viva e disponibile a tutti la storia mondiale tramite digitalizzazione dei quotidiani di due secoli!) ho deciso di riportare le testimonianze - dirette o indirette - legate ad alcune donne presenti sul Titanic. Sono testimonianze che non si torvano su alcun sito online, a meno che non si voglia farsi gli occhi a punta di spillo come ho fatto io per questa ricerca. E' un ricordo importante a cui è giusto, in un infausto anniversario quale quello di oggi, dare risalto.

"Alcune donne rifiutarono di entrare nella scialuppa. I loro mariti ve le dovettero spingere. Molti uomini erano in abito da società. Un superstite, col quale ho parlato, mi ha detto di aver veduto al momento di lasciare il Titanic il finanziere Isidoro Strauss, il quale stava spingendo la propria moglie entro una scialuppa. Ella, però, insistette per rimanere con lui.[...] 
Altri superstiti narrano che il miliardario Astor tenne fra le braccia per alcuni istanti la moglie e la baciò prima di farla scendere in una scialuppa. Poi egli rimase in piedi sulla tolda e dopo aver fatto un saluto militare si volse indietro a prendere il suo posto nella nave che affondava. 
Una vecchia signora narra che l'urto avvenne alle 23.35 di domenica sera. Le donne e i fanciulli entrarono nelle scialuppe alle 0.45. Il Titanic affondò verso le 2 e il carpathia raccolse i naufraghi delle scialuppe alle 8.30. "Noi - dice ella - fino all'alba gemevamo di non poter essere salvati. Le nostre sofferenze sono state indescrivibili." (Corriere della Sera, 19 aprile 1912)

"Lady Duff Gordon ha lasciato il Titanic in una delle ultime imbarcazioni. Essa dichiarò che scoppiò un tumulto quando parecchi uomini volevano salire a viva forza nei battelli di salvataggio. Il capitano smith dovette respingerli a colpi di rivoltella. Alcuni di essi furono anche uccisi a pugnalate. Quando l'imbarcazione in cui si trovava la signora Gordon si allontanò dal Titanic un uomo tentò di precipitarvisi ma fu ucciso a colpi di rivoltella e cadde morto ai piedi della signora Gordon" (Gazzetta di Venezia, 20 aprile 1912)

"Miss Alice Leardes, dottoressa in medicina di New York, che si trovava nella stessa scialuppa della contessa Rothes, racconta che la contessa, espertissima nella manovra del timone, essendosi accorta che gli uomini erano assai meno esperti di lei, prese il comando della scialuppa e parecchie altre donne si misero a remare, mentre i commessi di bordo rimanevano tranquillamente seduti alla estremità della scialuppa.
In un'altra scialuppa una signora tenne abbracciato il suo cane ed essa rifiutò di lasciarsi portare a bordo del Carpathia se non le promettevano di far salire prima anche il cane. Miss Leaders riferisce che un'altra signora rifiutò di lasciare il Titanic perchè le si era rifiutato di prendere seco il cane. 
La signora Gordon invia da New York un dispaccio in cui fa la descrizione della collisione del Titanic con l'iceberg e della partenza del battello di salvataggio. 
- Udimmo - essa dice - parecchi colpi di pistola. Alte grida furono emesse dai passeggeri sul ponte posteriore. Il vapore si alzò in aria con una esplosione, e poi ricadde; le grida continuarono quando dopo una nuova e forte esplosione la prua affondò. La parte posteriore salì ad un centinaio di piedi in aria, poi scomparve lentamente come se una grande mano l'avesse spinta docilmente sotto le onde. Ci trovavamo alla distanza di trecento metri dalla nave: per un momento regnò il silenzio, ma subito dopo dalla località dove aveva galleggiato il Titanic si levarono grida e urli che continuarono almeno per un'ora. Le ultime grida furono emesse da una voce di uomo che diceva: Mio Dio! Mio Dio!" (Gazzetta di Venezia, 20 aprile 1912)

"Sbarcando dal Carpathia la signora Astor che contrariamente alle notizie sparse nel primo momento è viva, ha detto che poteva ricordarsi tutti gli episodi del disastro, soltanto non ricordava come fosse morto il marito. Ricorda soltanto che nella confusione, mentre essa stava per entrare nella scialuppa, il colonnello le era vicino. Poi a quanto pare la signora svenne. Quando riprese i sensi, il Titanic era già scomparso nell'abisso. 
Ma di altri superstiti ricordano di avere veduto il colonnello apririsi la strada fra la folla dei passeggeri immobilizzati dal panico, portando a braccio la moglie fino alla scialuppa. Aiutò la moglie ad entrare nel battello, quindi rivoltosi al secondo ufficiale chiese il permesso di mettersi in barca con la moglie. 
- No, signore, rispose l'ufficiale, nessun uomo può scendere nelle scialuppe finchè le donne non siano tutte al sicuro.
Quando la barca che portava la moglie si allontanò, il colonnello salì sul ponte di comando, da quell'altezza mandava baci alla moglie, che priva di sensi non poteva vederlo. Rimase così ritto in piedi presso il ponte di comando fino all'ultimo, poi precipitò a capofitto nel mare e scomparve. 
L'episodio più commovente del naufragio fu la disperata energia colla quale la signora Strauss rifiutò di separarsi dal vecchio marito, uno dei più ricchi finanzieri di New York. I due coniugi morirono insieme abbracciandosi in una cabina del Titanic." (L'Ora di Palermo, 20 aprile 1912)

"La signora Marvin, una sposa di 18 anni in viaggio di nozze che ha perduto il marito, dice di aver veduto il maggiore Butt, aiutante di Taft, armato di una sbarra di ferro far argine contro un gruppo di ossessionati che tentavano impadronirsi di una barca. [...]
La signora Marvin, mentre la barca nella quale aveva preso posto scendeva, ricevette in grembo, gettata dal ponte della terza classe, una bambina francese, di cinque anni, che tenne presso di sè curandola e consegnandola qui al Comitato di soccorso." (Corriere della Sera, 20 aprile 1912)

Chiudo con una delle testimonianze più toccanti, ma fortunatamente con un lieto fine: quella di un bambino. 

"Ecco come fu fatto il racconto del disastro dal bambino Bob, superstite, di 5 anni, figlio dei signori Washington Dodge di San Francisco. 
"Ho salvato la mamma - ha dichiarato egli. - Quando si disse a bordo che le donne dovevano partire con i bambini, la mamma dovette prendere posto in una imbarcazione con me. Se io non fossi stato insieme a lei, essa sarebbe rimasta con papà e non avrebbe potuto essere salvata. 
Io dissi: "Arrivederci, papà, ci ritroveremo più tardi." Quando mio padre mi mise nella imbarcazione baciandomi, il battello si allontanò e allora vedemmo il Titanic affondare con un grande numero di persone che si trovavano a bordo, dove erano rimasti anche i miei giuocattoli. 
Mi si mise poi in un sacco e mi si innalzò a bordo dell'altra nave (il Carpathia). Era tanto bello. Volevo che mi si facesse discendere nello stesso modo quando giungemmo a New York, ma non lo si volle."
I genitori del piccolo Bob si sono pure salvati." (Corriere della Sera, 28 aprile 1912)

venerdì 17 marzo 2023

Piccoli annunci

No, non ho deciso di pubblicare annunci sul mio blog. Anche se ammetto che non sarebbe male aprire una paginetta simile. Ricerca di amici di penna/mail, scambio cartoline, messaggi (positivi!) più o meno anonimi ad altri blogger... Se volete la facciamo e metto il mio indirizzo mail a disposizione 👀

Comunque, idee malsane a parte... Avete presente le pagine della posta? Fino a una quindicina di anni fa (forse anche un pochino di più) erano un must all'interno di ogni rivista che si rispettasse. Credo che, attualmente, rubriche di questo tipo siano rimaste solamente su Cronaca Vera ma correggetemi se sto dicendo una fesseria. 

Oggi dedico una paginetta ad alcuni dei più interessanti annunci (lavorativi e non) pubblicati sulla Gazzetta di Venezia nel 1904. Chi, tra gli autori di questi messaggi, vi piacerebbe contattare per poterne conoscere la storia?

Vi avverto che ci sarà anche un seguito a questa rubrica... E potrebbero esserci grandi colpi di scena! Ricordatevi bene tutti i nomi!

Sabato 16 gennaio 1904

VAINIGLIA - Ricevuto, capito tutto, lunedì farò quanto mi dici. Strega

Domenica 17 gennaio 1904

CORRISPONDENTE praticissimo italiano, francese, tedesco, coltissimo, esperto cerca dignitosa occupazione presso seria ditta o giornale. Un mese prova. Ineccepibili referenze. - Scrivere n. 187 V Haasenstein e Vogler, Venezia.

VENTIDUENNE pratico viaggerebbe proprie spese Italia per smercio seri articoli verso provvigione conveniente. Disponibile primo Marzo. Scrivere B. M. 123 Posta, Venezia.

AZZURRO - Grazie cartolina, quando avrò lettera? Vivo in te sempre con immenso amore ed in certi istanti l'intensità del desiderio d'esserti vicino è tale che diviene atroce tortura. Lo vorrei tanto, amore mio! Quando sarà? E poi temo tanto che tu giudichi e pensi male, ora che vorrei provarti sempre più forte il mio amore! Scrivimi che credi in me e ami chi ti bacia con passione! Ti prego di rassicurarmi che hai letto queste righe. 

ROSA - Perdonami. Lunedì troverai. Tuo Giulio

CLEO - Grazie tutto prevennemi. Indicami come indirizzarti lettera. Arrivederci prima domenica febbraio. Amoti. Bacioni ardentissimi. 

AMOR MIO - Ti ricordi: io dissi non ti lascerò mai sarà l'ultimo mio amore. Tu dubitasti ed allora abbiamo giurato di amarci sempre: non fui io lo spergiuro. Tu scrivi: non fu che un capriccio, che cosa hai nel cuore e mi offendi e mi fai soffrire; sì fammi soffrire, per te amo anche soffrire e se [parola illeggibile] come. Dunque è proprio finito, non mi ami più, io continuerò però a spiarti, continuerò a cercare i tuoi scritti, chissà che un giorno pensi a colui che ti dava tutto che ti sacrificava tutto

Lunedi 18 gennaio 1904

PATRONATO di collocamento "Delle Amiche della Giovinetta" aperto tutti i giorni feriali dalle ore 10 12 e 2-4, Fondamenta Dai, S. Marco.

GERMANICO colto dà lezioni tedesco, francese, italiano. S. Benedetto, calle del Magazen 3768.

Martedi 19 gennaio 1904

22 APRILE 97 - Lontano da te mi sembra di essere morto! Ti ho pensato continuamente. Raccomando scrivimi presto. Baci, pensieri affettuosissimi. Sempre tutto tuo.

Mercoledi 20 gennaio 1904

AMOR MIO - Assolutamente no, ma dimmi perchè non mi ami più, cosa ti ho fatto se non amarti svisceratamente. Non [parola incomprensibile] che ti amo in modo folle, non capisci che arrischio di perdere la testa. Dimmi almeno che non ami altri, dammi almeno questo conforto te ne supplico.

SEMPRE - Grazie fiori che ricevo regolarmente, addebitameli pure. Impossibile sabato, conosci motivi. Saluti, baci... Tea

Venerdi 22 gennaio 1904

E.V. - L'altra sera pregaiti brevissimo colloquio. Non potesti? o non volesti? Pregoti ritirare lettera fermo posta vecchio indirizzo. Lo farai? G.

CLEO - Ricevuto cartolina. Manda fine mese ritirare lettera tue iniziali. Sei adorabile. Milioni baci. 

DESTINATA provarmi verace amicizia... soltanto, ringrazio sinceramente affettuose parole, sperando essere ammesso esprimervi personalmente riconoscenza, ricambio affetto, perenne amichevole ricordo.

DITTA importante cerca giovane buona condotta con bella calligrafia per praticante. Posta restante J. R. 

Sabato 23 gennaio 1904

C. B. - Non curando affetto che deve importarvi rimanente? Non illudendomi più cerco dimenticarvi, avendo sofferto troppo avvelenando esistenza. Abbiatevi dal canto mio ogni bene. Vi saluto.

Domenica 24 gennaio 1904

C... - Mio silenzio ricambiato dipende timore importunarti... Io, indissolubilmente, appassionatamente. Rattristami, sconfortami, condizione Fatalità inesorabile!! Aspasia

CRISANTEMO - Sempre lo stesso. Amo, ricordo, penso, bacio, voglio te. 

E.V. - Perchè giudicarmi così severamente? Come possibile supporre non curi affetto? Mi auguri ogni bene; com'è possibile ciò senza tuo bene? Ti scongiuro ritira lettera. Tanti baci, li accetti?

22 APRILE - Lessi graditissime parole, pagina ingommata. Scrivendo a P... intendo scrivere a te, Ricordami! Mille bacioni. Sempre tutto tuo. 

ROSA - Sì, verrò. Martedì troverai. Come ti amo. Giulio

Martedi 26 gennaio 1904

MARIO - Non avendo nulla rimproverarmi comincio essere foscata irrazionevoli capricci. Quando vorrai vedermi scriverai ma credi non è questo il modo far crescere amore. 

FROTTOLA - Quel giorno credetti prudenza evitare impostazione, forse dovevo avvertirti, ma sempre speravo ricevere nuove istruzioni. Persistendo tuo silenzio capisco non abbisogni più neppure mio consiglio. Meglio così, però credo sarebbe bene tu l'avessi letta; tu forse non pensasti conseguenze future. Non volendo, non potendo ritirarla parla prima occasione mia amica t'informerà esattamente. Ricordati che io ascolterò tue raccomandazioni ad una sola condizione. Restituiscoti tuo bacio con tutto il cuore. cuore...

giovedì 9 marzo 2023

Sopra il Piede di una Danzatrice

Oggi vi propongo queste rime scritte da Aloisio Pico in memoria di una ballerina spentasi nel nosocomio di Padova. 
La composizione è del 1893, anno in cui presubilimente la protagonista di tale opera è venuta a mancare.

dipinto di Annet Loginova


SOPRA
IL PIEDE DI UNA DANZATRICE
MORTA NEL NOSOCOMIO DI PADOVA

Povero piè! quanta pietà mi desti,
Così diserto dalla tua Signora!
Con quanto affetto al Cielo invan chiedesti
Di riposar con ella, e il chiedi ancora!

Da quel giovin segato, invano avesti
Quella forma gentil che si ti onora;
Chè trarrai solitario i giorni mesti
Fin che batta sul mondo l'ultim'ora...

Pur tornerai alla bella persona
Di lei che forse non sarà rejetta;
E' grande, Iddio, e volentier perdona. 

E agiteratti a danze celestiali
La giovane redenta e benedetta
Tra gli amplessi degli angioli immortali.

Non sono riuscita a trovare altre informazioni relative all'autore della poesia, nè in merito alla compianta ballerina. Quel che più mi dà da pensare è lo spirito con il quale tale componimento sia stato scritto. Pare quasi che la protagonista abbia avuto una vita tormentosa, peccaminosa: "Pur tornerai alla bella persona di lei che forse non sarà rejetta. E' grande, Iddio, e volentier perdona".

Da una parte ricordo che, a quel tempo, la danza era mal vista e mal considerata dai più bigotti. 

Mi piace però pensare che Iddio abbia voluto perdonare ben altro a questa danzatrice: ad esempio, l'aver torturato quel povero piedino, togliendogli "quella forma gentil che si ti onora". O, forse, l'aver abbandonato il tetto coniugale a seguito di un rovinoso matrimonio, per poter ritrovare la libertà volteggiando sulle punte leggera, tanto sul palco quanto nella vita dìogni giorno.

Quale che sia il "peccato", in queste parole vi leggo ugualmente tanta tenerezza. 

giovedì 16 febbraio 2023

Ritorni a sera

Ma non la sentite anche voi quest'aria ormai primaverile? Oggi, causa febbre, non sono andata al lavoro ed ho trascorso la giornata in piena nullafacenza. Anzi, no, diciamo che ho ripreso a rimescolar le vecchie carte (attualmente solo quelle digitali) alla ricerca di qualcosa di particolare da condividere sul mio blog. 

Beh, l'ho trovato. E' una bellissima poesia di Angelina Zucconi, lettrice della rivista Cordelia (un giorno, prometto, ve ne parlerò!) e pubblicata nel n.5 del 1932. 

Oh dolce tornare la sera,

tornare da strade lontane, 

assorti, tra un cantilenare di liete campane. 

Tornare la sera, nell'ora

che l'aria sa un po' d'abbandono,

e il cuore non chiede alla vita che un lungo perdono. 

Io amo la limpida gioia,

che dai tu, mia sera, al tormento

di un giorno trascorso da soli tra il pianto del vento.

La voce che canta: ritorna

che è l'ora, ed il mondo è già nero,

già torbido d'ombre, e sei sola tra tanto mistero.

Le stelle ci vedono allora

tornati da strade lontane, 

raccolti, tra un cantilenare di liete campane.

Chi narra il tormento d'un ansia,

chi l'ombra d'un muto rancore

chi un'ora di gioia, chi l'eco di un cupo dolore. 

E grande è la pace, che stilla 

nell'anima, come un'occulta

sorgente, tra i sassi muschiosi, lontano singulta. 

Ma il cuore, in un attimo solo

di sosta, il tormento di un'ora

dimentica e avido aspetta che sorga l'aurora.

Chi sogna i motori d'acciaio,

chi il mare e un abisso profondo

d'azzurro, chi pensa alle strade infinte del mondo.

E Loro no, sognano i bimbi

più nuovi alla vita, chè forse 

nel cuore son stanchi di tutte le strade percorse.

Ma a sera, nel quieto mistero,

la pallida stella che cade 

a tutti promette la gioia di tutte le strade.





Verosimilmente, i versi potrebbero appartenere alla poetessa ternana Angela Zucconi, colei che l'anno successivo avrebbe pubblicato la sua prima raccolta  "Viaggi senza approdo". 

martedì 8 febbraio 2022

Il bucato delle fate - Maurine Cahill

Ieri pomeriggio ho iniziato a sentire un leggero odore di primavera nell'aria. Anche se manca ancora un mesetto e mezzo all'arrivo di una delle mie stagioni preferite (l'altra, ormai lo avrete capito, è l'autunno) ho pensato di omaggiarla regalandovi questa poesia assolutamente inedita. 

E' stata scritta da Maurine Cahill, 13 anni, giovane lettrice del "The Australian Women Weekly", e pubblicata sulle pagine della rivista il 2 settembre 1933. 

The fairies did their washing

In the rose-cups late last night,

I saw them from my window,

When the moon was shining bright.


They had gowns of finest spider's web

And shoes of roseleaves green,

It was the prettiest moonlight sight

That I have ever seen.


Then in the morning when I woke,

Before the sun was high,

I saw their fairy washing

Spread on bush and grass to dry.

Le fate facevano il bucato

la scorsa notte dentro le coppe delle rose,

le ho viste dalla mia finestra,

mentre la luna splendeva in cielo.


Avevano abiti fatti della più fine tela di ragno

e scarpe fatte con le verdi foglie delle rose,

è stata la visione più deliziosa che io abbia mai avuto

al chiaro di luna.


Poi al mattino quando mi sono svegliata

prima che il sole fosse alto nel cielo,

ho visto il loro bucato fatato

steso ad asciugare su erba e cespugli.

domenica 23 gennaio 2022

Storia d'un abitino di bambola

Non so voi ma a me questo gennaio ha messo addosso un sonno e una stanchezza pazzeschi. La sola cosa che vorrei fare in questi giorni sarebbe dormire, dormire e magari anche...  Uhm, l'ho detto "dormire"? Ma poichè non è possibile visto che s'ha da portare a casa la pagnotta, faccio sforzi sovrumani per tenere gli occhi ben aperti e non cadere tra le braccia di Morfeo. Anche perchè poi il moroso si ingelosisce di tutta sta confidenza con zio Morfy.

Ultimamente sto trovando un sacco di cose bellissime online provenienti da vecchie riviste e libri se possibile ancor più vecchietti, e proprio ieri sono incappata in un tenerissimo inedito scritto da Ada Negri e apparsa su "Il corriere dei piccoli" del 27 dicembre 1908. Si intitola "Storia d'un abitino di bambola" e mi ha colpita moltissimo.

Cari bambini dovete sapere che io ho una figlietta. Questa figlietta è molto bruna d'occhi, di capelli e di carnagione, eppure - vedete i capricci dei nomi!... - si chiama Bianca. È molto alta e forte pei suoi dieci anni; ma gioca ancora - e assai volentieri! - alla bambola. Ne ha una tribù: bionde, castane, vestite di rosso, d'azzurro, di bianco, alte, piccine, in costume di zingara, di montanina, di ciociara. E le veste e le sveste e fa loro recitare certe commediole che inventa lei, dove hanno parti d'importanza straordinaria, re e regine, dame e cavalieri, paggi e mendicanti. Ora avvenne che, essendo noi andate ai bagni di mare, la scorsa estate, nel baule di Bianca non fu messa che una sola delle sue bambole: bellina, bionda, con un sorriso immobile e pieno di meraviglia: ma... in camicia! Quando si dice la fortuna...! Bianca ha una mamma che non è punto nata, lei, per far vestitini alle bambole, ma nello stesso albergo era giunta, proprio quand'erano giunte loro, una signora molto bella e molto buona (non pare un racconto di fate?) che volle preparare alla Bianca una gentile sorpresa. 

Chi dava alla dama dal classico viso un po' stanco tanta tenerezza pei fanciulli, un sorriso così dolce e così penetrante quando parlava con essi, e un desiderio così materno di lavorare per la loro gioia?...

Certo la vita, che per molti è aspra, difficile e piena di segrete tristezze, di lagrime nascoste, aveva insegnato a quella nobile anima che nulla è più sereno, più riposante dell'infanzia, nulla è più degno di simpatia del cuore di un bambino. 

Così essa amava anche le bambole, e le vestiva come figurini di Parigi - e così si compiacque di vestire la bambola della mia Bianca, se sapeste, bambini!... - con un leggerissimo abitino stile Impero, di batista e trine bianche, fermato alla spalla da nodi di nastro rosa; e le mise in capo un gioiello di cuffia rosa, dopo averla pettinata alla moda, con due choux rosa ai lati della fronte, fra i riccioli d'oro.

Poi mi chiamò da parte, e mi disse colla sua voce piana: - Non dia subito la bambolina alla Bianca; gliela metta sul guanciale quando sarà addormentata; così lei, svegliandosi, crederà all'opera di una data...

Ma fu allora che accadde proprio l'incantesimo. Fra la signora sorridente e me commossa, la bambola, bellissima nel vaporoso abitino Impero, improvvisamente parlò. 

Parlò?... Sì, parlò. Parla il telegrafo senza fili attraverso l'oceano; possono ben parlare le bambole. E la piccola bionda disse, rivolgendosi alla signora, parole d'ingenua dolcezza, con la voce senza timbro che non si ode che nei sogni; e noi, stupite, ascoltammo la musica stranamente soave che pareva venisse da un mondo ignoto. 

Ed io, la sera, trascrissi per voi, cari bambini, ciò che disse la bambola, mentre essa riposava sul guanciale accanto alla mia Banca addormentata, e dal terrazzo aperto veniva il respiro del mare, che culla così bene i sonni dei piccoli... e dei grandi. 

PARLA LA BAMBOLA 

Contessa, poi che in Vostra cortesia con mussola e con trina 

vestir voleste la miseria mia di bambola piccina,

per dirvi - grazie - io diverrò d'incanto quella che, fina e bionda,

con Voi prima divise il riso e il pianto de l'infanzia gioconda:

diverrò pei Vostri occhi, a l'improvviso, la bambola d'allora.

Rivivrete quel tempo e quel sorriso, oh, non fosse che un'ora:

i canti, i giochi, i bei capelli sciolti a onde su le spalle,

le pazze corse tra i querceti folli ad inseguir farfalle:

i frutti morsi, i fiori colti, i cieli puri dei puri giorni:

l'innocente bellezza in cui ti veli, tempo che non ritorni:

l'ombra del sogno che V'arrise allora e così dolce fu...

Io non son che una bambola, Signora... 

... non posso fare di più.


Ebbene, io nella figura della buona signora ci ho rivisto un richiamo ad una spiritualità profondamente legata al divino femminile - ed Ada Negri, in effetti, era molto devota alla figura della Madonna, tanto da essere solita regalare rosari alle persone a lei care. Non solo: vi è anche un secondo richiamo, più forte ancora, ed è quello che ci ricorda di continuare a nutrire, amare e sostenere la nostra bambina interiore. Lo leggiamo nelle parole della bambola che, dopo aver ricevuto un nuovo vestito (simbolo dell'inizio di una nuova vita) fatto apposta per lei, ringrazia la contessa ricordandole le meraviglie dell'infanzia. E' vero che non potrà riportarla indietro nel tempo facendola fisicamente ringiovanire, tuttavia il dono che le fa è altrettanto potente: farle rivivere, anche se solo per un poco, le emozioni, i sapori e i profumi della fanciullezza. 

Voi preferireste tornare indietro nel tempo e ringiovanire oppure tenervi stretta la vostra età ma vivere ogni giorno con la meraviglia, l'innocenza e la gioia dei bambini? Io ci tengo alla mia pellaccia e a far sparire rughe e capelli bianchi, ma ammetto che la seconda opzione mi alletti molto di più. 

venerdì 21 gennaio 2022

Fred in the Land of Magic, di C. Marshall - episodio n.1

Come annunciato in precedenza, a partire da oggi pubblicherò sul mio blog alcune perle di narrativa e di saggezza estrapolate da vecchie riviste dimenticate e ripescate in varie biblioteche online. Ho pensato fosse giusto dare la precedenza a "Fred in the land of magic", storia a puntate scritta da C. Marshall e apparsa su "The Australian Women Weekly" tra il 1933 ed il 1935. Ho setacciato a lungo il web e non mi risulta ne sia mai stata fatta una traduzione in italiano. 

Non sono cera che questa sia la primissima puntata dal momento che online non ho trovato traccia di episodi precedenti, pertanto se qualcuno avesse notizie più precise me lo scriva pure nei commenti!

Per il resto spero tanto che le avventure di Fred e Tony vi facciano divertire e che possiate apprezzare questa mia traduzione, amatoriale ma fatta con il cuore.

* * *

Era ormai scesa la notte. Due solitarie figure, uno sfinito ragazzino di dieci anni ed un cagnolino, osservavano attentamente la boscaglia alla ricerca di un punto di riferimento familiare e che li aiutasse a ritrovare la strada di casa.

Si erano persi. Scure nubi si raccoglievano in cielo mentre il rombo dei tuoni lacerava l'aria. Il ragazzino si chinò e prese tra le braccia il cucciolo, continuando a guardarsi attorno. Improvvisamente emise un gridolino di gioia: corse attraverso uno stretto sentiero che fino a quel momento non aveva notato e scorse una casa in lontananza. Oh, quanto era felice! Abbracciò forte il cane e gli disse: "Bene, Tony, sono sicuro che le persone che vivono in quella casa non potranno fare a meno di adorarti. Potrebbero anche darti un osso... Arriveremo là in un momento!"

Raggiunse con entusiasmo quella casa dopo aver oltrepassato una recinzione di filo spinato e, trovatosi sulla soglia, suonò il campanello.

Tutto era profondamente buio e malinconico. Il trillo del campanello risuonò come un eco nel bosco spaventando il ragazzino che strinse ancor più a sé il suo fedele compagno.

“Oh, ma perchè non arrivano? Devono essersi già tutti addormentati.” sospirò “Forse vanno a letto molto presto. In ogni caso questo dovrebbe svegliarli!” E suonò il campanello con più forza.

Che cos'era stato quel rumore? Solo il rombo di un tuono, pensò il ragazzino, e tentò di convincersi d'essere un uomo e di non aver paura dei temporali. Seguì allora un lampo di luce che illuminò un vecchio cartello appeso alla porta; a chiare lettere, di fronte ai terrorizzati occhi di Fred, spiccava la dicitura "Affittasi".

Singhiozzando, il ragazzo si sedette sulla soglia ed intrecciò attorno alla testolina del cucciolo le mani intirizzite dal freddo.

Ora la pioggia cadeva torrenziale e il vento freddo pareva deliziarsi nel torturare il ragazzino soffiandogli addosso. Fred si ranicchiò tentando di coprirsi i piedi nudi nel disperato tentativo di riscaldarsi e stava per assopirsi quando venne risvegliato dal rumore di un aeroplano. Più questo cresceva di intensità, più Tony ringhiava ed abbaiava.  Il rumore cessò quando l'aereo si fermò davanti alla porta, proprio vicino al ragazzo. Non poteva essere lungo più di un metro ed era di colore argento luccicante! Fred rimase a fissare meravigliato quella favolosa visione. E, mentre osservava, due gocce di pioggia caddero sull'aereo trasformandosi all'istante in bellissimi e scintillanti diamanti. La portiera dell'aereo si aprì e ne sbucò fuori un ometto dalla barba rossa. Questi si sfregò le mani paffute e disse: “Accidenti, povero ragazzo disperso, ti ho cercato ovunque! Mi è stato detto dalla Fata Zucchero Filato che sei stato visto vagabondare sotto la Nuvola Bianca Schiuma alle quattro di questo pomeriggio. Ma quella tremenda Nuvola Ringhio Nero l'ha spaventata facendola scappare via perciò mi è stato abbastanza difficile tracciare i tuoi movimenti da quel momento in poi. Ho chiesto aiuto a Sparky che mi ha illuminato la strada per giungere fin qui. Perciò devi essere molto riconoscente a Sparky.”

“Chi è Sparky? Lo vorrei ringraziare moltissimo” chiese il ragazzino trepidante.

“Ah ah ah! Certo, non conosci i nomi di tutto ciò che si trova a Magic Land! Ma imparerai presto. Oh, Sparky è uno dei migliori – senza di lui non potremmo fare nulla nelle notti di pioggia. I suoi lampi sono una benedizione per tutti noi nel Paese della Magia. Comunque, come ti chiami?”

“Fred” disse il ragazzo. Si stringeva nel proprio cappotto tremando dal freddo. “E' tutto a posto?Perchè, insomma, accidenti, mi sembri infreddolito. Hai bisogno di un cappotto bello caldo". Entrò velocemente all'interno del velivolo e ritornò recando con sé un piccolo cappotto lungo circa 25 cm. Fred era amareggiato. Come avrebbe potuto indossarlo? E faceva così freddo!

“E' un peccato che sia così piccolo!”, sospirò.

“Oh, non preoccuparti per simili sciocchezze” disse l'ometto. Toccò il ragazzino e questi iniziò a diventare sempre più piccolo.

“Presto, presto” gridò Fred, “devi rimpicciolire anche Tony altrimenti mi schiaccerà!”

“Che distratto che sono” sospirò l'ometto. “Non mi ero accorto del tuo cagnolino”. Toccò quindi anche Tony che immediatamente iniziò a restringersi.

L'ometto guardò allora il suo orologio e disse: “Accidenti, sono  quasi le otto e ci sono ancora altri quattro bambini dispersi che devo ritrovare! Devo mettermi in viaggio. Ma prima che io vada ti regalo un paio di scarpe magiche che ti porteranno ovunque.” e detto questo sparì per qualche istante dalla vista del ragazzo, rientrando in aereo. 

Quando l'ometto uscì, Fred come prima cosa vide un bellissimo paio di scarpe d'argento scintillanti. 

(Dove andrà Fred con le sue nuove scarpe? Lo scopriremo la prossima settimana.)