giovedì 9 marzo 2023

Sopra il Piede di una Danzatrice

Oggi vi propongo queste rime scritte da Aloisio Pico in memoria di una ballerina spentasi nel nosocomio di Padova. 
La composizione è del 1893, anno in cui presubilimente la protagonista di tale opera è venuta a mancare.

dipinto di Annet Loginova


SOPRA
IL PIEDE DI UNA DANZATRICE
MORTA NEL NOSOCOMIO DI PADOVA

Povero piè! quanta pietà mi desti,
Così diserto dalla tua Signora!
Con quanto affetto al Cielo invan chiedesti
Di riposar con ella, e il chiedi ancora!

Da quel giovin segato, invano avesti
Quella forma gentil che si ti onora;
Chè trarrai solitario i giorni mesti
Fin che batta sul mondo l'ultim'ora...

Pur tornerai alla bella persona
Di lei che forse non sarà rejetta;
E' grande, Iddio, e volentier perdona. 

E agiteratti a danze celestiali
La giovane redenta e benedetta
Tra gli amplessi degli angioli immortali.

Non sono riuscita a trovare altre informazioni relative all'autore della poesia, nè in merito alla compianta ballerina. Quel che più mi dà da pensare è lo spirito con il quale tale componimento sia stato scritto. Pare quasi che la protagonista abbia avuto una vita tormentosa, peccaminosa: "Pur tornerai alla bella persona di lei che forse non sarà rejetta. E' grande, Iddio, e volentier perdona".

Da una parte ricordo che, a quel tempo, la danza era mal vista e mal considerata dai più bigotti. 

Mi piace però pensare che Iddio abbia voluto perdonare ben altro a questa danzatrice: ad esempio, l'aver torturato quel povero piedino, togliendogli "quella forma gentil che si ti onora". O, forse, l'aver abbandonato il tetto coniugale a seguito di un rovinoso matrimonio, per poter ritrovare la libertà volteggiando sulle punte leggera, tanto sul palco quanto nella vita dìogni giorno.

Quale che sia il "peccato", in queste parole vi leggo ugualmente tanta tenerezza. 

venerdì 3 marzo 2023

Streghe che fanno cose: Jolanda

"Io sono una donna che scrive! e che legge anche! e, quel che è peggio, che medita su quello che ha letto." (Jolanda, "Per un sasso in colombaia")

Non è un mistero, ormai, che una delle mie grandi passioni sia proprio quella della cosiddetta letteratura dimenticata. Sono sempre stata fortemente attratta da tutta quella serie di romanzi per ragazzi e per signorine (così infatti venivano catalogati all'epoca) che tanto ebbero successo nella prima parte del Novecento. 

Pur conoscendo parecchie persone innamorate della letteratura, trovare qualcuno con questa stessa predilizione non m'era proprio mai riuscito e, per un bel po', ho pensato d'essere io quella strana. 

Perchè, si sa, noi streghe siamo sempre state definite quelle strane, fuori di testa, a volte anche pericolose. Ecco, nel mio caso datemi pure della fuori di testa che tanto non mi dispiace!

Tornando al discorso iniziale: ho iniziato a sentirmi meno sola quando, anni fa, ho scoperto questo sito meraviglioso:

Letteratura Dimenticata

E se per caso anche a voi non dovesse dispiacer l'argomento, vi assicuro che vale la pena perdersi tra le loro pagine virtuali. Scoprirete, tra alcuni nomi noti, anche quelli di autori che spesso vengon relegati nei cesti delle bancarelle dell'usato per pochi centesimi ma che, in realtà, hanno dato voce a storie indimenticabili. 

Tra quei nomi, uno in particolare ha attirato la mia attenzione: quello di Jolanda. Ed è di lei che voglio parlare all'interno della prima parte di questa nuova rubrica dal titolo "Streghe che fanno cose". Possiamo definire questa donna una strega? Assolutamente sì. Ed ora vi svelo anche il motivo. 

Nata a Cento (a pochi passi da casa mia!) nel 1864, Maria Majocchi era una figlia d'arte: padre musicista e madre letterata, una zia anch'essa scrittrice, una sorella poetessa ed un'altra musicista... Non poteva certo che nascere in lei, sin nell'immediato, un'immensa passione per tutto ciò che di bello la cirondava!

A 15 anni inviò alla redazione di Cordelia (una rivista per giovanette dalla quale ho tratto anche qualcosina nei miei post precedenti) una poesia utilizzando lo pseudonimo Margheritina di Cento. Ebbe talmente successo che qualche tempo dopo iniziò a collaborare strettamente alla rivista, curandone l'angolo della posta. Ne divenne addirittura direttrice, dal 1911 al 1917, anno in cui si spense a causa di una malattia incurabile.

Jolanda collaborò anche con altri periodici dell'epoca, scrisse diversi romanzi ma, soprattutto, nel 1907, si occupò della realizzazione di quello che a torto molti definiscono un galateo per signore: Eva Regina. 

A Jolanda stessa proprio non piaceva che questa sua opera venisse chiamata "galateo". Come infatti si legge nella prefazione, "Eva Regina non è un galateo, non è un libro di morale o di educazione, non è un manuale d'igiene ed economia domestica, nè una guida d'eleganza o un trattatello di psicologia: ma è forse un po' di tutto questo, giacchè appartengono a tali materie gli elementi che concorsero a formarlo e che, coordinati, alternati e armoniosamente fusi insieme, dovrebbero aver creato, nella mia intenzione e nel mio desiderio, una specie di modesta guida, pratica ed ideale ad un tempo, della vita femminile, quale le esigenze dei tempi nostri la richiedono nella sua molteplice missione famigliare e civile[...]".

E nonostante il libro sia stato scritto in tempi in cui il patriarcato la facesse ancora da padrone, ecco che tra le pagine di Eva Regina spuntano piccole frecciatine, come ad esempio quelle nei confronti dei matrimoni combinati con uomini di età di gran lunga maggiore a quella delle giovani spose... Ma si parla anche di pari opportinità! "Che alle donne sia concesso l'esercizio dell'avvocatura, mi par dunque cosa giusta, civile, degna di tempi evoluti" , o ancora: "All'esercizio, invece, della medicina per parte delle donne, non si oppongono ostacoli legali, tuttavia le medichesse non sono molte, e fino a questi ultimi anni l'opera loro non venne ricercata nè dalle famiglie nè dagli istituti, neppure per quanto riguarda la cura delle malattie della donna e dell'infanzia. Eppure mi sembra che in questi due rami, l'azione femminile potrebbe riuscire molto benefica[...]"

Del resto nel Libro dei miraggi Jolanda diede voce a protagoniste dalle grandi aspirazioni, alla ricerca di un'agognata libertà d'essere sè stesse: nella novella Forte come l'amore, giusto per rimanere in tema con la citazione precedente, la protagonista è nientemeno che una studentessa di medicina. E siamo nel 1894!

Importante da ricordare è anche il romanzo Le ultime vestali, all'interno del quale vengono messi in contrapposizione due diversi tipi di educazione femminile: quello "classico", patriarcale e restrittivo, e quello moderno, più auspicabile ma ancora mal visto dalla maggior parte delle persone. 

Insomma, se trovate uno dei suoi libri in una bancarella, fatte una buona azione e portatevelo a casa: forse troverete molto di più al suo interno che non un semplice romanzo rosa per ragazzine sognanti del secolo scorso. 

A parte Eva Regina: quello è introvabile. Ma io ce l'ho fatta, dopo anni di ricerche e biblioteche restie al prestito. Arrivato ieri fresco fresco: settima ristampa, 100 anni di libro. Quando ho aperto il pacco mi sono commossa. Ed ho anche trovato altro materiale molto prezioso, che vi farò vedere nei prossimi post. Testimonianze troppo importanti per essere date in pasto ai social... Ma che sarò ben lieta di pubblicare su queste mie paginette virtuali dove sono certa saranno apprezzate dalle persone giuste.

mercoledì 1 marzo 2023

Mărțișor


Oggi è il primo di marzo e, in alcuni paesi dell'Europa dell'Est, si celebra quello che in Romania è chiamato Mărțișor.

Ho conosciuto questa festività grazie ad una mia amica di penna che vive a Bucarest e che, il primo anno in cui ci siamo conosciute, mi inviò per il primo marzo un braccialettino con fili bianchi e rossi intrecciati. Appeso ad esso, uno charm raffigurante una busta da lettera. 

Mi spiegò che il Mărțișor è una festività molto sentita in Romania (ma non solo: lo è anche in Moldavia e Bulgaria, ad esempio). In alcuni luoghi, in questa giornata, non si va nemmeno al lavoro... Per evitare di fare arrabbiare l'Inverno! 

Ma da dove ha origine questa tradizione?

Il nome, tradotto in italiano, potrebbe equivalere a "piccolo marzo", "marzolino", in quanto il suffisso "șor" indica il diminutivo maschile o neutro (ad esempio: "pește"->"peștișor" cioè "pesce"->"pesciolino").

La cosa interessante è che scavi archeologici effettuati in Romania hanno riportato alla luce amuleti molto simili a quelli creati per il Mărțișor databili a circa 8mila anni fa! Erano realizzati con piccole pietre dipinte di bianco e di rosso e venivano indossate a mò di collana. 

Anche oggi questi amuleti vengono portati al collo, al polso o alla caviglia. In alcune regioni della Romania e in Moldavia, gli uomini sono tenuti a portarlo sul petto, accanto al cuore.

Le due principali leggende legate al Mărțișor vedono come protagoniste due belle ragazze ed un giovane misterioso... Ma andiamo con ordine. 

La leggenda raccontatami dalla mia amica narra che, molto tempo fa, il Sole decise di lasciare il proprio posto nel cielo per scendere sulla terra sotto forma di fanciulla e danzare la hora (una danza tipica rumena). Venne però rapita da uno zmeu (un essere sovrannaturale, malvagio e con poteri tutt'altro che edificanti), invaghitosi di lei ma inconsapevole del fatto che si trattasse nientemeno che del Sole! Rinchiudendola in un luogo nascosto dagli occhi di chicchessia, fuorchè dei propri, lo zmeu condannò il mondo togliendo ad esso il calore e il conforto dei raggi del Sole. Accortosi di tal malefatta, un giovane di nome Mărțișor decise di affrontare in duello lo zmeu per liberare la fanciulla; dovette compiere un viaggio lungo tre stagioni (estate, autunno ed inverno) prima di raggiungere il luogo designato, e solo dopo numerosi giorni di battaglia riuscì a sconfiggere la perfida creatura. Il Sole potè quindi tornare alla propria dimora celeste ma a nulla valse il suo calore per poter restituire le forze al giovane eroe. Il sangue di Mărțișor ricoprì il manto di candida neve. Per questo, da allora, il rosso ed il bianco sono i colori dedicati a questa giornata.

L'altra leggenda, che viene ripresa anche nella tradizione bulgara, narra di Baba Dochia e della sua figliastra. In una gelida mattina invernale, la donna mandò l'odiata giovine a fare il bucato: vuoi per il grande freddo e vuoi per il fatto che il bucato fosse parecchio sporco, sperava nell'insuccesso per potersi poi vendicare a piacimento. Giunta al lavatoio, la ragazza cercò in più maniere di  lavare quanto le era stato assegnato, non riuscendo però nel suo intento. Scoppiò inevitabilmente in lacrime. Apparve allora un bellissimo giovane, che si presentò col nome di Mărțișor e le domandò come mai stesse piangendo. La ragazza, dunque, gli raccontò la propria situazione. "Io possiedo un potere magico" le risposte il giovane, offrendole un fiore dai petali bianchi e rossi. "Prova ora a lavare di nuovo il bucato, poi ritrona a casa". Quando la ragazza rincasò, il bucato era candido, come nuovo. Baba Dochia non riuscì a credere ai suoi occhi! E quel fiore... Da dove saltava dunque fuori? A tal domanda la figliastra non volle rispondere. Allora la vecchia uscì, prese con sè le sue pecore e si diresse nel bosco. Ad ogni albero incontrato sul proprio cammino appese uno dei suoi 12 cojoc (si tratta di tipici indumenti invernali della tradizione rumena, filati con lana di pecora) e, quando giunse all'ultimo, convinta di aver trovato finalmente la primavera, un gelo improvviso la congelò assieme alle proprie pecore, trasformandole in pietre ancor oggi visibili sul monte Ceahlău .

L'amuleto del Mărțișor veniva indossato per almeno 9 giorni, in alcuni luoghi anche per tutto il mese di marzo, fino alla fioritura del primo albero da frutta sul quale veniva poi appeso, accompagnato da parole rituali propiziatorie.

Nei villaggi della Transilvania, per allontanare gli spiriti malefici, i nastri bianchi e rossi venivano appesi a porte, finestre, recinti, manici dei secchi e addirittura alle corna degli animali.

Ultima, piccola curiosità: nei villaggi di montagna, il primo marzo le ragazze facevano il bagno con la neve sciolta per assicurarsi una pelle bella e bianca come la neve. Questa tradizione non vi ricorda quella legata all'acqua di San Giovanni?

Ringrazio di vero cuore Bruna per lo spunto di scrittura!

martedì 28 febbraio 2023

Tempus fugit, carpe diem, trote gnam

Ieri ho inziato ufficialmente con lo smart working! Il nuovo lavoro mi piace moltissimo e poterlo fare da casa è un plus che mi permette di riappropriarmi del mio tempo... Tempo che posso utilizzare per sistemare casa, rimettermi finalmente a leggere e dedicarmi di più a Signor Cane che, negli ultimi mesi, ha trascorso un sacco di tempo in solitaria. 

Ero tutta contenta venerdì sera quando, rientrata da Ravenna - dove stavo facendo formazione per la nuova azienda  - ho abbracciato Signor Cane dicendogli: "Da oggi la mamma sarà sempre con te, tutti i giorni!"

Per tutta risposta, sappiate che il Principino DORME DA MANE A SERA. E' lì sul divano anche adesso, e russa come un trattore. Ah, belle soddisfazioni che danno 'sti figli pelosi!

Anche il Signor Futuro Marito ha iniziato un nuovo lavoro. Si sveglia ogni mattina alle 6.00 e io, che potrei dormire almeno fino alle 8.30, mi sveglio assieme a lui. Quelle due ore e mezza, per me, sono un balsamo, e le dedico a quello che più amo: la colazione (eh beh!), la musica, i libri, i radiodrammi e la scrittura. 

Non avete idea di quanto siano preziosi questi momenti, dopo aver trascorso quasi un intero anno con i minuti contati! La nostra casetta è ancora in pieno disordine, ma questo è un disordine "vissuto", non quello prodotto da una famiglia accampata in un dormitorio.

Perchè, se mi volto indietro, è questo che vedo. Abbiamo vissuto una situazione lavorativa tossica dalla quale non riuscivamo a districarci e che ci stava facendo ammalare giorno dopo giorno. Dovevamo pensare al lavoro anche a cena, dopo cena, nel fine settimana. Non staccavamo mai. Quando possibile, nel weekend, fuggivamo letteramente altrove, lasciandoci anche questo "dormitorio" alle spalle. 

La depressione, le crisi di pianto, gli attacchi di panico, piano piano mi stanno abbandonando. E' vero, aver preso 20 kg non mi fa stare bene, nè a livello psichico nè a livello fisico. Ho ripreso con la palestra e spero di poter stare meglio molto presto. C'è da dire che non svegliarmi ogni notte con un attacco di panico è già una bella conquista. 

Intanto mi preparo psicologicamente per venerdì sera: io e il mio compagno di avventure musicali Xela abbiamo un'intervista dedicata al nostro primo progetto assieme. Il 14 febbraio è uscita la nostra canzone e... Ora che ci penso potrei anche linkarla qui. Mio padre dice che con quel pezzo potevamo andare a Sanremo e vincere a mani basse. Secondo me è esagerato, come suo solito. 

giovedì 16 febbraio 2023

Ritorni a sera

Ma non la sentite anche voi quest'aria ormai primaverile? Oggi, causa febbre, non sono andata al lavoro ed ho trascorso la giornata in piena nullafacenza. Anzi, no, diciamo che ho ripreso a rimescolar le vecchie carte (attualmente solo quelle digitali) alla ricerca di qualcosa di particolare da condividere sul mio blog. 

Beh, l'ho trovato. E' una bellissima poesia di Angelina Zucconi, lettrice della rivista Cordelia (un giorno, prometto, ve ne parlerò!) e pubblicata nel n.5 del 1932. 

Oh dolce tornare la sera,

tornare da strade lontane, 

assorti, tra un cantilenare di liete campane. 

Tornare la sera, nell'ora

che l'aria sa un po' d'abbandono,

e il cuore non chiede alla vita che un lungo perdono. 

Io amo la limpida gioia,

che dai tu, mia sera, al tormento

di un giorno trascorso da soli tra il pianto del vento.

La voce che canta: ritorna

che è l'ora, ed il mondo è già nero,

già torbido d'ombre, e sei sola tra tanto mistero.

Le stelle ci vedono allora

tornati da strade lontane, 

raccolti, tra un cantilenare di liete campane.

Chi narra il tormento d'un ansia,

chi l'ombra d'un muto rancore

chi un'ora di gioia, chi l'eco di un cupo dolore. 

E grande è la pace, che stilla 

nell'anima, come un'occulta

sorgente, tra i sassi muschiosi, lontano singulta. 

Ma il cuore, in un attimo solo

di sosta, il tormento di un'ora

dimentica e avido aspetta che sorga l'aurora.

Chi sogna i motori d'acciaio,

chi il mare e un abisso profondo

d'azzurro, chi pensa alle strade infinte del mondo.

E Loro no, sognano i bimbi

più nuovi alla vita, chè forse 

nel cuore son stanchi di tutte le strade percorse.

Ma a sera, nel quieto mistero,

la pallida stella che cade 

a tutti promette la gioia di tutte le strade.





Verosimilmente, i versi potrebbero appartenere alla poetessa ternana Angela Zucconi, colei che l'anno successivo avrebbe pubblicato la sua prima raccolta  "Viaggi senza approdo". 

domenica 12 febbraio 2023

Sanremo sì, Sanremo no... Parte 2

Ieri si è concluso il festival. E, come sempre, non c'è mai nessuno contento dei risultati delle classifiche (io per prima!).

Siccome, però, pur sempre di musica si tratta, ho trovato un bellissimo articolo tratto dalla rivista "Assi e Stelle della Radio" del 1941 che riassume molto bene il mio pensiero, non solo nel periodo sanremese ma, in generale, in concomitanza di qualsiasi tipo di manifestazione musicale. Sagre di paese comprese. 

Dir male della canzone, come alcuni fanno, è come dir male dei fiori, che vivono, si sa, quanto vive un fiore, e poi si seccano, ma non muoiono completamente, conservando, a distanza d'anni, tra le dimenticate pagine d'un libro, negli impalliditi colori, il ricordo del vivo colore di un giorno, nel lieve, quasi sparito sentore di profumo quello del profumo che un giorno c'inebriò.

Così la canzone: ha breve vita, spesso quella d'una stagione, ma, dimenticata per anni, ritorna improvvisamente un giorno, prima che all'orecchio al cuore, a ricordarci un'ora, un momento della nostra vita, e sempre una grata ora, sempre un dolce momento: legata ai ricordi del passato, mai ne risuscita i tristi, i dolorosi, ma i più belli, quelli dell'amore, della gioventù, della guerra, pur se li veli, con la lontananza, d'una dolce, sottile malinconia. Vecchi, riudendo per un momento nel cuore il dimenticato motivo d'una canzone, non torniamo a sentirci, per quel momento, giovani, animati da quegli stessi perduti affetti per i quali un giorno palpitammo? E se solo il motivo ricordiamo, o la traccia del motivo, e non le parole, e, vaga e indistinta, quella musica non ci risuscita un determinato volto o un certo luogo, non è un amore, allora, che ci torna alla memoria, o un luogo, o un'ora della nostra gioventù, ma è l'amore, è tutta la gioventù che ritorna, finiti, passati, ma non perduti se poche note di violino o di pianoforte bastano a risuscitarli nel nostro cuore. 

Uomini, non torniamo fanciulli nel sentire le note d'una canzone che cantò la mamma?

Si accusano le canzoni di troppa semplicità, di troppa ingenuità nelle parole e nei concetti: ma semplici, elementari sono i sentimenti ch'esse esprimono: il sentimento del dolore, dell'amore, della gioia, della guerra. 

Si accusano di poche, ridicole rime; si fa dell'ironia su certe canzonette che per necessità di rima accomunano al concetto della "passion", quello, magari, del "termosifon"; di troppi occhi, di troppe luci "blu", di troppe "virtù", di troppi "tu"; di soverchio spreco di "ardor", "amor", "cuor", "furor", "candor", "onor" e "disonor": ma vorrei seguire, inavvertito, questi accusatori, certo che in segreto, nel silenzio della loro cameretta, canticchiano le canzoni di cui tanto in pubblico dicono male, per dare al cuore quello sfogo di cui ha bisogno. Le canzoni sgorgano dal cuore di modesti poeti, mediocri quanto volete, ma esprimenti i sentimenti del popolo, quei sentimenti ingenui, semplici, elementari, che hanno bisogno appunto di parole semplici, e sempre delle stesse parole perchè i sentimenti sono sempre gli stessi. 

[...]

Non si possono accusare le canzoni d'immortalità, di fatuità, e d'altre cose in "à": le canzoni sono lo specchio fedele del tempo in cui si vive. 

La rivista contenente l'intero articolo la trovate sul sito http://www.ildiscobolo.net/ una vera miniera d'oro per gli amanti della canzone italiana da fine ottocento in poi. 

sabato 11 febbraio 2023

Sanremo sì, Sanremo no...

Finalmente ho di nuovo un pochino di tempo per poter ritornare al mio amato blog. 

Sono stati mesi molto difficili, sfiancanti. La salute ne ha parecchio risentito, se non avessi avuto la mia famiglia (Signor Marito e Signor Cane compresi nel prezzo) ed i miei amici, credo che questa volta non ce l'avrei proprio fatta. 

Ma dal momento che posso finalmente voltare pagina, voglio riprendere le fila del mio blog parlando dell'argomento più chiacchierato di questi giorni: il Festival di Sanremo. 

Perchè quest'anno mi sono proprio divertita a guardarlo, se non per il fatto che ha sancito il ritorno ufficiale sulla scena musicale dei miei amatissimi Articolo 31. Ho iniziato ad ascoltare la loro musica nel lontano 1994 ed è stato grazie a loro che mi sono avvicinata al rap (ricordatevi bene questo particolare perchè prossimamente ci saranno succulenti novità). 

Curiosi di sapere che cosa ne penso di quanto visto e sentito in queste serate?

Et voilà.

Anna Oxa - Sali: lei quando sale sul palco se lo mangia, letteralmente. Passa il tempo ma quella magnifica voce non cambia mai. Peccato per la canzone che ho trovato davvero poco convincente. 

Colla Zio - Non mi va: giovani, divertenti, mi hanno un po' ricordato i tempi d'oro delle boyband... Praticamente i Take That italiani in salsa rap (anche se in alcune canzoni Robbie Williams ci deliziava con il suo rap, ad esempio in "Lady tonight". Per la cronaca: ero una fan dei Take That, ecco perchè lo so così bene!). Se avessi 30 anni in meno credo che dilapiderei lo stipendio dei miei genitori per seguirli in tour. 

Leo Gassmann - Terzo cuore: qui a casa si son sprecati i doppi sensi sul terzo cuore, il punto è che siamo persone dalla dubbia morale a volte. Ma Leo ha una bellissima voce, e anche se la canzone non è proprio una di quelle che mi riascolterei, lui è proprio bravo. Gli auguro di fare tanta strada e trovare una sua identità musicale molto presto!

Gianluca Grignani - Quando ti manca il fiato: se non lo avete fatto, andate ad ascoltare il brano su Spotify o Youtube in versione studio. Sul palco la sua emozione (e forse qualche cicchetto di troppo) ha fatto capolino più di una volta, ma alla fine se l'è sempre portata a casa. E' una canzone degna del suo migliore repertorio e ha emozionato anche me. Gianluca o lo ami o lo odi, non c'è una via di mezzo. Qui lo si ama tanto, nonostante tutti i suoi sbagli. 

Cugini di Campagna - Lettera 22: ok, adesso ditemi pure che sono una boomer, che non capisco niente della musica dei gggiovani e bla bla bla... Ma a me la loro canzone è piaciuta tanto! E poi è stata scritta dai La Rappresentante di Lista, mica noccioline. 

Mr Rain - Supereroi: si è giocato la carta della tenerezza con il coro di bambini che fa tanto spot natalizio della Coca Cola, con quel bridge di "Oooh ooh ooh ooh oooh" che è un palese omaggio a Bad Romance di Lady Gaga. Al primo ascolto mi ha convinta poco, al secondo mi ha detto già un po' di più. Difficilmente la riascolterò dopo Sanremo. 

Olly - Polvere: dai, lascia stare l'autotune, sei giovane, voglio sentire la tua voce! Brano totalmente fuori dalle mie corde ma con un ritornello che volente o nolente ti entra in testa. Forse perchè mi ricorda qualcosa ma, al momento, mi sfugge cosa. 

gIANMARIA- Mostro: ecco un brano che non mi dice assolutamente niente di niente. Meh.

Coma_Cose - L'addio: bellissimo il tema di fondo, con alcune frasi che nel giro di pochi giorni sono già diventate iconiche, peccato che poi si vada a cadere nel banale stereotipino sanremese. E' una canzone importante, ma rischia di finire nel dimenticatoio proprio per questo.

Mara Sattei - Duemila minuti: altro brano che non mi dice niente di niente. Meh parte 2. 

Ariete - Mare di guai: lo so, sono ripetitiva ma... Meh parte 3.

Ultimo - Alba: con la voce che si ritrova, Ultimo potrebbe fare di tutto, anche cantare l'elenco del telefono. C'è solo un problema: sta canzone proprio no. Meh parte 4. 

Elodie - Due: il Signor Marito, che è molto più social di me, dice che su Facciabuco sia la cantante più criticata da tutti i boomer da tastiera. E invece io, che la sento per la prima volta, non posso fare altro che dire "MECOJONI" (scusate il francesismo). La canzone del festival non la valorizza per niente; ieri sera nel duetto con Big Mama è stata, invece, semplicemente DIVINA. Fatele fare del rock o del metal e vi tirerà giù anche i portoni. 

Marco Mengoni - Due vite: no, niente da fare. E' un signore che canta bene (cit. Mara Maionchi) ma per me questa canzone è no. 

Blanco - L'isola delle rose: non discuto l'interpretazione andata alla malora, che s'è già speso abbastanza fiato in questi giorni. Sono andata a sentirmela in versione studio però, perchè ero curiosa. Diciamo che non ha soddisfatto i miei gusti musicali. 

Modà - Lasciami: assomiglia ad almeno altri tre brani dei Modà. Avrei preferito ascoltare qualcosa di un attimino diverso. 

Madame - Il bene nel male: sarà che io vivo in un altro mondo ma la prima volta che l'ho sentita è stato nel disco di Fabri Fibra come featuring nella canzone "Caos". E lì mi era piaciuta un sacco. Al festival invece ha portato qualcosa che non è decisamente nel suo, e si sente. 

Colapesce e Dimartino: - Splash: mah, per me è meh. 

Lazza - Cenere: mah, per me è meh anche questa.

Paola e Chiara - Furore: canzone che esce dritta dritta dagli anni Novanta e non mi stupirei se mi dicessero che si tratta di un inedito scritto ai tempi di Vamos a Bailar. Momento revival ALTISSIMO.

Tananai - Tango: naaaahi.

Giorgia - Parole dette male: innanzi tutto non mi aspettavo di vedere Big Fish dei Sottotono come suo maestro d'orchestra... Che sorpresa! E c'è da dire che la produzione del brano è molto in stile Sottotono. Lei è sempre una meravigliosa interprete ma il testo non mi è arrivato come tanti altri suoi... Un peccato, viste le premesse. Bonus track: il duetto con Elisa è stato EMOZIONE PURA. 

Sethu - Cause perse: 'a ri-meh. 

LDA - Se poi domani: LDA non è la sigla di uno stupefacente, si tratta bensì delle iniziali del figlio di Gigi D'Alessio. Un ragazzo molto giovane ma che canta mille volte meglio del padre. La canzone è poppettosa e tipicamente sanremese e, dopo febbraio, sicuramente non la ascolteremo più. Lui spero di sentirlo ancora e magari con qualcosa di meno smieloso: ha le carte in regola per fare tanta strada. 

Will - Stupido: ehm.... Meh again. 

Shari - Egoista: un brano che potrebbe essere tranquillamente intercambiabile con quello di Madame. Super meh. 

Levante - Vivo: una canzone non arriverà mai ai livelli di "Alfonso" (se non la conoscete, rimediate!) ma con un bellissimo significato che, probabilmente, abbiamo capito in tre persone in croce. Brava, bella, bravissima e bellissima. 

Rosa Chemical - Made in Italy: questa è la sua dimensione, non la trap. QUESTA. Il suo personaggio e la sua voce sono ipnotici, il brano è un vero e proprio schiaffo alla nostra società e fa inca**are tutti: destra e sinistra, puritani e trasgressivi, eterosessuali e LGBTQ+. Mi sono proprio innamorata di questa canzone! E poi, non  so voi, ci ho rivisto un pochino di Renato Zero in tutto ciò. 

Articolo 31 - Un bel viaggio: li ho tenuti per ultimi perchè per me loro saranno sempre inarrivabili... Una spanna sopra a tutto. Una canzone che ripercorre una vita intera, non solo quella del gruppo, ma anche quella di noi seguaci che siamo con loro se non dal giorno zero almeno almeno dal giorno 1 o 2. Ho pianto come una fontana durante l'esibizione della prima serata... E sono tornata di nuovo quindicenne. Un urlo per l'Articolo 31!!!!! 

* * * 

Questa sera ci sarà la finale e, viste le classifiche provvisorie, credo che il podio spetterà proprio a Mengoni ed Ultimo... Per quanto mi riguarda, il giusto podio sarebbe:

Articolo 31 - Rosa Chemical - Levante o Giorgia

Ho fatto bene a non giocare al Fantasanremo :D