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lunedì 1 settembre 2025

Proverbi di settembre

Settembre caldo e asciutto maturare da ogni frutto.
A Settembre che è esperto non viaggia mai scoperto.
Settembre, per il povero è già inverno.
Se in Settembre senti tonare tini e botti puoi preparare.
Di settembre e d'agosto, bevi il vin vecchio e lascia stare il mosto.
Di Settembre l'uva rende e il fico pende.
Da Settembre prima la bianca, che di pendere è già stanca. (riferito all'uva)
Pioggia in Settembre poco acquista e nulla rende.
Di Settembre la notte col dì contende.
Di settembre o porta via i ponti o secca le fonti.
La pioggia di settembre è veleno per l'uva.
L'uva settembrina, è fragola zuccherina.
A settembre pioggia e luna, è dei funghi la fortuna.
Quando la cicala canta in settembre, non comprare grano da vendere.
Aria settembrina fresco la sera e fresco la mattina.
Brache, tela e meloni in settembre non son buoni.
Ogni uccello di settembre è beccafico.
Se fa bello per San Gorgone (6 Settembre) la vendemmia va benone.
Se piove per San Gorgonio (9 settembre), tutto l'ottobre è un demonio.
Santa Croce (14 Sett.) pane e noce.
Per Santa Eufemia ( 16 Sett.) comincia la vendemmia.
San Matteo (21 Sett.) addolcisce i grappoli.
Per San Michele ( 29 Sett.) l'uva è come il miele.
A San Michele (29 settembre) il calore va in cielo.
Per San Michele la giuggiola nel paniere.
Quando vedi le rondine a San Michel l'inverno arriva dopo Natale.
Di settembre e d’agosto, bevi il vin vecchio e lascia stare il mosto.
Per San Cosimo e Damiano (26 settembre), ogni male fia lontano.
Chi lavora di settembre, fa bel solco e poco rende.

 


 

giovedì 17 ottobre 2024

Proverbi di ottobre

Ottobre gelato, ogni insetto è debellato.
Se Ottobre è piovarolo, è pure fungarolo.
Ottobre è quasi matto, ma nessuno gli fa il ritratto.
Ottobre piovoso, campo prosperoso.
Vento d'ottobre grida come l'orco: fa cader la ghianda che fa ingrassare il porco.
Se di ottobre scroscia e tuona, l'invernata sarà buona.
Ottobre è bello, ma tieni pronto l'ombrello.
Ottobre: vino e cantina dalla sera alla mattina.
Per S. Simone (28 ottobre) il galletto si fa cappone.
Per S. Simone (28 ottobre) la nespola ripone.
A San Simone il ventaglio si ripone.
viene ottobre bello, leva il vino dal mastello.
Ottobre, il vino è nelle doghe A S. Francesco (4 ottobre) arriva il tordo e il fresco.
Per S. Reparata (8 ottobre), ogni oliva è inoliata.
Se piove per S. Gorgonio (9 ottobre), tutto ottobre è un demonio.
Per S. Teresa (15 ottobre), semina a distesa.
Per San Gallo (16 ottobre), para via e non fai fallo.
Da San Gallo (16 ottobre) ara il monte e semina la valle.
O molle o asciutto, per S. Luca (18 ottobre) semina tutto.

Foto: Elana Jadallah


martedì 24 ottobre 2023

Le vere origini di Halloween


Non sono ancora riuscita a rispondere a tutti i vostri commenti negli ultimi giorni e vi chiedo scusa... Ma prima o poi provvederò e passerò anche a trovarvi sui vostri blog!
Sono state giornate abbastanza incasinate ed impegnative, sto anche lavorando ad un paio di progetti extra (uno riguarda proprio questo blog e ve ne parlerò il mese venturo) e... Sì, insomma, cerco di tenere la mente impegnata per non pensare al marasma che c'è là fuori e che sta diventando per me insostenibile. 

Nel post di oggi però vorrei parlare di un argomento che mi sta particolarmente a cuore e che non poteva mancare in questo "Speciale di Halloween" a cui sto dedicando le mie pagine di ottobre!

Tutto ciò che ha a che fare con il 31 ottobre non ha origini americane bensì... europee. Ta-daah! 
Non è ben chiaro quale sia stata la prima popolazione a dar vita ai rituali legati al periodo che va dal 31 ottobre al 2 novembre, che vanno quasi a perdersi nella notte dei tempi. Certo è che il nome come lo conosciamo oggi viene dallo scozzese All Hallows' Eve, ovvero Vigilia di Ognissanti.
Se questo nome ci riporta a tempi in cui il cristianesimo aveva già preso piede in buona parte del nostro continente (altrimenti non si parlerebbe di santi!), non dobbiamo però pensare che la tradizione sia nata negli ultimi anni perchè le radici sono decisamente più antiche. 
I Celti festeggiavano in queste giornate la fine dell'anno agrario: concluse tutte le pratiche legate al raccolto, era giunto il momento in cui la terra doveva essere messa a riposo in previsione dell'inverno. Tale periodo prendeva il nome di Samhain, che in gaelico significa Fine dell'Estate.
Proprio in quanto momento di passaggio dal vecchio anno al nuovo, dalla fine di un ciclo all'inizio di qualcosa di diverso, i Celti pensavano che il velo tra i due mondi si assottigliasse e che gli spiriti potessero tornare in un qualche modo a camminare su questa terra. 

Il folklore italiano conserva diverse tradizioni molto interessanti e decisamente precedenti alla moda americana. Ad esempio, in Liguria sopravvive l'usanza di apparecchiare la tavola per i propri defunti nella notte tra il 31 ottobre ed il 1 novembre mentre in Sardegna si festeggia Su Mortu Mortu: bambini, giovani ed adulti passavano di casa in casa chiedendo un'offerta per l'anima dei defunti come, ad esempio, vino, pane o dolci. In tempi più recenti tale questua è diventata prerogativa dei bambini. 

Per saperne di più non farò mai a meno di consigliare questo bellissimo sito: 

mercoledì 18 ottobre 2023

Halloween festa stregata


Halloween festa stregata!
Ci spaventa la nottata!
Tutti fuori a notte fonda
festeggiam con baraonda.
Streghe, maghi e fantasmini…
Dolci, frittelle, cioccolatini!
Che ricetta eccezionale!
Che nottata micidiale!
Tante maschere stregate;
tante facce spaventate;
tanti dolci nei pancini;
tante zucche in lumicini.
E’ una festa un po’ paurosa,
con fantasmi e streghe a iosa!
E con maghi e mostri a frotte
trascorriamo questa notte!

Jolanda Restano

giovedì 10 agosto 2023

Agosto, salvia mia mo' ti conosco!

Io sono Agosto
e so' il più galante,
asciugo i fossi e taglio le piante:
se non avessi già il campo vangato,
sarei da tutti poltrone chiamato.
Porto le more e le notti belle,
a San Lorenzo il pianto di stelle
e per l'Assunta piccioni arrosto,
perdo la rondine il dì di San Rocco.

Avevo in mente già da un po' di tempo di scrivere qualcosa in merito a questo mese, poi per un motivo o per un altro ho fatto come quando suona la sveglia e non hai assolutamente voglia di tirarti su dal letto: "Postoponi". 

Ma meglio metterci mano, prima che questo mese giunga al suo termine!

Quest'anno, e non sono stata l'unica ad accorgersene, è un mese che già sa di Settembre! Qualche giorno fa ero su, all'abbazia di Monteveglio, e camminando per i sentieri del parco ho detto al Signor Marito: "Ma non ti pare quasi sia già autunno?". C'erano quei colori, quell'aria frizzante, quel cielo... Nella mia testa era partita ormai l'intera playlist di Loreena MCKennnith (da sempre la mia colonna sonora da settembre a dicembre)!

Se chiedessi ad un bambino che cosa rappresenta per lui Agosto, probabilmente mi risponderebbe con una sola parola: le vacanze! Io invece dovrei utilizzare una tavolozza di colori ed un nutrito gruppo di profumi per potermi esprimere, e nemmeno con quelli credo riuscirei al meglio delle mie capacità. Perchè è un po' come il termine di un ciclo, un giro di boa. E non importa se nella mia azienda ad agosto si lavora tanto quanto gli altri mesi, è che il mio cervello (quel poco che mi è rimasto) è da sempre programmato su quella configurazione adottata negli anni scolastici: da settembre si riparte. 

Da cosa si riparta onestamente non lo so. E' un po' come quando a fine anno inizi a stilare la lista dei buoni propositi. Forse perchè ci si butta alle spalle il caldo soffocante dell'estate e, complici le più miti temperature, si può ragionare a mente lucida. 

Ma restiamo ad Agosto. Alle sue luci, alla sua vivacità, a quella beata voglia di rifugiarmi sul cucuzzolo della montagna, percorrendo con lo sguardo l'intera catena di calanchi appenninci e mandando mentalmente a quel paese tutto e tutti - salvo le devoute eccezioni -.

Osservo golosamente le pigne, penso che a breve occorrerà munirsi di un bel sacco di iuta ed andare a raccogliere per recuperarne i pinoli, e già il solo pensieri mi fa sentire bene e realizzata.

Questo periodo è per me adorabile perchè è un tempo di attesa. Perchè poi arriva Settembre e con esso la mia celebrazione dell'anno preferita, ovvero Mabon. 

Recentemente ho scoperto che una delle piante simbolo di Agosto è la Salvia. E' ad oggi nell'ultimo mese della sua fioritura, quello in cui i semi iniziano a maturare (e lo faranno anche per tutto il mese di Settembre), inoltre tagliando la pianta in questo periodo ci si assicura di avere un olio essenziale nettamente superiore rispetto a quello del primo taglio. Una pianta preziosa e magica, piena di vitalità, basti pensate che la Scuola di Salerno denominava questa pianta addirittura Salvia salvatrix. 
Un tempo utilizzata per alleviare le emicranie e rafforzare la memoria, veniva inoltre adoperata contro i morsi di serpente e dalle levatrici per favorire le contrazioni uterine in caso di parti difficili.

Secondo alcuni detti popolari, nei giardini ed orti in cui la salvia cresce bella e robusta sarà la moglie ad avere in pugno la situazione economica familiare, mentre se la pianta muore gli affari saranno destinati ad andare male.

Aggiungo in conclusione qualche proverbio legato al mese in corso.

1 Agosto, S. Pellegrino:
Per San Pellegrino, la castagna è come il lupino. * Al primo d’Agosto, le anitre arrosto.
2 Agosto, Festa del Perdono:
Per il Perdon, si pone la zappa in un canton.
7 Agosto, San Donato:
Per S. Donato, l’inverno è nato.
10 Agosto, San Lorenzo:
S. Antonio gran freddura, S. Lorenzo gran caldura, l’una e l’altra poco dura. * S. Lorenzo l’innocente, mille fuochi nel cielo accende. * San Lorenzo dei martiri innocenti, cascan dal ciel carboni ardenti. * A San Lorenzo l’uva si tinge. * A S. Lorenzo e a S. Gaetano, se ne va il caldo dell’anno. * Da S. Lorenzo si sbraccia il granturco.
13 Agosto, San Ponziano:
Se piove a S. Ponziano, il vino costa meno del grano.
15 Agosto, Assunzione di Maria:
Se vuoi la buona rapa, per Santa Maria sia nata. * Per l’Assunta, l’oliva è unta. * Alla Madonna di Agosto si rinfresca il bosco. * Per Ferragosto, piccioni e anatre arrosto.
16 Agosto, San Rocco:
Dopo S. Rocco, la quaglia dura poco. * Per san Rocco, la rondine fa fagotto. * A S. Rocco, la castagna si riconosce lontano un tiro di schioppo. * A S. Rocco, la noce cade dal ramo.
24 Agosto, San Bartolomeo:
Se piove per S. Lorenzo, viene a tempo; se piove per la Madonna, è ancora buona; se piove per S. Bartolomè, soffiale drè. * L’acqua del 24 Agosto rovina olio e mosto. * A S. Bartolomeo attacca la lucerna ai travi. * A S. Bartolomeo le montagne si vedono voltandosi indietro. * La pioggia di S. Bartolomeo serve solo a lavare i piedi.
26 Agosto, Sant'Alessandro di Bergamo:
A S. Alessandro acquaiolo, o piove o si duole.
28 Agosto, Sant'Agostino:
A S. Agostino, la testa sul cuscino.

Agosto prepara i tini per il mosto.
La prima acqua d’Agosto rinfresca il bosco.
Agosto, capo d’inverno.
L’acqua che porge Agosto, rinfresca in ogni posto.
Il sole d’Agosto inganna la massaia nell’orto.
Se vuoi avere buon mosto, zappa la vigna ad Agosto.
Luna d’Agosto illumina il bosco.
Tre acque d’Agosto, con la buona stagione, valgon più del trono di Salomone.
Chi dorme d’Agosto, dorme a suo costo.
Poco vino, vendi il tino; assai mosto, serba ad Agosto.
Alla prima acqua d’Agosto cadon le mosche, quella che vi rimane morde come un cane.
Se piove d’Agosto, piove miele e piove mosto.
Di Agosto, le campane non si ascoltano.
Nel mese di Agosto si merenda nel bosco.
Quaglie d’Agosto son buone arrosto.
Per chi non ha pane lavorato, Agosto diventa Maggio.
Agosto: guai a chi non ha la testa a posto.
Ricco è l’Agosto che prepara un buon mosto.
Con l’ultima acqua d’Agosto, il caldo è bello e riposto.
Luglio e Agosto, moglie mia non ti conosco. 

martedì 20 giugno 2023

Il Solstizio e San Giovanni

Nonostante il periodaccio, avevo in mente di scrivere qualcosa per domani, visto che sarà il Solstizio d'Estate. Non ho però il mood giusto per scrivere qualcosa di mio pugno, così ho deciso di condividere questa bella pagina che faceva parte di un sito che adoravo e che purtroppo non è più online. Si chiamava Fate e Fate ed era curato dalla scrittrice Daniela Alberti. Pertanto il testo qui presente appartiene a lei e non a me. Buona lettura e buon Solstizio a tutti. 

Giugno : il solstizio d'estate e le erbe di San Giovanni.

Dai luoghi selvaggi venite o fate,
e per qualche istante a questa terra badate;

venite danzando dall`irreale collina
per risvegliare il potere e compiere la volontà divina;

nel mio giardino gioite e danzate;
possa la sua terra pullulare di fate!

Erbe, fiori, piante del giardino,
liberate ogni spirito divino!

Brillino ovunque sfere di luce fluttuanti
dalle Terre degli Elfi belle e lucenti....

Sin dai tempi più remoti il cambio di direzione che il sole compie, tra il 21 e il 22 giugno, è visto come un momento particolare e magico.
In questo giorno, detto solstizio d'estate, il sole raggiunge il punto più alto. Il sole dopo aver superato il punto solstiziale comincia a decrescere. inizia così il semestre del sole discendente, che si concluderà con il solstizio d'inverno da dove comincia il percorso ascendente.

Il solstizio è il primo giorno di una nuova stagione e in magia è associato alla festa di San Giovanni Battista che scade il 24 giugno ma inizia a caricare di energia la terra già a partire dalla notte del 20.

Durante la notte del 21 giugno un tempo si viveva un momento magico, perchè essa cade - appunto - nei giorni solstiziali quando, secondo un'antica credenza, il sole si sposa con la luna e dal suo sposalizio si riversano energie benefiche sulla terra.
In età precristiana questo periodo era considerato sacro al pari di un capo d’anno e da cui l’usanza di trarre dei presagi.
In questo breve ma intenso arco di tempo, tutte le piante e le erbe sulla terra vengono influenzate con particolare forza e potere. Bagnate dalla rugiada e intrise di una potenza nuova.

Secondo tutte le antiche tradizioni, la notte tra il 23 e il 24 Giugno il mondo naturale e soprannaturale si compenetrano e accadono "cose strane" come viene ricordato anche da Shakespeare nel "Sogno di una notte di mezza estate".

La rugiada che cade in questa notte ha straordinarie virtù. Le piante raccolte dopo essere state bagnate dalla rugiada possiedono straordinarie virtù curative.

Se volete raccogliere la rugiada, potete stendere un panno tra l’erba, strizzandolo poi il mattino successivo. Oppure scavare una piccola buca, in cui inserirete un bicchiere o un altro contenitore. Sopra di esso poi metterete un telo impermeabile, fissato ai bordi della buca (in alto) e con un foro al centro proprio sopra l’orlo del bicchiere (sul fondo). La rugiada si depositerà sul telo e scenderà nel vostro contenitore.

L'elenco delle erbe di San Giovanni che acquistano proprietà magiche, benedette dalla rugiada del santo e dagli influssi astrali, è molto lungo e varia a seconda delle regioni.
Ecco comunque un piccolo elenco di erbe che non possono tuttavia mancare nella preparazione di quest’acqua dai magici poteri:

Artemisia
è una pianta apparentemente modesta, che si trova facilmente nei campi, sul ciglio della strada. Ha in realtà un notevole passato, vanta doti e capacità assolutamente eccezionali. È la pianta più celebre, forse, delle note "erbe di S. Giovanni"
Ce ne sono tante di artemisie ma la più conosciuta è il celebre assenzio, l'Artemisia absinthium.
Un suo rametto fa sì che il viandante senta meno il peso della via.
Scaccia i diavoli, neutralizza il malocchio e la iettatura.
A proposito di quest'erba vorrei raccontarvi una bella leggenda:
è la storia di una ragazza che andando a passeggio finisce, per incidente, in una buca piena di serpenti.
Sul fondo dell'abitacolo c'è una pietra luminosa. I serpenti, affamati, sono condotti lì dalla regina dei serpenti. Leccare la pietra e saziarsi è tutt'uno. La ragazza ben presto imita i serpenti e con loro sopravvive. Ed ecco, l'inverno è passato, si fa avanti, faticosamente, la primavera. I serpenti si snodano, intrecciano le code in modo da formare una scala: la ragazza può uscire all'aperto, può rientrare nel mondo. Prima che questo avvenga la regina dei serpenti le fa un dono: le dà facoltà di comprendere il linguaggio delle erbe, di conoscere le loro proprietà medicamentose. In cambio, lei non dovrà mai nominare l'artemisia. La giovane donna ben presto si rende conto di comprendere, in effetti, tutto ciò che le erbe si dicono, quello che suggeriscono. Un brutto giorno però un uomo le domanda, senza preavviso, come si chiami la piccola pianta che nasce nei campi, ai bordi dei sentieri. E lei, senza riflettere, risponde: è l'artemisia. E di colpo, ecco che il linguaggio delle piante le diviene estraneo, ecco che non lo comprende più cosa sussurrano i fiori dei campi: ha dimenticato tutto. E' per questo, conclude la storia, che l'artemisia - Cernobil, in russo - è detta anche "pianta dell'oblio".
Aglio e cipolle, spighe ed iperico, mentuccia e scilla, per anni, hanno protetto il cammino dei viandanti, in notti magiche quali sono quelle del solstizio estivo: e con loro, l'artemisia.
La si è portata addosso, per la sua virtù di scacciare demoni e spiriti malvagi, influssi negativi.
La si è portata in tasca, perché ha sempre favorito i viaggi.
Erba del paradiso terrestre, erba di S. Giovanni, l'artemisia non protegge solo i viaggi fisici, ma anche, evidentemente, quelli spirituali, quelli che volgono verso mete celesti.
È un'erba di S. Giovanni, erba del sole: ci protegge quindi contro i fuochi negativi, i fuochi nemici: basterà un mazzetto di artemisia dietro l'uscio per proteggere la casa dalla folgore.
Non per nulla, secondo alcune versioni, la notte di S. Giovanni è in grado di secernere un carbone che è efficace contro i fulmini, particolarmente protettivo se preso quella notte.
Ancora una virtù ha l'artemisia: ed è quella di "donare l'incorruttibilità e di vincere la caducità delle cose". Si temperava, un tempo, l'inchiostro col succo di artemisia, per rendere la carta inattaccabile dalle tarme: la parola divina, il verbo deve durare al di là del tempo, oltre la caducità delle cose umane.

Rosmarino
protegge dalle negatività. Si brucia come incenso, si mette nei talismani. Si può fare un infuso di rosmarino per purificare il corpo.

Prezzemolo
purifica e protegge..

Iperico
è detto fiore di San Giovanni perché sfregando i petali tra le dita, si macchiano di rosso: il sangue del santo. Portarlo all'occhiello nella notte della festa protegge dalle streghe.

Lavanda
le nostre nonne la raccoglievano nel momento della fioritura per farne mazzetti fitti, strettamente legati assieme sempre con un filo di lavanda, per metterli tra la biancheria.
Oltre a dare un gradevole profumo alla biancheria propizia la purificazione, la felicità, l'amore, la pace, la protezione. Si può utilizzare anche come incenso.

Aglio
conosciuto fin dall'antichità, Plinio lo cita come guaritore di molti mali.

Salvia
ad essa è legata un'antica leggenda: si racconta che mentre la sacra famiglia era in fuga, Maria chiese ad una rosa di proteggere Gesù, ma la rosa non volle per paura che i soldati potessero sciupare i suoi fiori e così la Madonna la condannò ad avere fiori belli, ma poco duraturi e uno stelo spinoso. La vite rispose negativamente e così la Madonna decise che i suoi tralci sarebbero stati tagliati ogni anno e i frutti presi dai vendemmiatori. Il cardo rifiutò a sua volta e ebbe anch'esso le spine. Unica pianticella che disse subito di sì fu la salvia che con il suo profumo riuscì anche ad addormentare il Bambino Gesù. Maria la benedisse e la fece divenire una pianta diffusa in tutti gli orti, utile per guarire e per cucinare.
Questa leggenda ha fatto si che la salvia raccolta in particolare nella notte di San Giovanni fosse una vera panacea da cui dipendeva la salute della famiglia.

Menta
ha molte qualità benefiche, si credeva, nella civiltà contadina che, sparsa sul pavimento di casa prima di una lunga assenza, allontanasse gli insetti. Una sua varietà, la mentuccia, viene usata ancora oggi per preparare un piatto tipico della sera di S.Giovanni: le lumache di San Giovanni.

Verbena
è simbolo di pace e prosperità. I greci ed i latini la chiamavano Hiera botane, l'erba sacra, e le attribuivano dei soprannomi pomposi: "lacrime di Iside", "sangue di Mercurio", "erba di Ercole". A Roma gli steli fioriti della verbena venivano raccolti in un luogo sacro del Campidoglio e con essi si incoronavano i sacerdoti che facevano parte del collegio dei fetiales incaricati di esaminare le cause dei conflitti tra Roma e gli altri popoli. In latino i nomi della pianta verbenaca, verbenae, derivano da un'antichissima radice indoeuropea da cui proviene anche il greco rhabdos, verga, o più precisamente bacchetta magica.
La pianta consacrata anticamente a Venere, Venus Victrix, incoronata di verbena e mirto, veniva utilizzata nella preparazione dei filtri d'amore. In Gallia la verbena, in celtico ferfaen, comunicava l'ispirazione divina ai bardi che per cantare se ne incoronavano. Considerata una panacea per molte malattie, aveva il pregio di proteggere dal contagio durante le epidemie, molto frequenti durante il Medio Evo.

Ruta
detta anche "erba allegra", perché è un'efficace talismano contro il maligno; già conosciuta da Aristotele come rimedio contro gli spiriti e gli incantesimi.

L'Incantesimo delle Noci

San Giovanni è da sempre collegata al noce e ai suoi frutti, È' proprio durante questa notte che si devono raccogliere dall'albero le noci dette appunto di San Giovanni per la preparazione del nocino, il liquore ottenuto dalla infusione delle noci ancora verdi e immature, nell'alcol.
L'utilizzo del mallo di noce come ingrediente per medicinali, o liquori risale a tempi antichissimi, notizie precise sull'origine del nocino non sono però precise. Si racconta che la ricetta sia stata portata in Italia dai francesi, infatti il culto del noce come "albero delle streghe" era di origine druidica e fu esportato dai Britanni, pozioni ritenute magiche si preparavano infatti in Bretagna utilizzando noci acerbe.... è anche probabile che le varie formule siano derivate da un Liqueur de brou de noix o ratafià di mallo, in cui al posto dell'alcool si usava l'acquavite.

Preparazione
recati ai piedi di un noce il 24 giugno e raccogli 24 noci acerbe;- le noci dovrebbero essere raccolte da mani femminili;- prepara gli ingredienti: oltre le 24 noci acerbe e piccole occorre 1/2 litro di alcool a 95 gradi, 2/5 di litro di acqua, 600 gr di zucchero, alcuni chiodi di garofano, una stecca di cannella, (facoltativa scorza di limone);- metti le noci tagliate in 4 nell'alcol dentro un vaso di vetro, chiudi e lascia macerare per una notte;- stappa ed aggiungi i chiodi di garofano, la cannella ed eventualmente la scorza di limone, chiudi ermeticamente e lascia macerare per 48 giorni agitando il vaso di vetro almeno una volta al giorno;- fai scaldare l'acqua e facci sciogliere lo zucchero;- attendi che lo sciroppo sia freddo e mescolalo all'alcol già filtrato;- imbottiglia e con pazienza aspetta altri 48 giorni( in ogni caso più si aspetta e meglio è) poi siediti in poltrona e sorseggia un buon bicchierino di questa particolarissima bontàDopo il nocino si può fare un secondo nocino usando le noci rimaste e ripetendo l'infusione con vino bianco secco anzichè con l'alcool, stesso procedimento.Inutile dire che questo è meno saporito, ma, un tempo si usava in attesa che fosse pronto quello buono.

La felce che fiorisce nella notte di San Giovanni

Nella notte di San Giovanni fiorisce la felce. È questa un'erba che nessuno ha mai visto in fiore, perché, in un momento della stessa notte, fiorisce, forma il seme e torna ad essere come prima e sarebbe atto empio spiare il momento di quella fioritura. Chi, aperto un fazzoletto sotto la pianta, andasse in un crocicchio, poggiando il mento su di una forca, vedrebbe passare streghe, stregoni, maghi, diavoli, che si befferebbero di lui, ma in compenso, scorsa la notte e raccolto il fazzoletto coi fiori per avventura caduti, avrebbe seco un potentissimo talismano per ottenere da altri qualsiasi cosa, perché quei fiori eserciterebbero una forza irresistibile, da far piegare qualunque volontà.

mercoledì 1 marzo 2023

Mărțișor


Oggi è il primo di marzo e, in alcuni paesi dell'Europa dell'Est, si celebra quello che in Romania è chiamato Mărțișor.

Ho conosciuto questa festività grazie ad una mia amica di penna che vive a Bucarest e che, il primo anno in cui ci siamo conosciute, mi inviò per il primo marzo un braccialettino con fili bianchi e rossi intrecciati. Appeso ad esso, uno charm raffigurante una busta da lettera. 

Mi spiegò che il Mărțișor è una festività molto sentita in Romania (ma non solo: lo è anche in Moldavia e Bulgaria, ad esempio). In alcuni luoghi, in questa giornata, non si va nemmeno al lavoro... Per evitare di fare arrabbiare l'Inverno! 

Ma da dove ha origine questa tradizione?

Il nome, tradotto in italiano, potrebbe equivalere a "piccolo marzo", "marzolino", in quanto il suffisso "șor" indica il diminutivo maschile o neutro (ad esempio: "pește"->"peștișor" cioè "pesce"->"pesciolino").

La cosa interessante è che scavi archeologici effettuati in Romania hanno riportato alla luce amuleti molto simili a quelli creati per il Mărțișor databili a circa 8mila anni fa! Erano realizzati con piccole pietre dipinte di bianco e di rosso e venivano indossate a mò di collana. 

Anche oggi questi amuleti vengono portati al collo, al polso o alla caviglia. In alcune regioni della Romania e in Moldavia, gli uomini sono tenuti a portarlo sul petto, accanto al cuore.

Le due principali leggende legate al Mărțișor vedono come protagoniste due belle ragazze ed un giovane misterioso... Ma andiamo con ordine. 

La leggenda raccontatami dalla mia amica narra che, molto tempo fa, il Sole decise di lasciare il proprio posto nel cielo per scendere sulla terra sotto forma di fanciulla e danzare la hora (una danza tipica rumena). Venne però rapita da uno zmeu (un essere sovrannaturale, malvagio e con poteri tutt'altro che edificanti), invaghitosi di lei ma inconsapevole del fatto che si trattasse nientemeno che del Sole! Rinchiudendola in un luogo nascosto dagli occhi di chicchessia, fuorchè dei propri, lo zmeu condannò il mondo togliendo ad esso il calore e il conforto dei raggi del Sole. Accortosi di tal malefatta, un giovane di nome Mărțișor decise di affrontare in duello lo zmeu per liberare la fanciulla; dovette compiere un viaggio lungo tre stagioni (estate, autunno ed inverno) prima di raggiungere il luogo designato, e solo dopo numerosi giorni di battaglia riuscì a sconfiggere la perfida creatura. Il Sole potè quindi tornare alla propria dimora celeste ma a nulla valse il suo calore per poter restituire le forze al giovane eroe. Il sangue di Mărțișor ricoprì il manto di candida neve. Per questo, da allora, il rosso ed il bianco sono i colori dedicati a questa giornata.

L'altra leggenda, che viene ripresa anche nella tradizione bulgara, narra di Baba Dochia e della sua figliastra. In una gelida mattina invernale, la donna mandò l'odiata giovine a fare il bucato: vuoi per il grande freddo e vuoi per il fatto che il bucato fosse parecchio sporco, sperava nell'insuccesso per potersi poi vendicare a piacimento. Giunta al lavatoio, la ragazza cercò in più maniere di  lavare quanto le era stato assegnato, non riuscendo però nel suo intento. Scoppiò inevitabilmente in lacrime. Apparve allora un bellissimo giovane, che si presentò col nome di Mărțișor e le domandò come mai stesse piangendo. La ragazza, dunque, gli raccontò la propria situazione. "Io possiedo un potere magico" le risposte il giovane, offrendole un fiore dai petali bianchi e rossi. "Prova ora a lavare di nuovo il bucato, poi ritrona a casa". Quando la ragazza rincasò, il bucato era candido, come nuovo. Baba Dochia non riuscì a credere ai suoi occhi! E quel fiore... Da dove saltava dunque fuori? A tal domanda la figliastra non volle rispondere. Allora la vecchia uscì, prese con sè le sue pecore e si diresse nel bosco. Ad ogni albero incontrato sul proprio cammino appese uno dei suoi 12 cojoc (si tratta di tipici indumenti invernali della tradizione rumena, filati con lana di pecora) e, quando giunse all'ultimo, convinta di aver trovato finalmente la primavera, un gelo improvviso la congelò assieme alle proprie pecore, trasformandole in pietre ancor oggi visibili sul monte Ceahlău .

L'amuleto del Mărțișor veniva indossato per almeno 9 giorni, in alcuni luoghi anche per tutto il mese di marzo, fino alla fioritura del primo albero da frutta sul quale veniva poi appeso, accompagnato da parole rituali propiziatorie.

Nei villaggi della Transilvania, per allontanare gli spiriti malefici, i nastri bianchi e rossi venivano appesi a porte, finestre, recinti, manici dei secchi e addirittura alle corna degli animali.

Ultima, piccola curiosità: nei villaggi di montagna, il primo marzo le ragazze facevano il bagno con la neve sciolta per assicurarsi una pelle bella e bianca come la neve. Questa tradizione non vi ricorda quella legata all'acqua di San Giovanni?

Ringrazio di vero cuore Bruna per lo spunto di scrittura!

giovedì 13 gennaio 2022

Le 19 fiamme di Brigid

Avrei voluto scrivere ieri questo post ma, a sorpresa, il mio moroso si è cuccato un giorno libero fuori programma così ne ho approfittato per stare con lui!

Ieri sera, infatti, ho iniziato per il secondo anno consecutivo il percorso delle Diciannove fiamme di Brigid, organizzato da Laura Sofia dell'associazione Vidyanam. Una routine che per me è ormai diventata indispensabile perchè mi accompagna per mano verso l'uscita dal periodo più buio e freddo dell'anno, verso la festività di Imbolc, antico nome irlandese utilizzato per indicare la fine dell'inverno. Imbolc, infatti, deriva dalla parola "oimelc" (nel latte): questo era infatti il periodo in cui nascevano i primi agnellini.

Il cristianesimo ha fatto propria questa sentitissima festività denominandola Candelora e dedicandola a Santa Brigida, figura dietro alla quale si cela la dea Brigid, patrona delle arti e della guarigione, il cui simbolo era proprio il fuoco. Essa, infatti, oltre ad essere forgiatrice, ispiratrice e sanatrice, è anche la dea del focolare domestico e colei che ci riporta alla luce dopo la lunga notte invernale, tanto che nella notte del primo febbraio venivano accesi fuochi in suo onore nei campi o presso i templi a lei dedicati.

In Irlanda, nell'abbazia di Kildare, arde un fuoco perpetuo che ad oggi viene mantenuto acceso dalle suore brigidine e che, secondo una leggenda, sarebbe stato acceso per la prima volta dagli angeli in onore di tutte le divinità.  

Con il percorso delle diciannove fiamme, nel nostro piccolo, possiamo ridare vita all'antico rituale delle sacerdotesse di Brigid (e delle suore brigidine in un secondo momento): nel tempio di Kildare, ogni notte e per diciannove notti, una sacerdotessa accendeva una fiamma e rimaneva la notte intera a vegliarla in meditazione e preghiera, evitandone lo spegnimento. Durante la ventesima notte, invece, la fiamma veniva accesa e lasciata ardere da sola in quanto sarebbe stata custodita da Brigit stessa.

Lo scorso anno ho dedicato il mio percorso al lavoro, maturando nella meditazione il coraggio di affrontare una situazione lavorativa ormai distruttiva. Quest'anno, invece, voglio concentrarmi sull'arte! 

E' ancora possibile partecipare a questa bella esperienza (che è ASSOLUTAMENTE GRATUITA) anche se con qualche giorno di ritardo, oppure unirsi alle diciannove fiamme successive, che inizierà il 2 febbraio. In caso potete contattare tramite questa pagina Laura Sofia e dirle che vi mando io! Non occorre essere pagani per partecipare, come avrete potuto intuire. Io ve lo consiglio vivamente, a fine percorso vi lascerà davvero tanto.

lunedì 27 dicembre 2021

Un piccolo seme piantato durante il solstizio

21 Dicembre 2021. In questa giornata abbiamo celebrato Yule, o Solstizio d'Inverno, che è forse il nome più appropriato da utilizzare. Sapete che i nomi delle festività pagane molto probabilmente non venivano chiamate in questa maniera in tempi antichi? 
In Norvegia e in Danimarca, giusto per fare un esempio, il Natale prende il nome di Jul, lo stesso che viene dato al ceppo che, durante la notte del solstizio, veniva bruciato per propiziare il ritorno della luce. 

Il periodo che va dal 21 al 31 Dicembre rimane, per molti credo e culture, ricchissimo di significati. E forse anche per questo si è caricato di magia nel corso dei secoli. Magia che, ahimè, ultimamente stiamo perdendo sempre di più, fagocitati da consumismo, finti buoni sentimenti e, dulcis in fundo, mettiamoci anche gli ultimi due anni (e non aggiungo altro perchè NON VOGLIO polemiche). 

Facendo qualche chiacchiera con alcuni amici, leggendo i vari post che mi sono capitati sott'occhio nei blog che frequento e nei profili Instagram che seguo, mi sono accorta che in molti abbiamo condiviso - senza saperlo - gli stessi pensieri nel corso di questo periodo post-solstiziale. 
Io non so se sia un caso, del resto io seguo solamente chi parla di musica, arte, poesia e cose belle, o chi magari usa i propri canali per strappare un sorriso... Quindi nulla al di fuori di quel che io abbia scelto di voler leggere e vedere. 
Però mi ha fatto tanto piacere vedere che, in un modo o nell'altro, in tanti abbiamo coltivato e nutrito le stesse idee sotto questo candido manto di neve sotto al quale i nostri semini sono stati piantati. 

Vorrei quindi parlare per un istante del MIO semino.
Stanca di vedere cattiveria gratuita su tutti i fronti, quest'estate ho deciso di cancellare il gruppo Facebook che io ed alcuni amici avevamo messo in piedi con tanta fatica ed amore. Non che nel gruppo ci fossero problemi di tal sorta, anzi, esattamente l'opposto: è che proprio non c'era nessuno che partecipasse attivamente a parte noi dello staff e altre due o tre persone. In compenso ci sentivamo dire privatamente dagli altri membri che il gruppo era bellissimo ma che loro non osavano commentare per timore di litigare con qualcuno. E sì che da noi si parlava di arte e di musica, mica di veganesimo e medicina alternativa (due argomenti che scatenano risse all'ultimo sangue sui social). 
Già da tempo accarezzavo l'idea di chiudere tutto e di rintanarmi nel silenzio più completo, non solo a livello virtuale ma anche nella vita reale. Mi chiedevo, infatti: che senso ha cercare di mettere a disposizioni degli altri delle cose belle quando in realtà la gente non vuole le cose belle ma solo cattiveria, violenza verbale, fake news e tutto il resto? 
E ho chiuso tutto. 
Continuavo a vedere tanto odio in giro e non ce la facevo più. La gente è imbruttita ed io... Beh, mi stavo imbruttendo anche io.
E sono rimasta imbruttita per un bel po', fino a quando non ho abbandonato Facebook definitivamente (ah! Liberazione!!!) e ripreso ad utilizzare più attivamente i blog, le email, il telefono. Insomma, usare altri mezzi di comunicazione. Ho ovviamente deciso IO con chi poter continuare il mio percorso di vita, allontanando elementi tossici per la mia salute non solo mentale ma anche fisica. 

Ora, dopo tutta una serie di mie personali elucubrazioni mentali, sono giunta alla conclusione che mi ha portata a piantare il mio semino. Non posso dire che questo mondo meriti di rimanere completamente imbruttito, perchè se non siamo NOI a portare un po' di luce a chi è rimasto al buio, come possiamo pretendere che le cose cambino? 
E' vero, non sarà grazie a me che il mondo diventerà un posto migliore per tutti, però se con un mio piccolo gesto posso portare un po' di cose belle anche solo ad una persona... Ma perchè no?
E se lasciassimo internet in balia delle sole persone che diffondono solo odio e fake news, che cosa ne sarebbe di noi? Nella migliore delle ipotesi entreremmo su un sito di ricette per prendere ispirazione per la cena di stasera e troveremmo solo gente che discute animatamente ed augura la morte a chi mangia un po' quel che gli pare. 

Nel modo più assoluto NON POSSIAMO PERMETTERLO


Per questo motivo mi impegnerò, nel mio piccolo, ad essere il più costante possibile sui miei blog e sul mio account Instagram (che è il solo social che utilizzo) nella condivisione di cose belle e positive. Perchè magari domani potrebbe passare di qui una persona che si sente come me fino a qualche mese fa, scoraggiata da tutto e da tutti, e rendersi conto che da qualche parte c'è ancora qualcuno che apprezza le piccole cose belle della vita e le narra a modo suo. 

Mi piacerebbe anche creare una piccola rete di blogger a sostegno di questo progetto. Non so, magari creando un piccolo banner da inserire in home page. Ma non sono mai stata brava a convincere le persone a fare qualcosa, altrimenti adesso farei l' "influencer" a tempo pieno!

Intanto io ci provo e lascio un'altra scia di semini dietro di me. Magari al mio ritorno trovo pure un paio di germogli in più. 

domenica 31 ottobre 2021

Samhain

 

Samhain è una delle festività più importanti del calendario pagano. Il 31 ottobre, infatti, in tempi antichi veniva celebrata la fine dell'anno inteso come ciclo agrario. La terra, che ci ha donato tutti i suoi frutti, ora si appresta al riposo. E' giunto il momento di ringraziarla per tutto quello che ha condiviso con noi: per questo motivo, senza andar troppo indietro nel tempo, i nostri nonni ricordano con nostalgia i falò che venivano allestiti in questa magica notte. Fuochi che vogliono essere anche un simbolo di luce che trionfa sulle tenebre e ne riscalda i freddi climi, ma vogliono anche sopperire a quella stessa luce che pian piano ha già iniziato a calare, giorno dopo giorno, portandoci per mano verso il periodo più buio dell'anno. Proprio per queste motivazioni, attraverso i falò ci si propiziava un inverno il meno possibile rigido e senza carestie.

In questi giorni, inoltre, il velo tra i due mondi diviene sempre più sottile ed è quindi più facile poter comunicare con gli spiriti dei nostri antenati. Io sono, però, di quella scuola di pensiero che non appoggia la ricerca di comunicazione a tutti i costi. Molto meglio che siano i nostri antenati ad avvicinarsi a noi, senza forzature. Piuttosto, rivolgiamo loro, nella notte del 31 ottobre, tutti i nostri più cari pensieri: sarà un modo per far sentire loro il nostro amore. E forse riusciremo a sentirlo, potente come in vita, quello che a loro volta hanno dedicato a noi.

Onoriamo i nostri antenati, ricordandoli e ringraziandoli per tutto quello che ci hanno dato ed insegnato. Lasciamo loro un piccolo dono sul davanzale della finestra, a tavola, sotto ad un albero del giardino. C'è chi, proprio questa notte, apparecchia il tavolo della sala da pranzo con la tovaglia ed il servizio delle feste, lasciando nei piatti i cibi preferiti da coloro che non sono più tra noi. Questa tradizione è tutt'ora viva nel nostro paese, ad esempio nell'entroterra ligure e in Sardegna.

Ricordiamoci, infine, di prendere esempio dalla natura: liberiamoci delle nostre foglie secche, lasciando che cattive abitudini, situazioni stagnanti o relazioni che non portano a nulla di buono. Alleggerendoci faremo spazio a tutte le novità positive che, durante l'inverno, inizieranno come tanti piccoli semi a maturare sotto terra. 

Felice Samhain a tutti, che la Dea vi benedica.

venerdì 29 ottobre 2021

Zucche, foglie secche e tante speranze

Da anni non sentivo così forte la prorompente vitalità di Samhain. Potrebbe sembrare ironico parlare di vitalità accostata al periodo dell'anno in cui le foglie cadono, la natura si addormenta e l'anno - come lo intendiamo noi pagani - muore. Invece non vi è nulla di più sbagliato. Madre Terra è piena di vita. Provate a pensarci: prima di andare a dormire, solitamente, che cosa facciamo? Ci laviamo i denti, facciamo una doccia, mettiamo il pigiama, puntiamo la sveglia - e controlliamo anche più di una volta che sia ben impostata -, diamo la buona notte alle persone a noi care. Magari abbiamo anche preparato il pranzo per il giorno successivo, ci siamo fatti una tisana rilassante, abbiamo portato fuori il cane per l'ultima passeggiata. Tutti questi piccoli preparativi rituali non sono forse pura vitalità e movimento? Lo stesso accade in questi giorni di preparazione al buio e freddo inverno. 

C'è questa signora carinissima che ha un'azienda agricola nel paese subito dopo a quello in cui vivo. L'abbiamo conosciuta per caso, passando davanti alla via in cui ha la baracchina dove vende i prodotti della sua terra. Quest'anno, come ogni anno, il 31 ottobre sarà il suo ultimo giorno di apertura. E potevo forse non approfittarne senza portarmi a casa una scorta di zucche? Le sue, poi, sono strepitose. Dicono che il terreno, da queste parti, sia ottimo per zucche, meloni e cocomeri. Io credo che il suo segreto sia un altro: avete già capito di cosa si tratta?

Ho già iniziato a cucinare zucche e condividerle con il vicinato. E' un piccolo gesto che mi rende felice. 

Nel frattempo a casa nostra la famiglia si è allargata. Dopo una vita in canile è arrivato da noi Zeus, un Amstaff di sette anni che, per il momento, passa la maggior parte del suo tempo a russare sul divano - praticamente come papà! -. Quando l'abbiamo per la prima volta ce ne siamo innamorati. Il suo sguardo mi ha immediatamente ricordato quello di Neve, il cane che avevamo quando ero piccola. Nonostante la stazza - e nonostante il fatto che riesce a divorarsi un osso intero con una velocità incredibile! - è dolcissimo. Certo, a volte un po' esuberante e difficile da gestire perchè è davvero un testardo come tutti gli Amstaff! Inizialmente avevo un po' di timore e mi chiedevo se sarei mai riuscita ad essere all'altezza di questo ruolo di "mamma": la mia esperienza con i cani si basa su fatti avvenuti trent'anni fa circa! Poi però ho capito che si tratta di paure infondate perchè, tutto sommato, è una creatura che ha solo bisogno di tanto affetto oltre che di essere capita. Ha i suoi modi di comunicare, totalmente diversi da quelli di un gatto, di un essere umano o di qualsiasi altro animale, basta solamente riuscire ad entrare nella sua ottica. In questo devo ringraziare il mio fidanzato che mi sta aiutando tantissimo. 

Un'ulteriore novità è che sono alla ricerca di un lavoro. Non potendomi permettere di rimanere senza uno stipendio fino all'inizio della prossima stagione in albergo, mi sto guardando un po' intorno. Ho fatto già tre colloqui, due non andati a buon fine e uno per il quale sono in attesa di feedback in quanto devono ancora terminare le fasi di selezione (io, nel frattempo, ho superato la prima fase e ho già fatto il secondo colloquio). Se le cose dovessero andare bene dovrei rinunciare al lavoro in albergo in quanto si tratterebbe di un lavoro annuale ma... Questo vorrebbe anche dire non dover pensare ad un nuovo trasloco nell'immediato. Insomma, lo ammetto: che il risultato possa essere positivo ci spero tanto. 

Vedrò cosa portare con me nel nuovo anno. In queste ultime ore che precedono la notte di Samhain voglio solo concentrarmi sulle cose positive. In fondo in fondo, un pochino me lo merito. 

(Persefone, di ChrissaBug - Deviantart)


sabato 26 ottobre 2019

I sacri fuochi di Sumedru

Il 26 ottobre, nella chiesa ortodossa rumena viene ricordato e festeggiato San Demetrio di Tessalonica. Benché venga festeggiato nelle vesti di santo, i rituali legati a questa festività tradiscono radici pre-cristiane, legate ad una divinità maschile del grano. Ma come spesso accade per le festività rumene, tradizione antica e cristiana s’incontrano a mezza via.

E’ questo il periodo in cui San Demetrio attraversa le foreste e spoglia gli alberi chiamando le genti dei villaggi intorno al Fuoco Sacro. E’ il momento in cui si festeggia l’ultimo grande Raccolto della Stagione buona. Si sale in cima alle colline, o nei punti più alti del villaggio e lì vengono accesi i Fuochi. E’ uno scenario magico per chi, giungendo da lontano, vede tutt’intorno piccoli villaggi raggruppati a grappolo, ognuno con il suo Fuoco. Ruote di paglia e fieno infuocate rotolano giù dai fianchi della collina. Le danze fanno tremar la terra, le risa si confondono nel chiacchiericcio mesto degli anziani, alle preghiere affidate agli antenati, la gioia degli infanti che fischiano e cinguettano corona quello che viene percepito come Rinascita pura. Poiché nella fine c’è sempre l’inizio, in un ciclo perpetuo.
E’ una festa, questa, con marcato aspetto funerario per quel che riguarda il rito. Morte e rinascita rendono protagonista l’antica divinità, che giunta a questo momento dell’anno si mostra nel suo aspetto di vecchio. Lo scenario di morte-rinascita di questa divinità fitomorfa, silvestre, legata al ciclo vegetativo dell’anno che viene messo in atto durante i Fuochi di Sumedru, con questo rituale che prevede la morte violenta della divinità, ma nel contempo la sua rinascita, poiché dato alle fiamme dal Fuoco rinascerà rinnovato e giovane ha suggestioni e radici antiche.

E’ l’Uomo Verde, Green Man, l’Uomo Selvaggio, lo spirito silvestre il cui volto compare coperto di germogli e foglie.
Un albero viene tagliato e sfrondato, dato alle fiamme, lasciato bruciare e festeggiato. Tutti urlano ed incitano il salire delle fiamme, poiché il Fuoco rappresenta l’elemento purificatore. Come accadeva in altre culture indoeuropee, chi saltava i Sacri Fuochi ni vari periodi dell’anno, oltre a dimostrare coraggio era destinato ad un altro anno di abbondanza. Ai Fuochi di Sumedru, chi attraversa le fiamme avrà salute e si sposerà entro l’anno.
Le braci ardenti, le ceneri e altri resti di questo fuoco funerario verranno in seguito prese da ognuno e portate alla propria dimora, poiché sparse a terra, nei frutteti e negli orti garantiranno fertilità e abbondanza.
Il 26 ottobre le Porte dell’Inverno sono aperte. Tutto può succedere da qui in avanti ed è proprio questo il giorno dei prognostici in merito a come sarà la stagione fredda.
Si pensa infatti, che se il giorno di Sumedro è nuvolo o piove, l’inverno sarà carico di neve e molto lungo. Se la luna è Nuova, o c’è sereno, l’inverno sarà mite.

Anche i pastori guardano al loro gregge al mattino per fare previsioni sull’inverno che sarà. Se le pecore durante la notte hanno dormito strette vicine le une alle altre, l’inverno sarà freddo, se invece hanno dormito lontane le une dalle altre, sarà un inverno mite. Anche dal fuoco si comprende come sarà l'inverno la nuova stagione. Più alte sono le fiamme, più duro sarà l'inverno, ma anche più abbondante e fertile.

Al di fuori del Fuoco Rituale, le donne fanno dono ai bambini di ciambelline salate tipo brezel, mele, noci, cotogne. Si cucina e si organizzano grandi tavolate per onorare la Stagione del Raccolto appena passata e per attirare la buona sorte per l’anno venturo.
Sumedro rappresenta l’anticamera di Ognissanti, poiché sono i giorni in cui ci si prepara spiritualmente al momento in cui il velo tra i Mondi si scosterà permettendo agli Antenati di ritornare nei luoghi che conoscono.

Questo bellissimo articolo, scritto da Rebecka, era presente sul sito www.laconteaincantata.net , ora purtroppo non più online. :( Spero che l'autrice, qualora passasse da queste parti, non si dispiacesse nel vederlo sul mio blog. Era un sito che amavo molto e che in passato mi ha permesso di conoscere un sacco di cose interessanti!


martedì 8 ottobre 2019

Riflessioni post-Mabon


Dopo diversi giorni trovo finalmente il tempo di esprimere a parole quanto è accaduto la sera di Mabon e quanto ciò sta in parte rivoluzionando i miei pensieri - ovviamente in bene. 
La sera del 23 Settembre, assieme ad un'amica, ho partecipato ad un evento proposto dalla Casa della Dea, associazione di Spinea (VE) che si occupa principalmente di promuovere iniziative legate al paganesimo, in particolare associate alla corrente avaloniana. 

Durate la serata, dopo una meditazione collettiva (cosa a cui non avevo mai partecipato ma che mi ha positivamente colpita) abbiamo percorso un labirinto, lasciando al di fuori di esso un simbolo di ciò di cui vogliamo liberarci. Al centro, invece, un contenitore ove i simboli di ciò che vogliamo (continuare) a portare con noi nel nostro cammino. 

Com'è stato? Credo che "liberatorio" sia il termine corretto. 
Cosa ho deciso di lasciare fuori dal mio percorso? La pesantezza, sia mentale che fisica, e il doloroso ricordo di una persona con la quale nulla voglio più avere a che fare nella vita. 
Ad ogni passo percorso all'interno del labirinto cercavo di immaginare questi pesi distaccarsi, riducendosi a brandelli, e disperdersi per strada, dissolversi nel vento. Un passo dopo l'altro, un battito di tamburo ed un battito del cuore, fino al centro del labirinto. 
Lì ho recuperato il simbolo di ciò che voglio ottenere e mantenere (un disegno che ora porto con me ogni giorno), poi ho percorso la spirale opposta del labirinto, uscendone sollevata e libera. 

Al termine di tutto il percorso, comprese le meditazioni sui simboli dell'olio, del vino, dell'aceto e del sale, ho cercato di mettere assieme tutti i pezzetti di ciò che ho vissuto e percorso fino ad ora, in attesa di trovare la chiave, l'illuminazione.... Non so nemmeno io esattamente come spiegare che cosa stessi effettivamente cercando. Forse la spinta giusta, ecco. 

E sono giunta ad una conclusione: la spinta, la chiave, è sempre stata la creatività. Purtroppo negli ultimi anni questa è stata abbandonata, in funzione di una maggiore razionalità richiesta dal lavoro e dalle responsabilità familiari. Ebbene, non dovevo abbandonarla. Mi sono lasciata andare, ho messo in un angolo i miei sogni, e mi manca da morire quella sensazione di farfalle allo stomaco quando componi una nuova canzone, dai vita ad un nuovo giro di basso o, più semplicemente, ti ritrovi con i giusti musicisti a suonare la giusta musica. Così come mi manca la voglia di tornare a disegnare: quanta nostalgia nel vedere le mie matite colorate, anche se tutto sommato sono sempre stata una schiappa e per lo più disegno solo omini stilizzati! Eppure mi mancano anche loro!
Mi manca poter dedicare tempo ai miei blog, mi manca giocare di ruolo, mi manca quel mondo di fantasia che ero riuscita a creare e in cui mi rifugiavo per evadere da tutto e da tutti. 
E' giunto il momento di ritrovare il tempo per tutte queste cose. Non so come, non so quando, ma ne ho bisogno. 

In più ho avuto una piccola illuminazione, a cui ancora non sono riuscita a dare un significato. Durante la meditazione ho visto il legno. Rami, alberi, assi di legno, case di montagna costruite in legno. Magari sono i miei amati boschi che mi reclamano, di cui ho bisogno per ritemprarmi. O forse è solo il legno con cui sono costruiti i miei due bassi. Devo comprendere meglio che cosa questo legno sta cercando di dirmi. Per ora sto cercando di fare caso a tutto ciò che di legno si presenta lungo il mio cammino ma... Non trovo nulla. Attenderemo. 

Ultimo ma non ultimo. Se qualche anno fa è stato proprio grazie ad una meditazione (solitaria) fatta durante la notte di Mabon a mostrarmi la mia vita passata ed i collegamenti con quella attuale, quest'anno dopo Mabon ho trovato sul mio cammino una persona il cui aspetto ricorda molto qualcuno che, durante quel sogno lucido, ho visto. La cosa mi impaurisce e, al tempo stesso, mi incuriosisce. Da una parte vorrei indagare, dall'altra temo di prendere delle cantonate. Il mio sesto senso, però, mi consiglia prudenza, quindi meglio restare in attesa. 
(Per chi se lo chiedesse: no, nulla a livello amoroso. Sono già felice nella mia nuvoletta rosa da due anni.)

Vedremo che cosa mi riserva il futuro. 

Photo by me: tramonto sulla Burana (FE)

domenica 29 settembre 2019

Arcangeli, foglie dorate e zucchero filato

Come scritto nel mio precedente post dedicato a Mabon, il mese di Settembre per me è sempre stato ricco di magia per diversi motivi. Uno di questi è la festa patronale che, nel mio paesino, si celebra il 29 di settembre, giorno dedicato a San Michele Arcangelo.

Per noi bambini/ragazzi era una festività molto sentita: arrivavano le giostre, la piazza si riempiva di gente, musica, risate, bancarelle. La sera, complice anche la temperatura ancora mite, si usciva con la bicicletta, si raggiungeva il luogo di incontro prefissato - solitamente il monumento ai caduti dei giardini pubblici - e poi via, verso il divertimento.

Con il passare degli anni le cose sono cambiate: meno bancarelle, meno giostre, meno persone, eppure quel pizzico di magia nell'aria lo sento ancora, assieme all'odore dello zucchero filato, del croccante e delle caramelle gommose (tutte cose che ora non posso più mangiare, sigh!).

Questa giornata mi ricorda anche una persona che purtroppo non è più con noi, la mia adorata nonna materna. Ogni anno veniva a "passare il San Michele" a casa nostra. A pranzo mangiavamo i tortellini o i cappellacci di zucca, preparati nei giorni precedenti proprio per l'occasione. Avremmo dovuto attendere il periodo natalizio per mangiarne ancora, in quanto si tratta di uno dei piatti tipici delle feste.  Nel pomeriggio invece si andava in piazza, alle giostre, dove la nonna riusciva sempre a vincere qualsiasi cosa alla ruota della fortuna. Comprava un paio di numeri e automaticamente faceva colpo. Un esempio? Il mio primo radioregistratore portatile me lo vinse lei con una botta di fortuna inaudita. Oppure ci divertivamo a comprare bigliettini alla pesca di beneficenza, portandoci poi a casa gli oggetti più disparati, tra lampade a kerosene, vestiti di Barbie, libri illeggibili, vasetti di fiori che avrebbero tirato le cuoia dopo pochi giorni (io e mamma non abbiamo mai avuto il pollice verde anche se io col tempo ho iniziato a trovare una mia dimensione con i cactus). Ma era divertente e, sopratutto, era un giorno felice per tutti. 

Oggi vorrei quindi ricordare quella felicità innocente, fatta di foglie dorate che creano un tappeto sul viale dei giardini, l'odore dello zucchero filato ed un pensiero alla figura dell'Arcangelo Michele che, scacciando il Male dalla terra, magari scaccerà anche dalla mia vita un po' di tristi pensieri. 

Una piccola curiosità extra legata a questa giornata: dalle nostre parti "fare san Michele" significa traslocare. Solitamente il 29 settembre era la giornata in cui le famiglie che durante il periodo della semina e del raccolto affittavano i casolari attigui ad una porzione di terreno da gestire, tornavano alle proprie dimore in attesa della primavera e, di conseguenza, di un nuovo contratto lavorativo. 




sabato 21 settembre 2019

Mabon, pensieri sparsi sulla mia festività preferita.

Nel mese del Passaggio,
nel difficile varco fra i mondi
l'augurio di custodire 
mentre il buio avanza
la memoria della luce...
(Rosa Carotti)

Oggi si festeggia l'Equinozio di Autunno, conosciuto anche come Mabon.
E', questa, la festa del raccolto, che ci ricorda la discesa di Persefone nell'Ade ed il doloroso distacco dalla madre Demetra. In tempi antichi era proprio in questo periodo che avveniva una delle parti più importanti della vita agraria, prendendosi carico e cura dell'ultimo raccolto dell'anno. Gli ultimi frutti di Madre Terra, con il loro apporto nutritivo ed i colori che si fanno via via più scuri, sono il preludio a quanto ci aspetta nei mesi a venire. L'autunno e l'inverno, infatti, ci accompagneranno in un periodo più buio, in cui non saranno la luce e i colori a farla da padroni. Il freddo ci avvolgerà lentamente, prima con una fredda carezza, in seguito con gelidi soffi. Per questo avremo bisogno delle energie che solamente gli ultimi frutti di Mabon saranno in grado di donarci. 

Settembre per me è sempre stato il mese della rinascita. Sebbene le ore di luce man mano inizino a calare (mio grande cruccio, a dire il vero), si respira un'aria differente, magica, frizzante. Non è troppo caldo ma non è nemmeno troppo freddo, la terra si colora d'oro e di bronzo, la natura s'appresta a prepararsi a un lungo riposo. E il cielo, beh... Quello pare quasi dipinto per quanto è delizioso. 

Mabon diventa quindi il culmine di quanto io amo e desidererei vivere nel corso di un anno intero, anche se probabilmente questo ne affievolirebbe la magia! Ho dei ricordi importanti legati a questa festività, e sebbene questa non sia la sede adatta in cui parlarne, resto comunque perennemente affascinata da un giorno così bello e carico di significato. 

Nel mio paesino il 29 Settembre è festa patronale e dalla settimana precedente arrivano le giostre in piazza. Quando ero piccola per me erano giorni speciali perchè, nonostante l'inizio del nuovo anno scolastico, avevo la possibilità di usufruire di un po' di libertà negli ultimi giorni che ancora ricordavano vagamente l'estate appena trascorsa. Ricordo la mia mamma e la mia nonna che mi portavano alla fiera, mi compravano dolci e regali, ed era un po' come se fosse Natale per me. Insomma, forse è anche per questo che associo Mabon a tanta abbondanza! 

Anche l'inizio delle scuole per me era carico di buoni propositi, idee, voglia di fare (che puntualmente andavano a farsi benedire, causa bullismo costantemente subito, quantomeno fino alle medie. Alle superiori per fortuna le cose si sono decisamente sistemate... Ma questa è un'altra storia). Di conseguenza anche oggi, che di anni ne ho molti di più, arrivo a Settembre con una bucket list infinita. Quest'anno, ad esempio, ho iniziato antigravity in palestra e lezioni di lingua russa - non posso continuare ad ascoltare gli Arkona senza avere la minima idea di cosa stanno dicendo. Sono il mio gruppo preferito e, onestamente, le traduzioni di Google lasciano spesso il tempo che trovano :D 

Mabon, con la sua lunazione associata, è anche il periodo in cui si ricordano gli antenati e si ringraziano per quanto ci hanno insegnato. La figura dell'antenato non deve essere intesa solamente come quella di un lontano parente che purtroppo non è più tra noi, dobbiamo infatti ricordare anche coloro che hanno fatto grandi e piccole cose per poter rendere la nostra terra o la nostra stessa vita un posto migliore. Sicuramente oltre a ricordare i miei cari nonni non potrò fare a meno di rivolgere gratitudine anche ad alcuni scrittori e musicisti che con le loro opere sono stati in grado di forgiare il mio carattere ed il mio pensiero. Sul discorso antenati però mi piacerebbe tornare in uno dei prossimi interventi sul mio blog, perchè è un argomento che mi sta particolarmente a cuore.

Ecco invece qualche consiglio utile per festeggiare al meglio questa giornata:
Mettete delle ceste con della frutta fresca per amici e per la famiglia
Riempite una scodella con della frutta e lasciatela come offerta agli Dei
Fate una cena della fortuna
Riempite un cesto con delle pigne, foglie secche colorate, grano, spighe e rami di pino caduti e lasciatelo vicino alla porta
Andate in un campo di alberi di mele e se potete raccoglietene una dall'albero.
Appendete spighe sulla porta, sulle finestre
Servite una tipica cena di Mabon con del buon vino dal Dio e dei fagioli e verdura dalla Dea. Ideale anche una zuppa con carote, cipolle, patate, radicchio e granturco che combinano le energie del Dio e della Dea.
Fate del vino speziato magari
Preparate delle mele, levando il torsolo e riempendole di crema pasticciera. Da mangiare con una persona speciale.
Raccogliete delle foglie secche coloratissime, per farne dei centrotavola.
E' un buon momento per camminare nei boschi, prendendo erbe secche per usarle sull'altare come decorazione o per le vostre tisane.
Cambiate le scope di casa.
Chiamate gli elementi e ringraziateli per : Terra/casa e finanze, Aria/scuola e conoscenze, Fuoco/carriera e successi, Acqua/emozioni e relazioni.
Telefonate agli amici veri e ringraziateli per averli nella vostra vita
Lasciate una mela in giardino in ricordo di una persona cara scomparsa.
Fate un incanto di protezione legando dei rami di nocciolo con del filo rosso.
Passate per il vostro giardino e toccate tutti i fiori.
Bevete del vino rosso, magari riscaldato sul camino.
Appendete una mela con un filo al soffitto e giocate a morderla con il vostro amore.
Parlate ai bambini del vicinato, sorridete e salutateli quando li incrociate
Fate un mandala di semi e grano per terra, un'offerta per i doni della Madre agli animaletti del giardino o del bosco
Fate un rosario di cortecce
Cucinate al forno delle mele senza torsolo e riempite con burro e cannella.
Comprate un bel collare nuovo al vostro cucciolo.
Onorate gli uccellini e i piccoli animali che vivono vicini alla vostra casa, lasciandogli dei semi e del cibo.
Mettete un pò a posto la casa, mettendo spighe in ogni vaso
Fate delle ghirlande con le viti, ammorbidendole in acqua calda.
Questo è il giorno del vostro ringraziamento alla vita.
Offrite libazioni agli alberi
Rilassatevi, guardate un film, iniziate un nuovo libro, non pensate al lavoro.
Tagliate una mela a metà in maniera che possiate vedere il pentacolo. Questo è un modo per ricordarsi della vita che rinasce.
Fate dei piccoli biberon per uccelli. Prendete delle pigne e rotolatele nel miele, quindi nei semini di cui si cibano.
Raccogliete rami di salici e fatene bacchette, è un'antica usanza druidica.

Insomma, lasciatemi un pochino di felicità, oggi. E' il giorno più bello dell'anno. E spero, un giorno non troppo lontano, di poterlo festeggiare in montagna, tra i boschi, per essere ancora più felice. 

Benedizioni di Mabon a tutti i viandanti che passeranno da queste parti. 

Miryam