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mercoledì 23 agosto 2023

Nomkhubulwane, la Dea Madre degli Zulu

Era da un po' di tempo che non scrivevo nulla in merito ai vari volti delle divinità femminili. Questa mattina mi sono svegliata con un po' di idee in testa, chiedendomi come mai si parli così poco in merito alla mitologia africana. 

Africa: la culla dell'umanità, il luogo in cui si dice fosse ubicato il Giardino dell'Eden, un patrimonio storico e culturale immensi! Eppure, di questo meraviglioso angolo di mondo, si parla solamente quando accade qualcosa di terribile, o quando si decide di eleggerlo come meta delle nostre vacanze. 

Parto allora con una piccola - e certamente non esaustiva - ricerca su colei che corrisponde alla nostra Dea Madre per gli Zulu (ma anche per molte altre popolazioni africane): Nomkhubulwane.

Un dipinto di Trevor Makhoba raffigurante
Nomkhubulwane 

Il suo nome significa "Colei che sceglie la forma animale", per via della capacità di trasformarsi in qualsiasi animale desideri.

In cosmologia Nguni, la Dea è figlia del Creatore Mvelinqangi. Viene chiamata "Inkosikazi yezulu", ovvero "Regina del Cielo". Figlia del Re e la Regina del cielo, è la protettrice di tutte le fanciulle africane che attraversano il periodo della pubertà ed ha a cuore la fertilità delle donne, degli animali e della terra. 

Il suo culto, con l'introduzione del cristianesimo, è andato scemando: Nomkhubulwane rappresenta una figura scomoda e mal vista dalle religioni di stampo patriarcale. Curiosamente, rimane invece in vita il culto del divino maschile: Unkulunkulu. Viene spesso rappresentata come una donna nuda con la lancia in una mano ed un membro maschile nell'altra (è infatti ritenuta la responsabile dell'erezione), a volte la troviamo affiancata ad un ghepardo. 

Le celebrazioni in suo onore coincidono con l'Equinozio di Primavera che, nell'emisfero meridionale, avviene nel mese di settembre, momento che segna anche l'inizio di un nuovo anno. E Nomkhubulwane è proprio la Dea della fertilità, dell'agricoltura e della pioggia vista quale nutrimento principale per la terra. 

Un'antica pratica rituale Zulu vede, durante la stagione dell'aratura, la creazione dell' insimu kaNomkhubulwane (campo di Nomkhubulwane). E' un campo speciale che viene arato da tutta la comunità, prima ancora di iniziare qualsiasi altro lavoro agricolo, e solo gruppi di ragazze ancora vergini possono entrare per prendersene cura. Tuttavia a nessuno è permesso coglierne i frutti, in quanto offerta alla Dea stessa. 

Questa pratica ancora sopravvive nello Zululand: il campo viene curato espressamente da fanciulle ancora vergine ed i suoi frutti sono ad uso e consumo della Dea, oltre che degli animali selvatici. Quanto ne resterà continuerà il proprio ciclo di vita e morte, concimando il campo e rendendolo quindi pronto per l'aratura della stagione successiva.

Occorre ricordare che Nomkhubulwane è anche colei che ha insegnato agli uomini come prendersi cura della terra e preparare i cibi; per questo le comunità si appellavano a lei nei tempi di carestia.

Simbolo di una cultura matriarcale imponente ed orgogliosa, è indicata come colei che ha insegnato alle donne africane come sviluppare ed utilizzare l'energia femminile. Come accade in culture di questo tipo, Nomkhubulwane tramanda la moralità ed ha uno stretto rapporto con la luna, tanto da esser la fautrice dei suoi spostamenti nel cielo. 

Una caratteristica che la rende terribile tanto quanto alcune sue controparti maschili è il metro di giudizio da lei utilizzati per premiare o meno gli uomini. Ad essi distribuisce fortuna o sfortuna in base alle azioni compiute dai loro padri!

Essa è conosciuta anche come Dea dell'arcobaleno. Narra una storia Zulu che gli uomini pregassero Mvelinqangi (il Creatore di tutte le cose) per avere la pioggia. Questi, allora, li accontentò inviando loro Nomkhubulwane: la pioggia, incontrandosi con il sole, diede vita al primo arcobaleno.

lunedì 8 novembre 2021

Rituale di protezione per la casa

Navigando per il web mi sono imbattuta in un interessante rituale di protezione per la casa. Sapevo che per allontanare le negatività dalla propria dimora occorre bruciare foglie di salvia bianca o rosmarino. Non sapendo se l'odore delle erbe bruciate possa dare fastidio al nostro Zeus, ho deciso che darò una chance a questa variante! 

Occorrono tre rametti di rosmarino freschi. In luna calante, devono essere posizionati all'ingresso di casa, in camera da letto e nella stanza in cui si usa trascorrere più tempo. I rami vanno lasciati lì fino a quando non saranno completamente secchi e non dovranno essere toccati se non per essere buttati in un luogo lontano da casa.

Come accade per qualsiasi tipologia di rituale, è l'intenzione la cosa più importante. Nel momento in cui verranno posizionati i rami di rosmarino occorrerà concentrarsi sulla richiesta di protezione da qualsiasi tipo di energia negativa.

martedì 1 ottobre 2019

Avalon e il simbolismo della mela

Attraverso numerosi miti e leggende di diverse culture ed età, il Melo ed il suo frutto, la Mela, è la rappresentazione dell'archetipo della Grande Madre e dei suoi triplici aspetti di Vergine, Madre e Anziana. Infatti, tagliando una mela a metà attraverso l'asse longitudinale, troverai un Pentagramma, la stella a cinque punte. Anche il fiore di melo contiene il simbolismo del cinque (ha infatti cinque petali). Il numero cinque, così come il numero tre erano e sono sacri alla Grande Dea. Rappresenta il punto di fusione della materia e del cielo e la Mela è la celebrazione di questa unione. In breve la mela può essere considerata come un simbolo universale su tutti i livelli del dare e ricevere amore, anche da un punto di vista fisico. Infatti su di un piano materiale la mela è un simbolo di amore sensuale (in alcuni testi il torsolo del frutto tagliato a metà viene equiparato alla vulva), del matrimonio che viene consumato, della bellezza, della gioventù e della fertilità. Trasportando questa interpretazione su di un piano spirituale, la mela viene a rappresentare il Potere dell'Amore, la devozione agli Dei, il superamento della dualità e la comunione con gli Dei. In altre parole, il nostro amore umano, anche nella sua espressione sensuale, è un prototipo o parallelo per l'unione tra una singolo individuo con il divino. Il Melo, in molte leggende, cresce in giardini paradisiaci, come il Giardino dell'Eden, il Giardino delle Esperidi, Avalon, l'Isola delle Mele in cui Artù ferito fu condotto, e le Isole dei Beati.

Il Melo e la Mela nella tradizione Celtica.
Il melo, aval in bretone, occupa un posto di grande rilievo nella mitologia celtica. L'Altro Mondo celtico è spesso disegnato come un'Isola sulla quale crescono i meli, i cui frutti hanno un sapore dolce che ricorda quello del miele. La mela viene quindi ad avere uno stretto legame con l'Aldilà, quasi un frutto dell'immortalità, della scienza e della saggezza, un mezzo per entrare in contatto con l'Altro Mondo, spesso dato agli uomini da esseri provenienti proprio da là.

Ne "La Battaglia degli Alberi", il melo viene definito come "benedetto" e può sorridere accanto alla roccia, emblema di sicurezza e stabilità. "e il benedetto melo selvatico Che ride orgoglioso Dal "Gorchan" di Maelderw, Accanto ala roccia".

Nelle Triadi d'Irlanda si dimostra quanto importante fosse ritenuto l'albero delle mele, tanto che sembra richiedere la pena di morte per chi l'avesse abbattuto illegalmente: "Tre cose che non respirano risarcibili solo con cose che respirano: Un melo, un nocciolo, un bosco sacro". Nelle Leggi di Brehon, leggi di classificazione arborea atte a stabilire la pena per chi abbatteva illegalmente alberi di una determinata specie, il melo è annoverato tra i Sette alberi Signori.

I tre alberi maggiormente riveriti dai Druidi erano il Nocciolo, la Quercia e il Melo, i cui frutti combinati insieme si diceva potessero soddisfare tutte le esigenze dell'umanità. Nell'Isola dei Beati crescono tre mele sacre sull'albero della conoscenza, ciascuna mela contiene una goccia che cadde dal calderone di Ceridwen. La prima goccia rappresenta la Quercia, il principio maschile che include forza, coraggio, giustizia, fedeltà e coraggio; queste virtù si combinano con la seconda goccia che rappresenta il Nocciolo o il principio femminile, saggezza, intuizione, ispirazione e la conoscenza delle segrete arti magiche. Infine la terza goccia, la Mela, rappresenta l'amore e la comunione con il divino. Dalla fusione e dalla simbiosi di questi tre ingredienti magici, amore, intuizione e forza nasce l'immortalità poetica e la divina follia. Il potere delle mele è detto essere la salvezza del poeta, come risulta dalla leggenda gallese di Sion Kent che il Principe dell'Aria cercò di rapire: Kent, ottenuto il potere mangiando qualche boccone di mela, si afferra saldamente al melo, rifugio che gli garantisce assoluta protezione. "Essendo troppo carico di colpe per il cielo, ma al sicuro dall'inferno, egli continua a vagare sulla terra restando inafferrabile", in altre parole, si assicura l'immortalità poetica.

La donna dell'Altro Mondo che viene a cercare Condle, figlio del re Conn delle cento battaglie, gli consegna la mela che sarà sufficiente a nutrirlo per un mese e che non diminuirà mai.

Lugh impone ai figli di Tuireann la cerca di alcuni oggetti meravigliosi, tra cui figurano tre mele del giardino delle Esperidi: chiunque ne mangi non avrà più fame né sete, né dolore né malattie ed esse non si consumeranno mai.


Articolo di Ylenia Viola tratto da http://www.bibrax.org

martedì 24 settembre 2019

Matera, la città della Grande Madre

In questo periodo, leggendo "I luoghi magici del mondo" di Laura Rangoni, ho fatto una scoperta molto interessante. La città di Matera pare che debba il proprio nome ad un'antica e forte presenza del culto dedicato alla Grande Madre (Mater Dea).

Qui veniva infatti venerata la Dea Mefitis o Mefite, una pacifica divinità legata al raccolto, alle acque e alla nascita. Proprio per il suo stretto legame con queste tematiche, Mefitis non solo era accostata ad elementi simboleggianti l'abbondanza (come, ad esempio, cornucopie ricolme di frutti), ma veniva anche ricordata come mediatrice nel passaggio tra vita e morte, stagione calda e stagione fredda, notte e giorno. 

Proteggendo le sorgenti sotterranee della città nel proprio grembo, diede vita ad un forte culto delle acque, testimoniato da misteriosi monumenti tutt'ora visibili in località Murgia Timone. Costituiti da un doppio cerchio di pietre al cui centro si apre un foro nel terreno, questi ci conducono all'ipogeo, il ventre della Madre Terra, ove venivano raccolte le acque termali e solforose, capaci di curare malattie sia umane che animali. A darne ulteriore testimonianza, il grembo della città di Matera è tutt'ora ricco di antri e cunicoli.

In città viene venerata la Vergine Bruna, una Madonna molto particolare e dalle forme arrotondate, legata come Mefitis alla protezione di acque e raccolti. Nell'intera Basilicata sono tuttavia presenti numerosi luoghi dedicati al culto delle acque. Basti, ad esempio, ricordare Lavello, in provincia di Potenza, dove è stato ritrovato un tempio dedicato a Mefitis.


(Ipogeo Matersum, foto da www.ipogeomaterasum.com)