In questa pigra e afosa giornata di agosto voglio raccontarvi come funziona la mia "mission impossible" da archeologa del web. E lo farò mostrandovi l'intero processo: quello che parte da una vecchia pagina dimenticata, piena di link rotti e immagini perse nell'etere, e arriva fino a un nuovo articolo sui miei blog, oppure a una pagina del mio quaderno personale (non tutto ciò che trovo, infatti, può essere divulgato).
Tutto ha avuto inizio in una giornata come questa, tre anni fa. Mi era tornato in mente un bellissimo blog ospitato sulla piattaforma Splinder, sul quale trascorrevo parecchio tempo affascinata dalla scrittura dell'autrice. (Piccolo spoiler: si tratta di Isabella Abbiati, la curatrice dei Mabinogion in lingua italiana).
Consapevole del fatto che Splinder fosse ormai finito nel cimitero dei bit perduti, provai comunque a dare una chance al mio ricordo. Ho digitato il vecchio indirizzo e... me lo sono ritrovato lì, riapparso davanti ai miei occhi. In un periodo storico in cui non ricordiamo a memoria nemmeno il numero di telefono dei nostri familiari, ricordare alla perfezione il nome di quel blog è stato un piccolo miracolo. Ritrovarlo online è stata pura magia.
In due giorni l'ho riletto tutto. Ho ritrovato persino i commenti che avevo lasciato a Isabella: tutti scritti rigorosamente con le "K" al posto del "ch" e altre diavolerie che noi millennials ci eravamo inventati per risparmiare spazio negli SMS e velocizzare la digitazione. Del resto non tutti avevamo internet a casa e io stessa, fino al 2007, trascorrevo ore in biblioteca per accedere alla rete pubblica. Come dicono i giovani d'oggi? Ah sì: ero proprio cringe.
Le poesie, i racconti e persino le semplici pagine di diario di Isabella erano invece fatate come un tempo. Forse, lette oggi da me che sono adulta, sono ancora più belle.
In quel momento il mio primo pensiero è stato: "Devo preservare questa bellezza. Potrebbe sparire di nuovo e, in quel caso, nessuna Wayback Machine verrebbe a salvarmi."
Così ho fatto esattamente quello che facevo quando ho scoperto internet per la prima volta: allora andavo in biblioteca, salvavo su floppy disk tutto quello che mi interessava, portavo il disco a casa e, non avendo mai inchiostro nella stampante, ricopiavo tutto a mano stile amanuense sulle vecchie agende che ti regalavano le banche.
Siccome certe cose non cambiano mai, non avendo una stampante nemmeno oggi, ho preso i miei quaderni, le penne, gli stickers e i washi tape e ho ricopiato tutto a mano. Ci sono volute settimane, ma ne è uscito un quaderno bellissimo.
A quel punto ci avevo preso gusto: ho iniziato a cercare altri siti, scavando nel cassettino della memoria e recuperando indirizzi dal blogroll di Isabella. È stato quello il momento del vero salto nella tana del Bianconiglio.
Più cose interessanti trovavo e più quaderni riempivo, più iniziavo a chiedermi se certe cose (ovviamente non quelle troppo personali) non valesse la pena riportarle davvero online. Racconti, poesie e pensieri di una delicatezza e di una profondità che oggi non si trovano quasi più: non sarebbe il caso di ricominciare a leggerli?
Alla fine, io non sono una grande scrittrice. I miei post sono semplici, non vengono letti quasi più da nessuno, ma non è che me ne crucci particolarmente... altrimenti non sarei qui a lanciare le ennesime parole al vento. Però c'è bisogno di leggere altro. C'è bisogno di provare a vedere il mondo con gli occhi di chi, quando scriveva, non lo faceva per performare, per ricevere like o per mettersi in mostra (per carità, c'erano anche allora, ma in netta minoranza: per farsi vedere c'erano Netlog o MySpace, non i blog). C'è bisogno, soprattutto, di leggere parole scritte da esseri umani e non dall'IA.
Ho deciso così di creare un piccolo sito che raccogliesse tutte queste cose, seguendo il filo conduttore che ho sempre amato: paganesimo, leggende, fiabe popolari e folklore.
A forza di fare i conti con broken link ed errori di pagina, ho ripreso in mano l'HTML (cosa che avevo iniziato a rispolverare durante la pandemia): ho aperto il mio sito di prova su Neocities e ho iniziato a pasticciare. Ne è uscita una prima versione, molto caotica e raffazzonata, di quello che è poi diventato il blog su WordPress "Il baule della strega". È il luogo virtuale in cui raccolgo tutto quel materiale meraviglioso: una piccola capsula del tempo. E grazie a questo progetto, supportato anche da autori importanti come Ippolito Edmondo Ferrario e Micaela Balice, che mi hanno dato il permesso di ripubblicare il loro vecchio materiale non più online, adesso qualcuno ha ancora la possibilità di godere di questo piccolo angolo di web 2.0.
Con il passare del tempo ho deciso di aprire anche un nuovo spazio dedicato alla vecchia grafica: GIF e immagini recuperate da quei vecchi siti che esprimono un modo di fare arte in netto contrasto con le immagini finte e senza anima generate oggi dall'IA. Questo spazio (ancora un work in progress) nasce in memoria di uno dei miei vecchi siti del cuore, Aliworld.it, tanto che ho deciso di riprenderne lo stile grafico della primissima versione del 2003.
Di seguito vi mostro il processo di recupero, step by step.
- Digito sulla Wayback Machine l'indirizzo web che mi interessa e attendo pazientemente che appaia il calendario con tutte le varie versioni del sito. Prendendo ad esempio il mio blog, vediamo che è sicuramente attivo dal 2016 e che la Wayback l'ha salvato diverse volte. Non è detto che ogni salvataggio contenga tutte le informazioni che mi servono, per cui di solito inizio dal salvataggio più "antico".
- Entrata nel sito, posso trovarmi di fronte a due scenari: pagina leggibile e ben strutturata oppure qualcosa di questo tipo (le scritte sono state coperte perchè è presente anche una tagboard/chat):Scritte una sopra all'altra, immagini non più visibili.... Insomma, il disastro atomico!
- A questo punto si inizia a fare sul serio. Per poter leggere correttamente i post presenti su questo sito sono necessarie due cose: la versione semplificata del sito (un tool molto interessante presente nelle impostazioni del browser) oppure, se si mastica un po' di HTML, trovare il codice sorgente e leggere tutto direttamente da là dentro. Questo passaggio risulta essere particolarmente utile se sono presenti anche dei link: nell'immagine di sopra, ad esempio ci sono, ma parzialmente coperti da immagini ed altri box informativi.
- Non sempre tutto quello che non si vede non c'è. Le immagini che nello screenshot qi sopra non appaiono, potrebbero apparire in una "fotografia" precedente del sito, se non addirittura in una successiva (il blogger potrebbe aver ricaricato le proprie immagini o foto su un'altra piattaforma, linkandola negli anni successivi. Poco probabile ma possibile: mi è capitato anche questo!). Di solito controllo tutte le versioni disponibili in Wayback grazie anche al menu "URLS":
Più Captures di una pagina o di un elemento abbiamo, più la probabilità di recuperare un elemento non visibile è alta. - Ora è giunto il momento di passare all'attacco e dar fondo alla mia "cassetta degli attrezzi", recuperando articoli, immagini e appuntandomi cose interessanti che possono essere, ad esempio, link ad altri siti oppure titoli di canzoni, libri o film. Ho addirittura trovato nomi di band semi sconosciute delle quali sono riuscita a recuperare qualche canzone online!
Cosa c'è nella mia "cassetta degli attrezzi"?
La Wayback Machine;
Un buon manuale di HTML;
Le mie vecchie agende (dove ho ritrovato riferimenti preziosissimi a link dimenticati);
Notes di servizio su cui appunto i siti da scovare;
Quaderni e agende per la "bella copia" fatta a mano dei miei ritrovamenti.
Nei miei viaggi nel tempo mi sono imbattuta anche in blog all'apparenza normalissimi. All'epoca chi ne faceva largo uso erano i giovanissimi (dai 14-15 anni in su), per cui tanti post erano sfoghi scolastici, dichiarazioni d'amore o semplici diari. Alcuni non avevano nulla di speciale, ma in altri... che parole meravigliose ho trovato! Che fotografie piene di spensieratezza!
Queste sono le cose che non posso condividere, ma che mi sono altrettanto care. Mi sono imbattuta anche in post molto dolorosi, che mi hanno fatta stare male per diversi giorni. Diari lasciati aperti a metà, nel pieno di un momento difficile... Che cosa sarà successo agli autori di quelle pagine? Spero che quel dolore abbia lasciato presto il posto alla gioia, e che questa abbia fatto mettere la scrittura in secondo piano. Ammetto che leggendo alcune storie ho fantasticato su eventuali finali felici, e se potessi avere una penna per riscriverle e reinterpretarle probabilmente lo farei.
Ma il mio compito non è inventare: è riportare a galla la memoria.
Ci sono due scoperte di cui sono particolarmente orgogliosa di aver salvato dall'oblio digitale, e le metto a pari merito:
Il primissimo sito dedicato a Triora, curato dal già citato scrittore Ippolito Edmondo Ferrario. Quando l'ho contattato per chiedergli se potessi ripubblicare il materiale sul mio blog, mi ha risposto subito di sì.
"Avalon Nemeton", il primo sito italiano dedicato alla tradizione avaloniana. Facendo un po' di ricerche e grazie all'aiuto di un'amica blogger, sono riuscita a risalire al contatto dell'autrice: mi ha dato il permesso di ripubblicarlo e le ho donato il backup di quanto sono riuscita a recuperare. Purtroppo Avalon Nemeton è stato uno di quei siti che ha subito di più la "ruggine" del tempo: parecchi articoli e immagini non sono rimasti nella memoria della Wayback Machine e sono andati perduti per sempre, persino per l'autrice stessa.
Ad oggi ho una lista di circa 300 siti da cui attingere e due siti sui quali sto provvedendo a pubblicare il materiale divulgabile: Il Baule della Strega e La Soffitta delle Fate.
Per correttezza, come ho sempre dichiarato, il solo utilizzo che faccio dell'IA è la gestione dei problemi legati all'HTML: una volta creata la struttura del sito e averla fatta girare su Neocities, se qualcosa non funziona e i tool e manuali online non sono di aiuto, rielaboro la parte incriminata del codice su Gemini. I contenuti invece non vengono ritoccati nemmeno manualmente: a meno che non ci siano grossi errori di grammatica ("o visto" al posto di "ho visto" ad esempio), typo e formattazioni sbagliate, preferisco che tutto rimanga fedele all'originale.















