Visualizzazione post con etichetta I Pensieri della Strega. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta I Pensieri della Strega. Mostra tutti i post

lunedì 27 luglio 2026

16 ottobre 2022

16 ottobre, 2022.

Una gibbosa luna calante rossa si staglia sul cielo di inizio autunno. E tutt'attorno campi, strade asfaltate ed un poco dissestate, mentre il borbottio del motore dell'auto fende il silenzio della notte. 

C'è una casa, a pochi metri dall'incrocio, che ci saluta con una fila di palloncini sgonfi appesi fuori dal cancello, ricordo di una festa appena trascorsa... O forse di una festa che non c'è mai stata. 

Guardo le finestre aperte, illuminate, delle dimore sparse lungo il tragitto. Compio una piccola effrazione, spiando l'interno delle case degli altri, che sanno di piccole cose nostalgiche e lontane. Oh, così lontane...

E in quest'autunno campestre, libero, fresco e malinconicamente felice, sto respirando un'aria che tra otto mesi non respirerò mai più. 

Ma questo, ancora, non lo so.  

 

Recentemente ho ritrovato sulle vecchie note del telefono alcune brevi immagini che mi ero appuntata quattro anni fa: all'epoca volevo scriverci qualcosa. A rileggerle oggi, però, fanno tanto male. 
Forse allora avrei scritto qualcosa di più allegro, ma oggi non è più così.

martedì 30 giugno 2026

Mi sa che faccio una pazzia

Non so se a darmi più alla testa sia stato il caldo o la menopausa. 

Fatto sta che alla veneranda età di #nonsidice anni ho deciso di scrivere un libro.

Chi? Io? Quella che scrive male, che non ha fantasia, che ha detto che non scriverà mai un libro?

Ovvio.

Il punto è che non si tratterà di un racconto, un romanzo o una raccolta di poesie. 

Sarà semplicemente una raccolta delle mie ricerche dedicate a quelle "streghe che fanno cose" a cui ho destinato una sezione intera del mio blog. Un modo per mettere a posto i miei appunti sparsi tra fogli volanti, post-it, blog e agende. 

Nessuna opera di fantasia dunque. Nessuna storia inventata. Nessuna rima scritta di mio pugno. E soprattutto niente IA.

Saranno storie di scrittrici, musiciste, attrici, poetesse ed artiste. Donne che hanno vissuto vite ordinarie e al tempo stesso straordinarie.  Figlie, madri, nonne. Nomi apparsi per un breve istante su una rivista, un quotidiano locale, un cartellone pubblicitario e poi dimenticati.

Poi non so cosa ne farò. Quasi sicuramente lo stamperò e lo terrò solo per me stessa, perchè alla gente non interessa più molto leggere, purtroppo, e men che meno di queste cose. Ma nel mio piccolo avrò reso onore alle nostre antenate, e quello prima o poi ripaga sempre. Di tutto.

Florence Evelyn Nesbit

 

martedì 14 aprile 2026

Mood of the day

 


Ma più che altro per la matttonata in testa. 
Sarà il meteo piovoso ed impietoso, il ciclo o il fatto che stanotte ho dormito malissimo?
O perchè ho avuto un fine settimana sull'incazzatello andante?
A occhio direi un mix di tutte e quattro le cose. 

Al momento necessiterei solo di un letto con un materasso decente ed una tisana bollente. 

Vada per la tisana intanto.  

venerdì 10 aprile 2026

Tenere un blog nel 2026 ha ancora senso?

 
L'altra sera ho letto un paio di articoli online. Si parlava di blog e di quanto abbia senso, nel 2026, continuare a scriverci su. Perché, diciamoci la verità, se stai leggendo queste mie parole i casi sono due: o mi conosci da almeno vent'anni, oppure sei qui per un caso fortuito, un allineamento dei pianeti che si verifica ogni 500 anni, quindi fino al 2526 non ci vedremo più (peccato).

Là fuori la gente preferisce i social, i contenuti in stile fast food, il classico mordi e fuggi. Oppure (SCARILEGIO) inseriscono un prompt su ChatGPT e lasciano che l'intelligenza artificiale scriva per loro quello che vogliono leggere.

Io ho lasciato i social da diversi mesi. Entro ogni tanto, sporadicamente, per controllare gli eventi che ci sono in zona, visto che il mese in cui ho deciso di fare social detox completo mi sono persa il concerto del mio gruppo preferito a due passi da casa nonostante io sia iscritta a tanto di fan club e newsletter... Purtroppo per gli artisti i social continuano a essere il maggior punto di riferimento e di informazione.

Ma non è di questo, al momento, che voglio parlare, anche se 'sta cosa ce l'ho ancora sul groppone e mi scoccia terribilmente.

Dicevamo. Ho letto questi articoli e mi sono soffermata su alcuni punti su cui sono assolutamente d'accordo. In un periodo storico in cui ormai chiediamo all'IA anche cosa possiamo cucinare per cena, dove i social sono invasi dal cosiddetto AI slop, ci stiamo ormai assuefacendo a questo modus operandi et vivendi? Siamo destinati a soffocare sotto qualcosa che invece di aiutarci a fare, comprendere e migliorare ci sta lentamente portando verso la pigrizia mentale? Ma soprattutto: ci meritiamo davvero di doverci districare in questo labirinto in cui la voce umana comincia a non sentirsi più?

Sembra comunque che ci sia qualcuno a cui questo non sta bene. C'è chi non sopporta il dover aprire Pinterest per cercare un'immagine di arredamento e trovare invece una serie di immagini create con AI, dal tratto inconfondibile. C'è chi si è rotto le scatole di entrare su YouTube, Instagram o altri social e trovarsi di fronte a video generati con AI (ma sapete quanto inquina generare un video o una foto con AI???). C'è a chi non sta bene il doversi svegliare alla mattina, cercare di leggere le ultime notizie online e chiudere il browser dopo 30 secondi perché l'articolo che ha deciso di leggere è chiaro come il sole che sia stato generato da una macchina.

Io voglio sapere che cosa ne pensi TU giornalista, TU scrittore, TU influencer, TU qualsiasi cosa tu sia. Non voglio sapere quale sia l'opinione dell'intelligenza artificiale, che è una macchina e non ha un'anima, né una memoria storica.

Voglio sapere cosa c'è nella testa della gente. Perché se qualcuno vuole scrivere, beh... vuol dire che ha qualcosa da dire. Oppure deve solo generare contenuto e monetizzare?

Qui si apre il secondo portone, che vale la pena scardinare.

Davvero quello che facciamo online deve per forza essere monetizzato? Non possiamo scrivere solo per il gusto di scrivere? Per sfogo, per hobby, o anche solo perché siamo dei maledetti esibizionisti che vogliono mostrare al mondo quello che fanno e che pensano?

A quanto pare, comunque, ci sono piccoli baluardi che resistono. Che scrivono. Che si fanno i cavoli propri e vanno avanti nella loro ribellione al sistema. Pochi, sparuti banditi dell'era digitale che hanno deciso di fare della propria scrittura una missione di sopravvivenza. Beh, sono fiera di far parte di questa banda di ribelli e, lasciamelo dire, anche se ci rivederemo solo tra 500 anni: è la ribellione più pacifica sulla faccia della Terra, dovresti provarci anche tu. Apri un tuo spazio web e scrivi, scrivi, scrivi, anche se ti leggeranno solo due persone. Fai sentire la tua voce, quella autentica di cui abbiamo bisogno.

Però, se vuoi, prima di postare, puoi chiedere all'AI di sistemarti i typo.
Solo quelli, eh.

Ecco qui gli articoli che mi hanno ispirato:
https://www.matteopaiato.com/2025/08/02/ha-ancora-senso-fare-blogging-nel-2025/
https://www.digitalstylist.it/il-blogging-nel-2026-la-rinascita-dellautenticita-nellera-post-ai/ 

martedì 7 aprile 2026

Vita da assistenza clienti: il fetente

Ma davvero il cliente ha sempre ragione? O a volte è semplicemente un emerito pirla?

Perché, davvero, dopo anni di lavoro a contatto con il pubblico o nel servizio clienti, penso di averne viste e sentite di tutti i colori.

C'è quello che ti fa sorridere perché ci prova, ci prova davvero con tutte le sue forze a capire cose “moderne” e “tecnologiche”, ma proprio non ce la fa.

C'è l'anziano che ti fa una tenerezza infinita: chiudi un occhio sui suoi errori e cerchi di non fargli notare le castronerie che sta facendo.

C'è lo sbadato, che ogni due giorni ti chiama perché non ricorda in quale voce del menu si trovi lo storico delle fatture.

E poi c'è il fetente.

Il fetente tipo ti si presenta immediatamente con fare spocchioso, ché siccome il tuo servizio non funziona e non gli stai dando assistenza, gli stai facendo perdere tempo e denaro.

Inizia a telefonare in ufficio alle 8 del mattino, pur sapendo che nessuno risponderà prima delle 9:30 e, non ottenendo alcuna risposta, cerca di chiamare al telefono aziendale di tutti i consulenti, che viene acceso rigorosamente alla stessa ora del centralino. Allora inizia a spedire mail al reparto tecnico, commerciale, amministrativo, marketing, ufficio stampa e, se ne fosse in possesso, anche a al recapito della donna delle pulizie. Finché, alle nove e mezza, tu arrivi in ufficio e ti trovi 12 mail e 48 chiamate senza risposta provenienti dalla stessa persona. Dal fetente, per l’appunto.

Ti mette in allarme, ti fa pensare che sia esploso il server, che il suo account abbia subito un attacco informatico… E invece no: ieri ha cambiato la password per entrare nel software, non se la ricorda, e la colpa ovviamente è tua perché il suo browser non l’ha memorizzata.

Gli spieghi che, per risolvere il suo problema, occorre parlare con il collega che al momento non è ancora entrato in ufficio, e il fetente ti dice che attenderà al telefono fino a quando il collega non sarà rientrato.

Con buona pace di tutti i santi che stai snocciolando a mo’ di rosario guardando il calendario, gli spieghi, mantenendo un certo savoir-faire, che non puoi tenere occupato il centralino per tutto questo tempo se non per reali esigenze. Puoi comunque aiutarlo con un reset password forzato, ma no: non va bene, non lo vuole.

Finalmente lo convinci a desistere, gli garantisci i 20 minuti canonici per la risoluzione del problema, assicurandogli che verrà richiamato entro quel tempo limite. Il fetente dichiara di avere altro da fare nella vita che aspettare la tua telefonata e riattacca in malo modo.

Statua del primo li mortacci tua della storia condiviso da MELIDOM -  Facciabuco.com 

Dopo 5 minuti telefona ai colleghi del reparto amministrativo dicendo che ha richiesto assistenza ma non è stato contattato da nessuno. Riattacca in malo modo.

Richiama immediatamente l'ufficio commerciale dicendo che lui non ha tempo per aspettare la risoluzione del suo problema e che richiamerà nel pomeriggio, poi riattacca in malo modo.

Dopo 15 minuti dalla fine della prima telefonata con te, lo chiami per dirgli che il problema è stato risolto: non risponde al telefono. Gli invii un SMS con una password temporanea.

Alle ore 14:30 il fetente chiama in ufficio sbraitando perché non lo hai richiamato, ovviamente dopo aver prima telefonato al titolare lamentandosi della tua inefficienza. Gli spieghi che gli hai inviato un SMS con la nuova password alle ore XY, ma lui dice di non aver ricevuto nulla.

Poi, con una pazienza che manco il Dalai Lama, gli fai lo spelling della nuova password da inserire, che a suo avviso è troppo lunga e gli stai facendo perdere tempo per scriverla.

Dopo 30 minuti riesce a scrivere la password. TRENTA-MALEDETTI-MINUTI.

“Sì, ma io non ho mai visto una roba del genere. Dica ai vostri sviluppatori che il vostro software fa schifo e che, per colpa vostra, non ho potuto accompagnare mia moglie oggi alla Sagra del Panin Onto.” E riattacca in malo modo bestemmiando il Padreterno.

Dopo 5 minuti ti appioppa una recensione negativa online.

E niente, buon rientro dalle ferie pasquali.

sabato 4 ottobre 2025

Diari e lettere: la scrittura slow

Qualche giorno fa raccontavo di come la mia adolescenza fosse stata salvata dalla musica e dai miei amici di penna.

Io, in realtà, di amici di penna ne ho ancora.
Non quelli di allora - i primissimi si sono persi tra traslochi, cambi di vita, caselle postali dimenticate. Ma con altri, nel tempo, si è creato qualcosa di duraturo. E ancora oggi, dopo trent’anni, ci sono lettere che attraversano la distanza e arrivano fino a me, scritte a mano, infilate in buste colorate, spesso accompagnate da piccoli pensieri: una foglia essiccata, una bustina di tè, un disegno.
Un modo di comunicare che continua a resistere, lento e prezioso, fuori dal tempo.

Scrivere lettere è diverso da tenere un blog.
Qui, su queste pagine virtuali, mi racconto - sì - ma lo faccio in una forma più aperta, rivolta a chiunque voglia leggere.
Con gli amici di penna, invece, esiste un’intimità costruita nel tempo, un dialogo che va avanti per strati, in cui ci si risponde con calma, lasciando sedimentare le parole.
È un cammino a due, fatto di confidenze, momenti di silenzio e ritorni. Un diario condiviso, ma solo tra due mani.
E no, non è la stessa cosa di un commento sotto un post, di un messaggio in direct o di una reazione su una storia.

Forse è proprio questo che rende così speciale l’amicizia epistolare: la sua intenzionalità.
Nessuno scrive una lettera per noia, o per riempire un momento morto.
Ci si siede, si prende carta e penna, si sceglie cosa dire. Si regala tempo. Si riceve attenzione.

Immagine Pin Storia 

E per quanto io ami scrivere anche qui, e trovare in questo spazio una forma diversa ma altrettanto vera di espressione, so bene che certe parti di me, quelle più intime, trovano casa solo in quelle lettere scritte a mano, che profumano ancora di attesa, silenzio e cura.

Poi ci sono i diari.
Ne ho avuti, eccome.
Da piccola ci ho provato più volte a tenerne uno, ma perdevo interesse abbastanza in fretta.
Non so, non mi dava granché. Forse perché scrivevo per me stessa ma non sentivo alcun dialogo, nessun ritorno. Quelle pagine restavano mute, chiuse, in un cassetto.

Tutto è cambiato però alle medie, e ancor di più alle superiori.
Lì il diario è diventato un compagno di viaggio, un oggetto vivo che non serviva solo a segnare i compiti per casa, ma che raccontava di me, delle mie giornate, dei miei mondi interiori.
Era insieme una agenda personale, un raccoglitore di emozioni e uno spazio creativo: ci incollavo testi di canzoni, stickers, foto dei miei cantanti preferiti, biglietti di concerti, ma conteneva anche dediche degli amici, autografi.
Ogni pagina era un piccolo frammento fatto di colori, di frasi sottolineate, di sogni.
E c'era qualcosa di speciale nel riaprire quelle pagine anche solo per rileggerle dopo qualche settimana, riconoscersi, sorridere, a volte vergognarsi pure delle assurdità fatte!

Ne ho avuti anche dopo le medie.
Poi, a un certo punto, ho smesso.
Non perché non avessi più nulla da dire, ma perché ho scoperto con dispiacere che mia madre li leggeva di nascosto, anche se ero ormai adulta.
Quella violazione, quel sentirsi guardata senza il proprio consenso, ha chiuso una porta dentro di me.
E da lì, lentamente, ho cominciato a scrivere altrove ed intensificare i miei rapporti epistolari.

È così che sono arrivata ai blog: uno spazio tutto mio, sì, ma pubblico. Protetto e insieme esposto.
Scrivo sapendo che qualcuno legge - e questo, paradossalmente, non mi dispiace.
Perché oggi, più di allora, scelgo io cosa mostrare, cosa tenere, cosa lasciare andare.

E forse, alla fine, è questo il filo rosso che unisce tutto: scrivere per non perdersi.
Che sia su carta, su tastiera, dentro una busta o in una pagina web, scrivo per restare e ricordare. Forse è il vero modo che ho per rimanere radicata nel qui ed ora. Più o meno, eh... Del resto la mia mente resta pur sempre una mina vagante!

mercoledì 20 agosto 2025

Passione liste

Una cosa che mi ha sempre trasmesso tranquillità e dato una grossa mano nel gestire i miei innumerevoli attacchi di panico è creare liste

Spesso su fogli volanti, più raramente su agende o quaderni, sono liste che contengono di tutto ma principalmente:

- libri e manga che vorrei leggere
- libri che vorrei acquistare per completare le mie ben nutrite collezioni
- film e serie da (ri)vedere
- musica da (ri)ascoltare ed approfondire 

Ultimamente, sistemando le mie vecchie agende, ne ho ritrovata una sulla quale avevo appuntato alcuni libri da recuperare. Si tratta di un'agendina ad anelli, tascabile, con la copertina rilegata in finta pelle nera. Mi ero completamente dimenticata di averla!

A quel punto mi sono chiesta: perchè non iniziare qualche nuova lista? Da un lato, come al solito, ho l'ansia da tenere a bada. Dall'altro mi sono venuti in mente una serie di manga ed anime che vorrei leggere e vedere (in alcuni casi si tratta di riletture e rewatching), e da qualche parte me li devo pur appuntare. 

Un bell'esempio di planner con lista trovato su https://sites.google.com/view/planner-organizer/blog
 
Morale della favola: dovrò presto trovare nuovi fogli da aggiungervi - o crearmeli, tanto negli ultimi anni mi sono specializzata nel recupero e rattoppo di vecchie agende, comprese le vecchie moleskine di lavoro del mio moroso. 

Pensavo di essere l'unica ad avere questo rapporto terapeutico con le liste ma, grazie a una breve ricerca online, ho scoperto di essere in buona compagnia. Mi piace creare liste suddividendole prima in macro argomenti per poi scomporle in diverse sezioni, motivo per cui inizio quasi sempre usando i fogli volanti a cui accennavo poco fa. E' il mio modo di tenere ordine in quelli che sono i miei sempre più straripanti cassettini della memoria, oltre che di lasciar giocare liberi i miei pensieri, tipo in un enorme parco giochi in cui accadono solo cose belle. 

Vediamo dove mi porterà quest'ennesima avventura.  

 

mercoledì 6 novembre 2024

Guardare avanti per poter tornare indietro (uno sfogo da artista per tutti gli artisti)

E' difficile dare un nome a ciò che in questo periodo mi ribolle nella testa come in un enorme calderone. Da una parte sento sempre più forte il bisogno di andare avanti e concretizzare tutta una serie di idee a cui ho lavorato nel corso dell'anno, dall'altra però comprendo che il modus operandi che vorrei seguire - ed è l'unico che si addice perfettamente alla mia persona - è totalmente anacronistico. 

Al giorno d'oggi se vuoi metterti in gioco devi farti vedere, metterti a nudo (in tutti i sensi!) e venderti sui social networks. E tutto ciò comporta rischi notevoli che non vanno solamente a ledere la tua privacy, ma possono innescare un meccanismo distorto fatto di immagini rubate e intelligenza/violenza artificiale.

E' davvero questo l'unico modo per fare arrivare la nostra arte?

Noi musicisti, scrittori, disegnatori, sarti, artigiani, scultori, attori, siamo dunque destinati a soccombere in favore dei balletti su Tik Tok e delle chiappe al vento su Instagram?

Ci battiamo tanto contro la mercificazione del corpo e non ci rendiamo conto che siamo noi stessi ad alimentarla. Vorremmo creare noi i prodotti e non capiamo che il prodotto siamo noi. 

C'è solo un modo per combattere tutto questo: guardare avanti ed osservare a quale destino siamo destinati. Solo in quel momento, con gli occhi colmi di rabbia e dolore, ci renderemo conto che possiamo ancora tornare indietro. 

Non so ancora come, ma mi batterò fino all'ultimo per riottenere la nostra indipendenza.

domenica 20 ottobre 2024

Il mio ottobre ideale...

Io so come sarebbe il mio ottobre ideale! 

Vorrei trascorrere il tempo a casa in un posto simile a questo:

 

E, soprattutto, in una zona simile a questa, possibilmente in montagna/collina:

Immagine Pin Storia 

Se il Genio della Lampada fosse in ascolto e volesse realizzare questo mio desiderio, si metta gentilmente in contatto con me, grazie 😆

giovedì 12 settembre 2024

Il cliente ha sempre ra... NO.

Questa la devo scrivere da qualche parte e, prima o poi, giuro che uno "Stupidario" dei clienti lo scrivo sul serio! 

Cliente Pincopallino, con cui abbiamo avuto pure dei problemi di gestione non indifferenti, scrive in chat per chiedere supporto. In corsivo, per proteggere la privacy dei protagonisti, ho mascherato le reali esigenze del tizio.

P: Buongiorno, è possibile sulla vostra piattaforma togliere le pulci al cane?

M: Certamente. Per prima cosa deve cliccare sul menu a sfondo verde, quello in cui trova anche "fatti un barbecue di cazzi tuoi" 

Mando a capo, in modo che possa cliccare sul menu in oggetto mentre gli scrivo il secondo step, che è un po' più lunghetto e richiede più tempo per essere scritto. 

E prima che io possa cliccare sull'invio...

P: il cliente ha chiuso la conversazione e rilascia un feedback negativo

M: (tra me e me) ma cosa cazz..... (e invio la risposta)

Dopo due minuti...

P: il cliente ha riaperto la conversazione. Se in piattaforma volessi annusare le ascelle di una zanzara devo cliccare sul bottone blu, è giusto?

M: (.....) Sì, esatto.

P: Ma per togliere le pulci al cane posso fare l'esatto opposto di quello che mi ha scritto nel secondo step?

M: (inserire epiteti a caso) può utilizzare anche questa opzione, anche se in questo caso potrebbe non essere efficace come con la procedura indicata.

P: benissimo grazie! (manda un emoticon con abbraccio + chiude la conversazione con feedback positivo)

Reparto assistenza clienti.. | BESTI.it - immagini divertenti, foto,  barzellette, video


venerdì 23 agosto 2024

Ritrovamenti fotografici

Dicevano tutti che eravamo fatti l'uno per l'altra e che solo noi non ce ne accorgevamo.

In effetti, a rivedere certe foto...

Mo' hai capito bestiolina perchè ti amo?

(Scusate per il post autoreferenziale, però dai, uno ogni 10 anni posso anche permettermelo, no?)










mercoledì 10 luglio 2024

Lasciare andare

Questo mese ho un compito importante da assolvere, ed ha a che fare con il perdono, la guarigione, il "lasciare andare". 
Così ho deciso di iniziare con qualcosa di semplice: una lettera. E non potendo spedirla, per ovvie ragioni, la trascrivo qui sul blog dove con molta probabiltà non verrà mai vista dalla persona a cui è rivolta - ma c'è sempre quello 0,00001% che ciò accada. Lascio che sia il destino a decidere se recapitarla o meno.

Ciao Xxxxx.

Ho cancellato tutte le nostre fotografie. 
Ho buttato tutti i tuoi regali.
Faceva tutto così dannatamente male.

Ho smesso di sperare nel giorno in cui saresti tornato rinfacciandomi quanto sono stronza ma ricordandomi che, in fondo, la vita a volte ti porta a compiere delle scelte insensate. Quel giorno non arriverà mai, del resto ti conosco e ho sempre saputo che per te, quando un rapporto di qualsiasi tipo finisce, non si torna indietro. 

Eppure una scelta apparentemente senza senso l'avevi fatta anche tu, quando sei sparito per quasi un anno. Non te ne ho mai fatto una colpa, anzi: ricordo quella sera in cui ci siamo rivisti, in cui mi hai raccontato quanto male eri stato, quanto era stato difficile uscire di nuovo fuori dalla tua tana.
Ma questo è stato molto tempo fa, quando eravamo io e te, soli contro il mondo. 

Io, con te, ho solo dei bei ricordi.
La gita on the road.
I concerti.
La libreria esoterica.
La vacanza a Triora.
La fuga a Venezia a caccia di fantasmi.
Le prove di facepainting.
I sogni premonitori.
L'idromele.
Le notti a dormire in autogrill.
Il giro d'Italia che ci blocca la strada.
La dedica nei credits del CD.
La lettura di Sibille.
Gli scherzi su MSN.
I viaggi nel Mondo di Sotto.
Il tuo handfasting.

Io ci ho provato ad essere una buona amica, perchè tu per me sei stato un fratello, un'ancora di salvezza, un porto sicuro. Sei stato Magia. 
Sai, a volte ti sogno ancora, e non so cosa darei per scriverti, chiamarti, cercarti. Ma so che non ci sei più, non per me, e io rispetto la tua decisione.

Eppure io per te, che tu ci creda o no, ci sono ancora. 
Ma ti lascio andare.



martedì 9 luglio 2024

Riflessione

Ricordo che quando iniziai a usare internet tanto tempo fa (non voglio pensare a quanti anni siano effettivamente passati, mi prende un colpo ogni volta) i forum e i blog vivevano il loro periodo di massimo splendore.

Non mi sono mai sentita tanto "a casa" quanto in quel periodo, quando attraverso un motore di ricerca era possibile mettermi in contatto con persone a me tanto affini. A volte leggevo e basta, altre volte - in particolare nei forum - interagivo... E porto nel cuore quelle esperienze meravigliose che, con l'avvento dei social, purtroppo sono diventate via via sempre più rare. 
Recentemente ho dedicato alcuni dei miei progetti alla riscoperta di vecchi siti, imbattendomi in parole, immagini, persone e situazioni che mi hanno regalato grandi emozioni. C'è sicuramente l'effetto nostalgia dietro tutto questo. 
E altrettanto sicuramente è egoistico pensare solo al passato per non dovermi confrontare quotidianamente con un presente che non mi rappresenta e mi impaurisce. Eppure ne ho bisogno. Per sopravvivere. 



venerdì 12 gennaio 2024

Amo...

Ovunque ci troviamo, sia nella vita reale che in quella virtuale, proviamo a farci caso: è più facile sentir parlare di cose negative o di cose positive? 
Sentiamo dire più spesso "Quanto non sopporto questa cosa!" oppure "Quanto mi piace la tal altra!"? 
Indubbiamente la risposta a questa domanda è la prima. 

Ecco, io oggi vi vorrei lanciare una piccola sfida: scriviamo sui nostri blog un post dove parliamo di tutto ciò che amiamo. Una lista, così, a casaccio, senza nemmeno dover dare troppe spiegazioni. Per spargere un po' di amore e positività gratuitamente. 

Ho preso spunto da un vecchio blog che seguivo, e che ho riletto con piacere negli ultimi mesi, ed ho deciso che valesse la pena ricalcare le orme di questo esperimento.

Spero che qualcuno di voi raccolga questa proposta, bastano anche due righe, non importa esser prolissi!



Amo le montagne, i cieli azzurri e limpidi dei primi giorni di autunno e di primavera, le corse in mezzo all'erba, il mare impetuoso d'inverno, caminare sulle foglie secche.
Amo le tisane alla frutta, la cioccolata calda, le candele accese, gli incensi, il China Martini bollente, il vin brulè, i caminetti accesi, l'odore del legno, il profumo dei libri.
Amo il rumore ovattato dei passi sulla neve, il cinguettio degli uccellini, il suono delle campane, il profumo e l'atmosfera che si respirano nei boschi in qualsiasi periodo dell'anno, le nocciole.
Amo la musica, mia fonte ispiratrice e valvola di sfogo sin da quando ne ho memoria, perdermi tra le note di canzoni che conosco a memoria, andare alla scoperta di nuovi artisti, fare casino ai concerti, prendere per mano un'amica e trascinarla in una folle danza senza capo nè coda durante un concerto o una festa. 
Amo la creatività, le persone creative, le arti manuali, i gomitoli colorati, il profumo della tempera, i pennarelli e le matite. 
Amo perdermi tra le pagine dei libri, innamorandomi di alcuni personaggi ed odiandone invece altri, soffermarmi sui punti e sulle virgole, rileggere i passaggi ad alta voce ed immaginare quelle storie come sarebbero se rappesentate sul palco di un teatro. 
Amo i mercatini dell'usato e dell'antiquariato, gli oggetti di seconda (ma anche terza e quarta) mano per ognuno dei quali spero sempre di trovare tracce concrete dei precedenti propietari.
Amo andare alla ricerca di vecchie storie e ridar loro vita, affinchè non vengano dimenticate.

lunedì 13 novembre 2023

La lunga discesa

Novembre è il mese della lunga discesa, quella iniziata con il 31 ottobre e che ricorda la discesa di Proserpina nel regno degli inferi (intesi come mondo di sotto e non come l'inferno cristiano).

E' una discesa che sa di introspezione, spesso con le sfumature del dolore o della malinconia, perchè quando guardiamo dentro noi stessi è inevitabile.

Ho sempre evitato questo tipo di discesa, pur sapendo che il mio percorso la preveda. Non mi piace trovarmi faccia a faccia con i miei problemi irrisolti, con le mie paure, con i miei lutti.

Eppure. 

Eppure quest'anno è accaduto tutto da sè, senza che io lo volessi o tentassi di cacciarmelo nella testa. La mia attività onirica è inquieta e mi porta alla mente situazioni e persone di tante vite fa. 

Ho sognato la mia nonna, ogni tanto mi succede. Questa volta però mi voleva dare una buona notizia, me ne sono accorta solo qualche giorno dopo, mettendo insieme i pezzi del puzzle. 

Ma c'è stato anche un altro sogno, molto complesso, molto difficile da metabolizzare, duro, crudo. In quel sogno ho rivisto una persona che ha fatto parte della mia vita tanti, tanti anni fa... Il mio migliore amico di quando avevo 15 anni. Non voglio dilungarmi in dettagli, per quanto vorrei, perchè se per puro caso leggesse queste pagine si riconoscerebbe subito, e mi sembrerebbe quasi di tradire quei due ragazzini che passavano intere giornate a... Non so nemmeno io a fare cosa. Parlavamo, tanto, troppo. Avevamo dei segreti, tantissimi, ed erano solo nostri. Ci siamo sputati sulla mano e fatto un patto di sputo (perchè di tagliarci e veder del sangue non se ne parlava proprio): fratelli, per sempre. 

Solo che la vita non va mai come vorresti.

Capita che un giorno si fa una cazzata, una di quelle belle potenti. Ci si ricorda che si è fatto un patto e si sorvola, ci si ride anche sopra. Poi, però, la cazzata la si fa una seconda volta, una terza, e si arriva al punto che non ce la si perdona più. E non ci si rivede più, nemmeno per sbaglio. 

Inizialmente mi son detta: "Ok, chi se ne frega". Poi ha iniziato a mancarmi, tanto. Ma di prendere in mano il telefono e chiamarlo non me la son sentita. Perchè dovevo chiedere scusa proprio io? Perchè dovevo chiarire qualcosa che non era chiara nemmeno a me?

Ho chiuso il capitolo abbastanza in fretta, ferita, arrabbiata, delusa, ma con un lumicino di speranza che però s'è spenta già tanti, tanti, tanti anni fa. Tante vite fa. Tante ME fa. 

Non so perchè ho fatto quel sogno che me l'ha riportato alla memoria così, di prepotenza. Non so nemmeno che faccia abbia ormai. Non lo vedo da quel giorno. Ma nel mio sogno avevamo ancora 15 anni e nessuno aveva fatto cazzate. 

Mi sono svegliata con il magone. E' successo tre giorni fa. Ho ancora il magone. E' una cosa davvero da pazzi. 

Se potessi tornare indietro, io, alla Miryam quindicenne e al suo migliore amico, lo urlerei nelle orecchie, nel momento stesso in cui quel foglio e quella penna vengono passate da una mano all'altra: NON FATE CAZZATE! 

Perchè secondo me di essere amici per la vita ce lo meritavamo davvero. 

Non so che cosa volesse dirmi questo sogno, però mi ricordo che quando, all'epoca, lo sognavo, il giorno dopo mi diceva sempre che qualcosa non andava... 

E' un legame così grande che ho avuto con sole due persone nella mia vita, qualcosa di atavico, di impossibile a definirsi... E no, non è amore, quello romantico, per intenderci... E' una cosa diversa ma altrettanto potente. E, ironia della sorte, anche quella seconda persona era il mio migliore amico... Con cui è finita in maniera anche peggiore, nell'indifferenza totale. E quando hai trent'anni passati, beh... fa ancora più male. 

Questa lunga discesa mi sta scuotendo le viscere. 

Forse ora che messo tutto nero su bianco starò un po' meglio. Forse.

venerdì 11 agosto 2023

Ciao Michela

Di solito mentre faccio colazione do una rapida scorsa alla home page di Instagram. Questa mattina, purtroppo, mi apparsa subito agli occhi una brutta notizia: Michela Murgia ci ha lasciati.
Premetto: non mi piace scrivere post per "piangere il morto" come ho visto fare da tante persone nel corso degli anni. Quando morì Dolores O'Riordan, uno dei miei maggiori miti musicali, pubblicai una sua canzone sulla mia bacheca di Facebook, senza scrivere nulla. Le mie lacrime le ho versate da sola, senza cercare l'appoggio di nessuno, anche perchè è un attimo ritrovarsi sommersi da commenti poco opportuni.

In questo mio diario virtuale invece so che non troverò parole inopportune, e voglio dedicare queste poche righe ad una persona che, pur inconsapevolmente, ha incrociato tante volte il mio cammino.


Io e Michela giocavamo allo stesso gioco di ruolo online: Extremelot. Questa cosa l'ho scoperta solo in seguito: lei smise di giocare penso un paio di anni prima che io vi arrivassi. Mi hanno parlato di lei come di una player in gamba, piena di inventiva, abilissima nella scrittura. 

Il mio primo "incontro" con lei è stato invece nel 2010, a pochi mesi dall'uscita di "Accabadora". Solitamente rifuggo i "casi letterari", ma questa volta era diverso: un romanzo ambientato in Sardegna, ricco di leggende e tradizioni della mia amata isola... Ci ho messo un po' di tempo, poi l'ho cercato in biblioteca, l'ho divorato, me ne sono innamorata. 

Immediatamente è diventata una delle mie scrittrici preferite. E quando ho scoperto il suo podcast "Morgana", me ne sono innamorata ancora di più. Lo ammetto: è stato quel podcast a far nascere in me, giorno dopo giorno, l'idea di inserire sul mio blog una serie di articoli dedicati a quelle che chiamo "Streghe che fanno cose": tutte quelle donne che, in un modo o nell'altro, hanno fatto (o stanno facendo) la storia dell'arte e della cultura. "Morgana" ovviamente ha un format diverso, e se non lo avete mai ascoltato ve lo consiglio con il cuore. Emblematica ed illuminante è stata, per me, la puntata dedicata a Cher. 

Avevamo un'altra cosa in comune noi due: entrambe siamo rimaste folgorate dalla lettura del ciclo di Avalon di Marion Zimmer-Bradley. C'è una bellissima registrazione su Youtube in cui ne parla, sono 28 minuti di autenticità che scorrono come un fiume in piena. Ascoltatela, magari questa sera mentre portate fuori il cane, lavate i piatti, tornate a casa dal lavoro... Perchè in quelle parole mi ci ritrovo tanto anche io e troverei limitante il doverne fare un riassunto:

Sapevo che da molto tempo Michela stava lottando contro una brutta malattia, e il fatto che lei fosse consapevole di avere i giorni contati su questa terra mi ha fatta stare male il triplo. La sua forza nell'affrontare questa situazione è da ammirare. Io, che vivo con il costante terrore della scomparsa mia e dei miei cari, al suo posto avrei dovuto prendere dosi cavalline di ansiolitici ogni giorno - e probabilmente nemmeno sarebbero servite. 

Mi mancherà andare a curiosare sui suoi social, mi mancherà trovare i suoi video, i suoi podcast, i suoi nuovi libri. Mi mancheranno le sue parole. Mi macherà tutto di lei.

Si può stare male per qualcuno che non abbiamo mai conosciuto di persona?
Sì, assolutamente sì.

Ciao Michela, sei finalmente riuscita a giungere oltre le nebbie di Avalon. Adesso sì che sei a casa.

martedì 18 luglio 2023

Sfogone (ma almeno questo è quasi divertente)

Oggi ho proprio bisogno di sfogarmi, ho una cosa che ho qui sullo stomaco da un bel po' di tempo e ho troppo bisogno di parlane con qualcuno!

Tempo fa inizio a seguire su Instagram una persona il cui nome già mi era noto da parecchi anni e per la quale nutrivo una certa stima essendo anche un esponente della street art. Per comodità lo chiamerò Pinco Pallino. 
Capita che per un motivo e per un altro iniziamo anche a mandarci qualche messaggio, a farci delle belle chiacchierate sulla scena della street art e della musica alternativa in Italia.

Fin qui tutto nella norma.  

In comune abbiamo anche la passione per una band italiana, di cui non farò il nome nè accennerò al genere musicale per non lederne la privacy. Per comodità chiamerò questa band Gli Snack. 

La prima volta che ho visto il nome di Pinco Pallino, figuriamoci, è stato diversi anni fa nel booklet di un album de Gli Snack, tra i ringraziamenti di coda. Glielo faccio presente, e questi mi dice: "Beh, io sono culo e camicia con Gli Snack!"
Non lo posso mettere sicuramente in dubbio.

Una mattina, mentre sono fuori a passeggio col Signor Cane, Pinco Pallino mi manda alcune fotografie di un murales che sta facendo su commissione per un privato. Gli dico che ne sta uscendo un gran bel lavoro e che se vuole mandarmi altre fotografie le vedo sempre più che volentieri.
In quella mi dice che sta lavorando anche a un altro pezzo, molto più importante, e che appena sarà finito mi manderà la foto. 

Durante un'altra conversazione, gli dico che ho in programma di andare a vedere Gli Snack, in quanto si sarebbero esibiti a breve non molto distanti da casa mia. 
"Beh" mi dice, "allora ci vediamo di sicuro al live perchè io faccio tutto il tour con loro, sono nello staff!"
Inizialmente mi viene un colpo: cavolo, questo è in tour con Gli Snack (magari anche solo come autista o come sgrovigliatore di cavi elettrici), mi fa sicuramente piacere beccarlo perchè è una persona simpatica, ma con un po' di culo mi presenta pure la band. 

"Allora se vi fa piacere" gli butto lì più per scherzo che per altro, "fammi sapere che magari vi invitiamo a pranzo a casa nostra, non abitiamo molto lontani dal luogo del concerto!".
Mi dice (come si risponde sempre in queste situazioni) che sarebbe figo e che ne parlerà con la band. Dopo cinque minuti mi manda un audio dicendomi che ha appena sentito un membro degli Snack per muovergli la mia proposta e questo gli ha risposto che magari si può davvero fare, ma in quel momento è in studio di registrazione e non ha molto tempo per stare al telefono e parlarne.
Qui mi suona il primo campanello di allarme. Da grande fan degli Snack so che stanno lavorando a un nuovo album ma... Alle 8.00 del mattino di solito gli studi di registrazione e le sale prove non sono mica aperti!
Decido però di soprassedere.

In questo momento mi sento molto MacGyver

In un'altra occasione, iniziamo a parlare di un ex componente degli Snack con cui, si da il caso, io sia in contatto abbastanza costante perchè ci si conobbe ad un evento quando eravamo giovincelli. Pinco Pallino mi dice: "Eh, stai attenta a quel tipo lì, ci prova con tutte! Scommetto che ci ha provato anche con te... E' una persona viscida!"
Stiamo parlando in realtà di una persona con una SALDISSIMA morale. Io non so cosa faccia nella sua vita ultra privata ma non solo posso dire che non mi sembra il tipo, ma addirittura che non ci ha mai provato con me nella maniera più assoluta! Al che ho chiuso la conversazione dicendo: "Non penso che sia viscido, con me si è sempre comportato più che correttamente. Se poi da ragazzino volasse di fiore in fiore... Son passati pure trent'anni eh". 
Pinco Pallino risponde che allora è meglio così, ma di starci attenta, e interrompe le sue millantazioni. Ma intanto è suonato il secondo campanello.

Passa qualche giorno e mi arriva una foto con su scritto: "Murales finalmente finito, eccoti la foto come promesso!"
Apro la foto. Non è mica il suo stile. 
La giro e la rigiro... Poi spinta dalla curiosità metto la foto su Google Immagini... E scopro che si tratta di un murales del 2019, di tutt'altro artista e in tutt'altro luogo rispetto a quello proclamato dal nostro Pinco Pallino. 
Ma non posso dirgli che ho googlato. A questo punto è suonato il terzo campanello di allarme ed io ho la certezza di trovarmi di fronte ad un emerito deficente.

Avete già capito qual è il motivo di tanta spacconaggine?
Se sì: bravi.
Se no, proseguo. 

Arriva il giorno del fantomatico concerto degli Snack. 
Mando un messaggio a Pinco Pallino, gli dico che alla fine riuscirò ad andarci e gli chiedo se c'è anche lui.
"Certo che ci sono" mi risponde verso mezzogiorno. "Ora siamo in albergo, ma arriveremo al luogo del concerto verso le sette stasera. Se riesco faccio un salto, sennò ci vediamo dopo il live". 
Io, nel frattempo, ho visto una storia sul profilo Instagram del chitarrista e scopro che i ragazzi si trovano all'Hotel Dormi Pure (anche qui il nome è palesemente inventato). Voglio divertirmi e metto alla prova Pinco Pallino: "Ma in che hotel avete prenotato? Siete molto distanti?"
Mi risponde che non me lo può dire. 
Sorvolo. 

Nel frattempo, nel pomeriggio, mi manda messaggi con tanto di aggiornamenti, addirittura una foto in cui lui è in macchina e sta "partendo dall'hotel". Mi dice dove sono i musicisti e cosa stanno facendo, con una precisione quasi certosina.
Cacchio, mi dico, ma stai a vedere che è con loro sul serio?
A fine concerto, ovviamente, non si fa vivo. Tra le persone del backstage vedo un sacco di facce familiari ma non la sua. 
Io e il Signor Marito andiamo subito a casa a fine live perchè c'è Signor Cane che ci aspetta e abbiamo un po' di strada. 

Il giorno dopo scrivo a Pinco Pallino: "Speravo di beccarti ieri sera ma c'era un po' di casino".
Mi risponde dicendo che gli è dispiaciuto un sacco e che tra l'altro sono dovuti andare via subito a fine live. 
"Fa lo stesso, dai, tanto di solito dalle tue parti ci capito, alla prossima vengo a trovarti io e ci si beve qualcosa. Ma adesso me lo puoi dire... In che hotel eravate ieri?"
Lui continua a rispondermi dicendo che è un segreto.
E che ca... Mica vado all'hotel a sequestrare le lenzuola dove ha dormito il batterista!!!!
Allora gioco il jolly.
"Tanto l'ho saputo lo stesso, una mia amica ieri pomeriggio ha beccato il bassista mentre usciva dall'Hotel Cuccureddu". 
La sua risposta arriva dopo cinque minuti: "E brava, alla fine vedi che lo hai scoperto lo stesso? Ehehe"

NO BELLO DE ZIA. 
MA PROPRIO NO.
I RAGAZZI ERANO AL DORMI BENE, NON AL CUCCUREDDU.

In quel momento ho la verità in pugno. 
Potrei spiattellargliela sotto il naso con la foto della storia Instagram del chitarrista e dirgli che è solo un contaballe di prima categoria. 
Ma non lo faccio. Non so nemmeno io perchè. 
In compenso gli dico che alla fine ho preferito pensare a guadagnarmi la prima fila al live piuttosto che andare in giro per la città sotto il sole dal mattino prima in stile groupie. 
La sua risposta è stata da manuale: "Beh, se tu non fossi stata fidanzata saresti stata nel backstage con me e con Gli Snack". 

"Preferisco godermi il concerto e provare l'emozione di beccarmi Gli Snack in un momento meno incasinato rispetto a quello prima di un'esibizione" (e se non lo so io che faccio musica da anni...)

"Ma potresti comunque avere l'emozione del backstage."

ECCALLA'.



Ovviamente non gli ho più risposto.
Il mio primo impulso è stato quello di scrivere all'ex membro degli Snack con tanto di screenshot... Ma non l'ho fatto perchè ha già i suoi cavoli da pelare in questo periodo. 
Per non cadere in tentazione ho cancellato tutta la nostra conversazione.
Ma non voglio che ciò resti impunito.

Ci penserò.

Aggiornamenti alla prossima puntata (sempre se ce ne sarà un'altra!)



lunedì 19 giugno 2023

Diario, 19 maggio 2023

Rimpiango il mio ultimo post, dove i problemi erano solo quelli della mia salute e non di quella di qualcuno che amo. 

Prenderei volentieri altri 80 kg pur di svegliarmi domani mattina e accorgermi che l'ultima settimana è stata solo un brutto sogno. 

Comunque poi torno eh. Prometto che torno.

Intanto lascio un ibis eremita (la foto non è mia) a far da guardia alle porte del mio blog. 

mercoledì 31 maggio 2023

Diario, 31 maggio 2023

E' da un paio di settimane che non scrivo nulla, ho un sacco di bozze in stand-by ma non riesco mai a trovare la giusta ispirazione. Probabilmente perchè la mia testa al momento è totalmente da un'altra parte, tra problemi economici un po' pesanti e il caos che è successo nella mia regione tra alluvioni, frane e non voglio nemmeno pensare a cos'altro. I miei amati Appennini sono stati deturpati dalla forza distruttrice di Madre Natura ed io ancora non me ne capacito.

Nonostante il portafoglio semivuoto e i debiti che pendono sulle nostre teste a mo' di ghigliottina, domenica siamo stati in Romagna a portare un po' di generi di conforto in un centro di raccolta. Siamo passati per il centro di Conselice e quello che abbiamo visto è stato tremendo (anche se vi assicuro che i volontari avevano già fatto un lavoro fantastico e fango per le vie del centro non ce n'era già più). Possiamo vedere foto, video, ascoltare le parole delle persone coinvolte, ma quando ci troviamo davanti agli occhi la realtà dei fatti, pare davvero di essere in un film post apocalittico.

La musica mi sta salvando la vita, ma non posso mettermi a provare le mie nuove canzoni anche di notte, così ho iniziato a fare la sola cosa che mi potesse venire in mente: studiare una nuova lingua. E siccome avevo bisogno di qualcosa che mi friggesse per bene la testa, togliendomi ogni pensiero assurdo di torno, ho scelto una delle più difficili: il Finlandese. 

Ho sempre detto che il piano B della mia vita è impacchettare tutto e fuggire in Romania o in Finlandia (per la precisione rispettivamente o sui Carpazi o in Lapponia), e siccome il rumeno lo mastico già discretamente, diamo una botta di vita a qualcosa di nuovo!

Poi lo so che al massimo in Romania e in Finlandia ci si andrà in vacanza quando io, Signor Marito e Signor Cane saremo in pensione, ma sempre meglio sapere come fare a chiedere cibo senza lattosio, dove si trova la toilette e a che ora passa il bus, no?

Ho scritto di getto, ma va bene così.

martedì 11 aprile 2023

Anna

Negli ultimi giorni ho tirato un sacco di accidenti nei confronti di un file Excel che mi ha fatto tribolare come non mai, motivo per cui non mi sono fatta viva. In realtà il file mi sta facendo ancora vedere i sorci verdi ma spero ardentemente di riuscire a trovare una via di uscita. Anzi, lancio un appello: se qualcuno ha esperienza con i fogli di calcolo elettronici mi faccia un fischio perchè io e i numeri non siamo mai andati d'accordo. E meno male che sono un tecnico informatico!

Mi ero ripromessa di scrivere qualcosa di importante, in questi giorni, un post che parlasse di amicizia e di cose belle. Di come alcune persone riescano a toccare le corde del nostro cuore in modo del tutto inaspettato.
Ed è da un po' che vorrei scrivere di Anna, una persona speciale che ha saputo conquistarmi in pochissimi giorni e che è diventata un'amica cara e preziosa. 

Nell'estate del 2021 ho lavorato in albergo, occupandomi della preparazione e somministrazione delle colazioni e della gestione della reception.

Una mattina arriva in sala questa signora: i 70 li ha passati già da un po' di tempo, è sicuramente più vicina agli 80, ma è bella arzilla, allegra, si nota subito che le piace chiacchierare senza essere invadente. Mi chiede due croissant e un succo di frutta, poi si siede sola soletta ad un tavolino di fianco ad uno dei miei due banconi. Fa colazione con tutta tranquillità, ogni tanto la vedo che messaggia con qualcuno al cellulare. 
Quando termina di mangiare, si alza, mi saluta con un bel sorriso e se ne va. 
Il mattino dopo, non essendoci molto movimento, facciamo qualche chiacchiera. Dall'accento ho compreso che è toscana e credo di riconoscere anche la zona di appartenenza: non avendole fatto io il check-in, mi butto. "Lei per caso è di Pistoia? Ha un accento molto familiare!" 
Lei mi sorride come se le avessi detto "Ho un croissant alla marmellata grande così" e mi dice: "Vivo a pochi km da XXX, è della zona anche lei?"
"No", le rispondo, "ma il mio migliore amico abita proprio a XXX, sono praticamente di casa!"
Ed è nato tutto così, in maniera molto semplice e spontanea. 
Ogni mattina le tenevo da parte il suo croissant preferito e, avendo visto quale fosse il suo tavolino preferito, le facevo già trovare pronto il succo di arancia e qualche golosità. 
E quando possibile ci fermavamo a parlare, raccontandoci un po' di noi, delle nostre vite, di quanto fosse cambiato il luogo di villeggiatura in cui ci trovavamo (e dove anche io da piccola trascorrevo le vacanze con i miei genitori).

Anna è rimasta in albergo per qualche settimana. Il penultimo giorno la vedo entrare in sala con un'espressione molto triste: "Sa," mi dice "sono contenta di tornare a casa, ma sono anche triste perchè poi non ci vedremo più e io mi sono affezionata tanto!"
In quel momento mi si scioglie il cuore. Non solo perchè, egoisticamente, anche lei mi sarebbe mancata molto, ma perchè proprio non me lo aspettavo.
La risposta mi è uscita di getto: "E perchè non dovremmo vederci più? Io almeno un paio di volte all'anno scendo a XXX, vediamoci, no?"
L'Anna ha cambiato subito espressione. Le ho visto brillare gli occhi, come ad una bimba. 
"Davvero?" 
"Ma certo che sì!" le rispondo.
"Allora domani mattina le lascio il mio numero e il mio indirizzo di casa!"
E così ha fatto. 
L'ultimo giorno mi ha dato una bella mancia ed un "pizzino" con i suoi recapiti. 
"Allora ci sentiamo, eh? Così torno a casa più contenta".

Certo che ci siamo sentite. 
E che mi ha chiesto di smetterla di darle del lei perchè ora siamo amiche. 
E, sì, certo che sono andata a trovarla, sono anche stata a casa sua con il mio Signor Marito, che le è piaciuto proprio tanto perchè "si vede che è un bravo ragazzo e siete fatti per stare insieme". 

"Anna", le ho detto, "quando ci sposiamo, però, ci devi venire al nostro matrimonio!"
"Ma davvero? Io che sono così vecchia in mezzo a tutti voi giovani?"
"Ma se hai più fibra di tutti noi messi insieme!" le ho risposto. "A proposito... Ma quanti anni hai?"
"Eh, sono una ragazzina di 92 anni".

Ditemi dove fare la firma per arrivare a 92 anni così. E con un cuore grande così.