lunedì 14 ottobre 2019

La danza

La fanciulla zittì allora i propri pensieri ed allontanò dubbi ed incertezze. Socchiuse gli occhi e, dopo alcuni minuti di profondo silenzio, di un silenzio che avvertiva essere insieme interiore ed esterno, iniziò a sentire che una parte di lei, in un certo senso, si sintonizzava sulle onde morbide della dolcezza, e vi si abbandonava. A poco a poco, tutto dentro di lei si sciolse e si ritrovò a cantare una nenia che non credeva di conoscere, simile a quella che altre volte aveva udito intonare dalla Maestra mentre accendeva il fuoco. Mentre cantava, la fiamma del grande camino sembrava farsi via via più vivace, e quando la voce della Maestra si unì alla sua la fanciulla si ritrovò a danzare. Era una danza che, ad occhi normali, sarebbe parsa stranissima: danzava al dolce languore che la stava vivificando, danzava al Fuoco, danzava alla pioggia di lucine colorate che si era riversata nella stanza. Ed il suo canto continuava, in un crescendo di abbandono, facendosi sempre più sommesso e più interiore: solo la Maestra poteva ormai udirlo, la Maestra e tutte le invisibili presenze che popolavano l'antica Casa.

Barbara Fiore, La Signora dell'antica Casa


mercoledì 9 ottobre 2019

Avalon Within di Jhenah Telyndru... Finalmente tra le mie mani!

Ecco uno dei libri che per anni è rimasto nella mia wishlist e che, finalmente, è tra le mie mani: Avalon Within di Jhenah Telyndru.
Onestamente non riesco a comprendere come mai questo non sia mai stato tradotto in italiano, ringrazio quindi la Dea e la buona sorte di avere una discreta conoscenza della lingua inglese per poterlo comprendere senza grosse difficoltà!
Per chi segue o prova interesse per il percorso avaloniano, questo è IL TESTO per eccellenza. L'autrice parte dalla mitologia avaloniana, compresi quindi i luoghi ad essa sacri, per poi giungere ad una vera e propria spiegazione del percorso stesso, punto per punto. 
Non vedo l'ora di iniziare a leggerlo - gli ultimi due giorni, per me, sono stati davvero pienotti! - e poterne parlare su queste pagine. So solo che sono tanto, tanto emozionata!


martedì 8 ottobre 2019

Riflessioni post-Mabon


Dopo diversi giorni trovo finalmente il tempo di esprimere a parole quanto è accaduto la sera di Mabon e quanto ciò sta in parte rivoluzionando i miei pensieri - ovviamente in bene. 
La sera del 23 Settembre, assieme ad un'amica, ho partecipato ad un evento proposto dalla Casa della Dea, associazione di Spinea (VE) che si occupa principalmente di promuovere iniziative legate al paganesimo, in particolare associate alla corrente avaloniana. 

Durate la serata, dopo una meditazione collettiva (cosa a cui non avevo mai partecipato ma che mi ha positivamente colpita) abbiamo percorso un labirinto, lasciando al di fuori di esso un simbolo di ciò di cui vogliamo liberarci. Al centro, invece, un contenitore ove i simboli di ciò che vogliamo (continuare) a portare con noi nel nostro cammino. 

Com'è stato? Credo che "liberatorio" sia il termine corretto. 
Cosa ho deciso di lasciare fuori dal mio percorso? La pesantezza, sia mentale che fisica, e il doloroso ricordo di una persona con la quale nulla voglio più avere a che fare nella vita. 
Ad ogni passo percorso all'interno del labirinto cercavo di immaginare questi pesi distaccarsi, riducendosi a brandelli, e disperdersi per strada, dissolversi nel vento. Un passo dopo l'altro, un battito di tamburo ed un battito del cuore, fino al centro del labirinto. 
Lì ho recuperato il simbolo di ciò che voglio ottenere e mantenere (un disegno che ora porto con me ogni giorno), poi ho percorso la spirale opposta del labirinto, uscendone sollevata e libera. 

Al termine di tutto il percorso, comprese le meditazioni sui simboli dell'olio, del vino, dell'aceto e del sale, ho cercato di mettere assieme tutti i pezzetti di ciò che ho vissuto e percorso fino ad ora, in attesa di trovare la chiave, l'illuminazione.... Non so nemmeno io esattamente come spiegare che cosa stessi effettivamente cercando. Forse la spinta giusta, ecco. 

E sono giunta ad una conclusione: la spinta, la chiave, è sempre stata la creatività. Purtroppo negli ultimi anni questa è stata abbandonata, in funzione di una maggiore razionalità richiesta dal lavoro e dalle responsabilità familiari. Ebbene, non dovevo abbandonarla. Mi sono lasciata andare, ho messo in un angolo i miei sogni, e mi manca da morire quella sensazione di farfalle allo stomaco quando componi una nuova canzone, dai vita ad un nuovo giro di basso o, più semplicemente, ti ritrovi con i giusti musicisti a suonare la giusta musica. Così come mi manca la voglia di tornare a disegnare: quanta nostalgia nel vedere le mie matite colorate, anche se tutto sommato sono sempre stata una schiappa e per lo più disegno solo omini stilizzati! Eppure mi mancano anche loro!
Mi manca poter dedicare tempo ai miei blog, mi manca giocare di ruolo, mi manca quel mondo di fantasia che ero riuscita a creare e in cui mi rifugiavo per evadere da tutto e da tutti. 
E' giunto il momento di ritrovare il tempo per tutte queste cose. Non so come, non so quando, ma ne ho bisogno. 

In più ho avuto una piccola illuminazione, a cui ancora non sono riuscita a dare un significato. Durante la meditazione ho visto il legno. Rami, alberi, assi di legno, case di montagna costruite in legno. Magari sono i miei amati boschi che mi reclamano, di cui ho bisogno per ritemprarmi. O forse è solo il legno con cui sono costruiti i miei due bassi. Devo comprendere meglio che cosa questo legno sta cercando di dirmi. Per ora sto cercando di fare caso a tutto ciò che di legno si presenta lungo il mio cammino ma... Non trovo nulla. Attenderemo. 

Ultimo ma non ultimo. Se qualche anno fa è stato proprio grazie ad una meditazione (solitaria) fatta durante la notte di Mabon a mostrarmi la mia vita passata ed i collegamenti con quella attuale, quest'anno dopo Mabon ho trovato sul mio cammino una persona il cui aspetto ricorda molto qualcuno che, durante quel sogno lucido, ho visto. La cosa mi impaurisce e, al tempo stesso, mi incuriosisce. Da una parte vorrei indagare, dall'altra temo di prendere delle cantonate. Il mio sesto senso, però, mi consiglia prudenza, quindi meglio restare in attesa. 
(Per chi se lo chiedesse: no, nulla a livello amoroso. Sono già felice nella mia nuvoletta rosa da due anni.)

Vedremo che cosa mi riserva il futuro. 

Photo by me: tramonto sulla Burana (FE)

mercoledì 2 ottobre 2019

Inno orfico

Ascolta, Dea regina,
portatrice di luce,
Luna divina,
Mene dalle corna di toro,
che corri di notte,
ti aggiri nell'aria,
notturna, portatrice di fiaccole, fanciulla,
Mene dai begli astri,
crescente e calante, femmina e maschio,
splendente, ami i cavalli, madre del tempo, portatrice di frutti,

Inno Orfico - Luna


(Art by Henry Clive)

martedì 1 ottobre 2019

Avalon e il simbolismo della mela

Attraverso numerosi miti e leggende di diverse culture ed età, il Melo ed il suo frutto, la Mela, è la rappresentazione dell'archetipo della Grande Madre e dei suoi triplici aspetti di Vergine, Madre e Anziana. Infatti, tagliando una mela a metà attraverso l'asse longitudinale, troverai un Pentagramma, la stella a cinque punte. Anche il fiore di melo contiene il simbolismo del cinque (ha infatti cinque petali). Il numero cinque, così come il numero tre erano e sono sacri alla Grande Dea. Rappresenta il punto di fusione della materia e del cielo e la Mela è la celebrazione di questa unione. In breve la mela può essere considerata come un simbolo universale su tutti i livelli del dare e ricevere amore, anche da un punto di vista fisico. Infatti su di un piano materiale la mela è un simbolo di amore sensuale (in alcuni testi il torsolo del frutto tagliato a metà viene equiparato alla vulva), del matrimonio che viene consumato, della bellezza, della gioventù e della fertilità. Trasportando questa interpretazione su di un piano spirituale, la mela viene a rappresentare il Potere dell'Amore, la devozione agli Dei, il superamento della dualità e la comunione con gli Dei. In altre parole, il nostro amore umano, anche nella sua espressione sensuale, è un prototipo o parallelo per l'unione tra una singolo individuo con il divino. Il Melo, in molte leggende, cresce in giardini paradisiaci, come il Giardino dell'Eden, il Giardino delle Esperidi, Avalon, l'Isola delle Mele in cui Artù ferito fu condotto, e le Isole dei Beati.

Il Melo e la Mela nella tradizione Celtica.
Il melo, aval in bretone, occupa un posto di grande rilievo nella mitologia celtica. L'Altro Mondo celtico è spesso disegnato come un'Isola sulla quale crescono i meli, i cui frutti hanno un sapore dolce che ricorda quello del miele. La mela viene quindi ad avere uno stretto legame con l'Aldilà, quasi un frutto dell'immortalità, della scienza e della saggezza, un mezzo per entrare in contatto con l'Altro Mondo, spesso dato agli uomini da esseri provenienti proprio da là.

Ne "La Battaglia degli Alberi", il melo viene definito come "benedetto" e può sorridere accanto alla roccia, emblema di sicurezza e stabilità. "e il benedetto melo selvatico Che ride orgoglioso Dal "Gorchan" di Maelderw, Accanto ala roccia".

Nelle Triadi d'Irlanda si dimostra quanto importante fosse ritenuto l'albero delle mele, tanto che sembra richiedere la pena di morte per chi l'avesse abbattuto illegalmente: "Tre cose che non respirano risarcibili solo con cose che respirano: Un melo, un nocciolo, un bosco sacro". Nelle Leggi di Brehon, leggi di classificazione arborea atte a stabilire la pena per chi abbatteva illegalmente alberi di una determinata specie, il melo è annoverato tra i Sette alberi Signori.

I tre alberi maggiormente riveriti dai Druidi erano il Nocciolo, la Quercia e il Melo, i cui frutti combinati insieme si diceva potessero soddisfare tutte le esigenze dell'umanità. Nell'Isola dei Beati crescono tre mele sacre sull'albero della conoscenza, ciascuna mela contiene una goccia che cadde dal calderone di Ceridwen. La prima goccia rappresenta la Quercia, il principio maschile che include forza, coraggio, giustizia, fedeltà e coraggio; queste virtù si combinano con la seconda goccia che rappresenta il Nocciolo o il principio femminile, saggezza, intuizione, ispirazione e la conoscenza delle segrete arti magiche. Infine la terza goccia, la Mela, rappresenta l'amore e la comunione con il divino. Dalla fusione e dalla simbiosi di questi tre ingredienti magici, amore, intuizione e forza nasce l'immortalità poetica e la divina follia. Il potere delle mele è detto essere la salvezza del poeta, come risulta dalla leggenda gallese di Sion Kent che il Principe dell'Aria cercò di rapire: Kent, ottenuto il potere mangiando qualche boccone di mela, si afferra saldamente al melo, rifugio che gli garantisce assoluta protezione. "Essendo troppo carico di colpe per il cielo, ma al sicuro dall'inferno, egli continua a vagare sulla terra restando inafferrabile", in altre parole, si assicura l'immortalità poetica.

La donna dell'Altro Mondo che viene a cercare Condle, figlio del re Conn delle cento battaglie, gli consegna la mela che sarà sufficiente a nutrirlo per un mese e che non diminuirà mai.

Lugh impone ai figli di Tuireann la cerca di alcuni oggetti meravigliosi, tra cui figurano tre mele del giardino delle Esperidi: chiunque ne mangi non avrà più fame né sete, né dolore né malattie ed esse non si consumeranno mai.


Articolo di Ylenia Viola tratto da http://www.bibrax.org

lunedì 30 settembre 2019

Canto di Galadriel

Cantavo di foglie, di foglie dorate, e sulle foglie l'oro brillava,
Cantavo del vento, ed il vento incantato tra le fronde e le foglie giocava.
Al lume del Sole, al raggio di Luna, sul Mare brillava la schiuma.
Un albero d'oro, ad Ilmarin ermo, su lidi e su spiagge profuma.
Al lume di stelle di Sempre-vespro esso si vedea brillar,
Ai piedi delle mura di Elven Tirion, rifulgeva ad Eldamar.
Ivi da anni ed anni crescon le foglie d'oro,
Qui sui Mari Nemici gli Elfi piangono in coro.
Oh Lórien ! Giunge l'Inverno, l'Ora nuda e spoglia,
Il Fiume fugge via, e trascina con sé la foglia.
Oh Lórien ! Sulla Riva Citeriore troppo tempo ho passato,
Sbiadita è la mia corona d'elanor dorato.
Ma se adesso di navi dovessi cantare, qual nave vedrei arrivare,
Qual nave potrebbe ormai portare Galadriel al di là del mare?



J. R. R. Tolkien

Art by Ivan Cavini

domenica 29 settembre 2019

Arcangeli, foglie dorate e zucchero filato

Come scritto nel mio precedente post dedicato a Mabon, il mese di Settembre per me è sempre stato ricco di magia per diversi motivi. Uno di questi è la festa patronale che, nel mio paesino, si celebra il 29 di settembre, giorno dedicato a San Michele Arcangelo.

Per noi bambini/ragazzi era una festività molto sentita: arrivavano le giostre, la piazza si riempiva di gente, musica, risate, bancarelle. La sera, complice anche la temperatura ancora mite, si usciva con la bicicletta, si raggiungeva il luogo di incontro prefissato - solitamente il monumento ai caduti dei giardini pubblici - e poi via, verso il divertimento.

Con il passare degli anni le cose sono cambiate: meno bancarelle, meno giostre, meno persone, eppure quel pizzico di magia nell'aria lo sento ancora, assieme all'odore dello zucchero filato, del croccante e delle caramelle gommose (tutte cose che ora non posso più mangiare, sigh!).

Questa giornata mi ricorda anche una persona che purtroppo non è più con noi, la mia adorata nonna materna. Ogni anno veniva a "passare il San Michele" a casa nostra. A pranzo mangiavamo i tortellini o i cappellacci di zucca, preparati nei giorni precedenti proprio per l'occasione. Avremmo dovuto attendere il periodo natalizio per mangiarne ancora, in quanto si tratta di uno dei piatti tipici delle feste.  Nel pomeriggio invece si andava in piazza, alle giostre, dove la nonna riusciva sempre a vincere qualsiasi cosa alla ruota della fortuna. Comprava un paio di numeri e automaticamente faceva colpo. Un esempio? Il mio primo radioregistratore portatile me lo vinse lei con una botta di fortuna inaudita. Oppure ci divertivamo a comprare bigliettini alla pesca di beneficenza, portandoci poi a casa gli oggetti più disparati, tra lampade a kerosene, vestiti di Barbie, libri illeggibili, vasetti di fiori che avrebbero tirato le cuoia dopo pochi giorni (io e mamma non abbiamo mai avuto il pollice verde anche se io col tempo ho iniziato a trovare una mia dimensione con i cactus). Ma era divertente e, sopratutto, era un giorno felice per tutti. 

Oggi vorrei quindi ricordare quella felicità innocente, fatta di foglie dorate che creano un tappeto sul viale dei giardini, l'odore dello zucchero filato ed un pensiero alla figura dell'Arcangelo Michele che, scacciando il Male dalla terra, magari scaccerà anche dalla mia vita un po' di tristi pensieri. 

Una piccola curiosità extra legata a questa giornata: dalle nostre parti "fare san Michele" significa traslocare. Solitamente il 29 settembre era la giornata in cui le famiglie che durante il periodo della semina e del raccolto affittavano i casolari attigui ad una porzione di terreno da gestire, tornavano alle proprie dimore in attesa della primavera e, di conseguenza, di un nuovo contratto lavorativo.