venerdì 24 luglio 2026

The House of Automata

Il Paese delle Meraviglie esiste: si chiama The House of Automata e si trova a Forres, in Scozia. 

Michael e Maria sono una coppia di artisti che ha deciso di dedicarsi, da trent'anni a questa parte, al restauro di automi. Entrare nel loro laboratorio è proprio come fare un salto nella tana del Bianconiglio: ad attenderci troviamo un'orchestra di gattini, un simpatico orso beone, una delicata dama che cuce abiti senza sosta, teatrini improbabili... E il Bianconiglio? C'è anche lui, e ci osserva curioso facendo capolino da dentro un cavolo magico. 

Il lavoro di Michael e Maria, supportato dal figlio Hector, è fatto di sensibilità, una continua ricerca storica e tanta precisione. 

Michael è un orologiaio specializzato, ed è proprio grazie alla sua esperienza che un giorno, dopo essere rimasto affascinato da un uccello canoro meccanico del Settecento, ha deciso di intraprendere questo viaggio pieno di magia. 

Tra le opere restaurate e attualmente presenti all'interno del museo-laboratorio, una delle più stupefacenti è Nancy. Allego questo vecchio video che, essendo un po' sgranato, non ne rende la completa bellezza. Per chi avesse tempo (che sarà comunque ben speso) c'è un video un pò più lungo in cui possiamo vedere tutti i suoi movimenti nel dettaglio. Perchè questa centenaria meraviglia non si limita a muovere testa, occhi, gambe e braccia, ma se la si osserva attentamente possiamo anche vederla respirare mentre alza ed abbassa lievemente il petto. 

La storia degli automi è lunga ed affascinante. Non si tratta, infatti, di opere di ingegeneria moderna databili, al massimo, a fine Ottocento: si hanno testimonianze già a partire dal III secolo avanti Cristo nel mondo ellenistico. 

Su Wikipedia ho trovato questo interessantissimo resoconto presente nel testo del Libro del Vuoto Perfetto (Liè Zĭ) scritto nel III secolo a.C. In esso vi è una descrizione di un incontro tra re Mu del regno di Zhou (1023-957 a.C.) e un ingegnere meccanico chiamato Yan Shi.

«Il re rimase stupito alla vista della figura. Camminava rapidamente, muovendo su e giù la testa, e chiunque avrebbe potuto scambiarlo per un essere umano vivo. L'artefice ne toccò il mento e iniziò a cantare perfettamente intonato. Toccò la sua mano e mimò delle posizioni tenendo perfettamente il tempo... Verso la fine della dimostrazione, l'automa ammiccò e fece delle avance ad alcune signore lì presenti, il che fece infuriare il re che avrebbe voluto Yen Shih [Yan Shi] giustiziato sul posto ed egli, per la paura mortale, istantaneamente ridusse in pezzi l'automa al fine di spiegarne il suo funzionamento. E, in effetti, dimostrò che l'automa era fatto con del cuoio, del legno, della colla e della lacca, bianco, nero, rosso e blu. Esaminandolo più da vicino il re vide che erano presenti tutti gli organi interni: un fegato completo, una cistifellea, un cuore, dei polmoni, una milza, dei reni, lo stomaco ed un intestino. Inoltre vide che era fatto anche di muscoli, ossa, braccia con le relative giunture, pelle, denti, capelli, ma tutto artificiale... Poi il re fece la prova di togliergli il cuore e osservò che la bocca non era più in grado di proferir parola. Gli tolse il fegato e gli occhi non furono più in grado di vedere; gli tolse infine i reni e le gambe non furono più in grado di muoversi. Il re ne fu deliziato.» 

Sarebbe interessante comprendere che cosa abbia spinto il primo essere umano a riprodurre fedelmente un proprio simile meccanico! Forse si trattava di una piccola rivincita nei confronti della mortalità, e a questo punto non posso non pensare al golem della tradizione ebraica, una creatura sprovvista di anima ma con capacità sovrumane e sulla cui esistenza solo il suo padrone può esercitare il potere. Un bello scacco matto nei confronti della Signora con la Falce. 

martedì 21 luglio 2026

Delusione libraria

A tutti capita, prima o poi, di ritrovarsi tra le mani un libro che promette bene e poi si rivela l'esatto opposto di ciò che ci si aspettava.

Nel corso della mia "carriera" di lettrice sono stata abbastanza fortunata: difficilmente mi è capitato con libri che avevo acquistato. E quando è successo con volumi pagati di tasca mia, si trattava comunque di reperti da mercatino dell'usato. Pochi spicci. 

Recentemente, invece, mi è capitato con un libro nuovo di zecca. Non ne farò il nome perchè non mi sembra giusto denigrare l'opera di qualcuno che ha comunque scritto bene e sicuramente ha una nicchia di lettori interessati all'argomento.

Ciò che mi ha messa in crisi è l'enorme quantità di scene di sesso ASSOLUTAMENTE INUTILI che permeano le pagine di questa storia. Io ho acquistato un romanzo storico, come da trama e come da titolo. Non volevo leggere un romance. Non volevo una storia piena di erotismo. 

E, credetemi, io non sono una bacchettona. Ho letto "La Venere in pelliccia" di von Sacher-Masoch e "Il petalo cremisi e il bianco" di Faber: non ne sono rimasta nè turbata nè disgustata. Sapevo a cosa stavo andando incontro e la scrittura dei due autori non si è mai rivelata volgare. Perchè se c'è una cosa che non sopporto è la volgarità gratuita inserita ad ogni costo in un'opera artistica che non nasce per essere erotica. Altrimenti, ragazzi, davvero, mi guardo un carnaccio. 

Ecco, la lettura del libro di cui parlavo mi ha dato questa sensazione: la visione di un carnaccio non richiesto, nel momento esatto in cui cercavo altro. Come quando scaricavi video musicali da Emule e, una volta aperti, ti trovavi di fronte una serie di tette e culi da far invidia alla spiaggia naturista di Lido di Dante. Magari con tanto di mamma che passava dietro di te per vedere che cosa avevi scaricato. Vaglielo a spiegare. 

Ad ogni modo ho chiuso il libro a pagina 40 e mi son cuccata un bel blocco dello scrittore.

Se qualcuno tra di voi fosse interessato all'acquisto del libro (spese di spedizione incluse nel prezzo originale di copertina) mi faccia sapere. Almeno rientro di qualche euro. 

domenica 5 luglio 2026

Insulti eleganti del secolo scorso


Sto trascorrendo il weekend scartabellando tra vecchie riviste.

Improvvisamente il mio occhio cade su questa risposta che la redazione del "Radio Orario" nel 1925 ha fornito ad un poco abile solutore d'enigmistica.

Beh... Posso dire una cosa? CHAPEAU 

giovedì 2 luglio 2026

L'Irlanda ti entra dentro

 Selciato del Gigante

L'Irlanda ti entra dentro. Punto. Dolcemente, quasi per incanto. Non te ne rendi nemmeno conto lì per lì. Poi la sera rifletti, e ci ripensi. E capisci che quella è la tua strada. 

Non sono riuscita a trovare l'autore originale di queste parole, ma sanno così tanto di casa... 

Immagine: Giant's Causeway, da Irlandaperitaliani.it 

martedì 30 giugno 2026

Mi sa che faccio una pazzia

Non so se a darmi più alla testa sia stato il caldo o la menopausa. 

Fatto sta che alla veneranda età di #nonsidice anni ho deciso di scrivere un libro.

Chi? Io? Quella che scrive male, che non ha fantasia, che ha detto che non scriverà mai un libro?

Ovvio.

Il punto è che non si tratterà di un racconto, un romanzo o una raccolta di poesie. 

Sarà semplicemente una raccolta delle mie ricerche dedicate a quelle "streghe che fanno cose" a cui ho destinato una sezione intera del mio blog. Un modo per mettere a posto i miei appunti sparsi tra fogli volanti, post-it, blog e agende. 

Nessuna opera di fantasia dunque. Nessuna storia inventata. Nessuna rima scritta di mio pugno. E soprattutto niente IA.

Saranno storie di scrittrici, musiciste, attrici, poetesse ed artiste. Donne che hanno vissuto vite ordinarie e al tempo stesso straordinarie.  Figlie, madri, nonne. Nomi apparsi per un breve istante su una rivista, un quotidiano locale, un cartellone pubblicitario e poi dimenticati.

Poi non so cosa ne farò. Quasi sicuramente lo stamperò e lo terrò solo per me stessa, perchè alla gente non interessa più molto leggere, purtroppo, e men che meno di queste cose. Ma nel mio piccolo avrò reso onore alle nostre antenate, e quello prima o poi ripaga sempre. Di tutto.

Florence Evelyn Nesbit

 

venerdì 19 giugno 2026

Iperico

 

Quest'erba è chiamata Scacciadiavoli dai Filosofi. È cosa sperimentata che solamente questo seme scacci i diavoli e le loro allucinazioni... Ne è stata somministrata a una giovinetta che durante la notte veniva tormentata da un diavolo, e tale erba lo ha fatto fuggire.

(Johannes de Rupescissa, Trattato sulla Quintessenza, II)


martedì 5 maggio 2026

Il corteggiamento ed il matrimonio

Di solito si pensa alla primavera come al periodo dei matrimoni. Io invece ho scelto di sposarmi in autunno, appena dopo la celebrazione di Mabon. 

Sì, alla fine io e il Futuro Marito abbiamo deciso che sarebbe il caso di diventare Futuri Sposi! La celebrazione sarà rigorosamente con rito pagano, un centinaio di ospiti, karaoke e tavolate di giochi di società perchè il nostro non sarà un matrimonio normale dove tutti mangiano e si annoiano - o si ubriacano per non annoiarsi.

Ho fatto l'errore di fare un paio di domande sul subreddit dedicato ai matrimoni e un sacco di tizie isteriche mi hanno attaccata dicendo "Ma come ti è saltato in mente? Le persone ai matrimoni vogliono ballare e socializzare!". Tesori miei, se c'è una cosa che non vedrete mai fare a mio padre, con tutto il bene, è ballare. Sta in sedia rotelle, fate vobis. 

Sul socializzare poi lasciamo perdere che i miei amici son quasi tutti misantropi certificati!

Insomma, se voglio organizzare una SCHIFOTOMBOLA il giorno del mio matrimonio, lo faccio. E con gusto pure!

Fatta questa piccola premessa, ho trovato su un vecchio sito non più online questo articoletto dedicato al corteggiamento e al matrimonio ai tempi dei nostri nonni. Oltre a copiarlo su uno dei miei millemila quaderni (io, in casa, ho robe che manco gli amanuensi...), ho pensato potesse essere carino inserirlo sulle pagine del mio blog. Magari avete qualche testimonianza anche voi da aggiungere!

Se fosse stato nero, probabilmente
lo avrei preso così!

Nonna M@ vi vuole raccontare come, ai tempi suoi, avveniva il corteggiamento e piano piano si giungeva al matrimonio; sorriderete certamente nel leggere, ma credete, nei piccoli paesi dove la vita trascorreva con semplicità, un matrimonio era una grande festa, un'occasione per radunare amici e parenti lontani…..

Il corteggiamento delle ragazze si svolgeva con un rito ben preciso.
Il giovanotto al quale interessava una ragazza cercava di farsi notare lanciandole sguardi furtivi ai quali la ragazza faceva finta di non accorgersi.

Molte volte erano le amiche, complici del giovane a dirle dell'interesse che aveva suscitato.

Ad un certo punto, il giovanotto, per sapere se il suo amore era corrisposto, lanciava un sassolino alla ragazza e se lei lo raccoglieva significava che il suo amore era corrisposto.
Ogni paese poi aveva le sue abitudini: ed esempio il lancio di una colomba di pezza che presa al volo significava che il corteggiamento sarebbe andato a buon fine.
Molte volte i matrimoni erano combinati dagli anziani, sovente per unire case e campi e assicurare un certo benessere ai figli che sarebbero nati.
Durante il fidanzamento, il giovanotto poteva andare a trovare la futura sposa tre sere la settimana (I dì 'd marca) ma non poteva stare solo con lei.
Una nonna o zia o i genitori erano sempre presenti alla visita. Ai genitori era affidato il compito della stipula del contratto di nozze in cui venivano elencati i beni e la biancheria che la futura sposa avrebbe portato in dote.
Le ragazze iniziavano a preparare il corredo da piccole. Dozzine di lenzuola, asciugamani, camicie, mutandoni e tutto quanto occorreva per la casa era accuratamente cucito a mano e ricamato.
Ricordo Zia Sandra che, aiutandomi a preparare il corredo di mia figlia mi diceva: "Il corredo della sposa non dovrebbe mai essere cucito a macchina."
Più il corredo era grande più la sposa era gradita soprattutto dalla futura suocera. Le lenzuola erano tessute con la canapa e il lino, molte volte coltivato e lavorato e tessuto dalle donne di casa nei vecchi telai a mano.
Una grande attenzione era posta nella preparazione dei materassi di lana che sarebbero durati una vita intera e usati poi, anche dai figli.
Qualche settimana prima del matrimonio, amiche e parenti della sposa si radunavano a casa di quest'ultima per scardassare la lana da utilizzare per confezionare il materasso nuziale.
Il lavoro, che impegnava tutto il pomeriggio, trascorreva allegramente tra canti, racconti e pettegolezzi; la futura sposa offriva alle amiche nocciole e dolci fatti in casa.

Gli uomini erano esclusi da questa riunione, alla quale erano però ammessi i bambini.
La lana, così preparata, veniva raccolta in un grande lenzuolo, esposta al sole ed infine consegnata al materassaio.
Nelle famiglie più povere i materassi erano confezionati con paglia.
Per i bambini era usanza fare i materassi con le foglie di faggio, resistenti e morbide.

Ogni mattina si mettevano al sole così si asciugavano da eventuali inondazioni notturne.
Le amiche della sposa, terminato il lavoro, si fissavano un appuntamento per il giorno precedente il matrimonio per preparare il letto nuziale che non doveva essere toccato dalla sposa e neppure dai suoi famigliari, prima della celebrazione del rito.
L'occasione era spesso sfruttata per giocare qualche scherzo agli sposi, appendendo dei campanelli sotto il letto oppure preparando il sacco con le lenzuola.
Al rito nuziale seguiva il pranzo di nozze preparato in casa da madri, zie, nonne e gli invitati erano sempre numerosi. Il banchetto si protraeva per tutto il pomeriggio e per buona parte della serata, e sovente gli amici allietavano la notte di nozze degli sposi con serenate.
La sposa il giorno delle nozze riceveva in dono orecchini, spilla, anello e catenella d'oro e quelli erano gli unici gioielli di sua proprietà, che avrebbe ricevuto nel corso della sua vita, salvo quelli ereditati da mamme e nonne.

(articolo tratto dal sito non più online Donneinweb.org)