venerdì 27 giugno 2025

Preghiera a Devaki

Tu sei la infinita e sottile Prakriti che già portò Brahma nel seno; tu fosti poi la dea della Parola, l'energia del Creatore dell'universo e la madre dei Veda. Tu, essere eterno che comprendi nella tua sostanza. l'essenza di tutte le cose, tu eri identica con la creazione, tu eri il sacrifizio donde procede tutto ciò che produce la terra; tu sei quel legno che con l'attrito produce il fuoco, come Aditi tu sei madre degli dei; come Diti, sei madre dei Datyas, i loro nemici. Tu sei la luce donde nasce il giorno, tu sei l'umiltà, madre della vera saggezza; tu sei la politica dei re, madre dell'ordine, tu sei il desiderio donde nasce l’amore; tu sei la soda disfazione donde deriva la rassegnazione; tu sei l’ intelligenza madre della scienza; tu sei la pazienza madre del coraggio: tutto il firmamento e tutte le stelle sono figli tuoi ; da te procede tatto ciò che esiste... tu discendesti in terra per la salute del mondo, abbi compassione del mondo o Dea ! E mostrati favorevole all'universo, sii fiera di portare il Dio che sostiene il mondo.

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Preghiera a Devaki ✧ Vishnu Purana, libro V
 
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venerdì 20 giugno 2025

Nebbie

 "...Vi fu un'epoca in cui le porte tra i Mondi 
fluttuavano con le nebbie 
e si aprivano al volere del viaggiatore..."  

Le nebbie di Avalon

 

mercoledì 18 giugno 2025

Sirens

Nelle ultime settimane avevo bisogno di guardare qualcosa di diverso dal solito. Qualcosa che, se avessi dovuto rimanere nella mia comfort zone, non avrei scelto. Della serie che ancora sto guardando non svelo nulla e mi riservo di parlarne, probabilmente, in un secondo momento; oggi vorrei invece soffermarmi su quella che ho appena terminato: Sirens. 

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Siamo su un'isola, possedimento di una coppia di miliardari male assortita. Lui è Peter, perennemente in viaggio o rinchiuso nel suo piccolo luogo tranquillo, quasi a voler evitare la compagnia forzata della moglie Michaela. Al servizio della donna, che scopriremo poi essere la sua seconda moglie, vi è una schiera di "addetti ai lavori" costantemente impegnata ad assecondare ogni suo capriccio. Tra tutti loro spicca Simone, la sua assistente: una figura a metà strada tra Barbie e un'influencer che gode di un rapporto più che speciale con la propria datrice di lavoro. Perchè Michaela le fa un po' da mamma, un po' da amica, un po' da sorella. E pretende da lei una fedeltà assoluta oltre che ad un'intimità che tra datore di lavoro e dipendente non dovrebbe proprio sussistere. 

La vita di Simone è perfetta. Sta vivendo il suo sogno, è finalmente felice. E continuerebbe ad andare tutto a gonfie vele se non fosse che, un bel giorno, si presenta alle porte della sontuosa tenuta Devon, la sorella di Simone. Ed è incazzata nera, con giusta causa. Al padre è stata diagnosticata demenza precoce e lei non ce la fa a gestire per conto proprio questa situazione. 

Cosa potrebbe andare storto ancora? TUTTO. 

Michaela, comunque, è una villain che mi ha soddisfatto molto!
Vogliamo parlare di come ha organizzato il funerale 
del suo rapace del cuore?

 Perchè queste tre donne - Michaela, Simone e Devon - stanno facendo di tutto per nascondere il loro lato più fragile, sbagliando e rendendosi agli occhi altrui ciò che in realtà non sono, o non vorrebbero essere. E, come sirene, si trasormano quindi in "mostri" agli occhi di coloro che ne conoscono la sola apparenza. 

Ma non è solamente questo ad essere il fulcro della serie; c'è qualcosa di più sottile, nascosto tra le righe - ma nemmeno troppo. Ed è ciò che fa nascere in me una riflessione: a cosa siamo disposti veramente per poter perseguire i nostri sogni? Che cosa siamo capaci di fare veramente per cercare di fare carriera in un ambiente al di sopra delle nostre aspettative?

Simone, infatti, ha rinunciato a tutto per diventare non solo l'assistente ma anche l'unica vera amica di Michaela, alla quale ha addirittura tenuto nascosta l'esistenza della sorella. Si è trasformata in una bambolina pronta a servire e riverire, con un perenne finto sorriso stampato sulla faccia perchè la sua padrona non può e non deve vedere persone tristi al proprio fianco. Ma sta facendo la cosa giusta? 

Non esiste un vero e proprio lieto fine in questa serie. Ed è forse il motivo principale che me l'ha fatta apprezzare così tanto nonostante, a mio avviso, l'epilogo risenta molto di un certo tipo di forzatura, quasi che s'avesse fretta di concludere la faccenda. 

Ho letto che è possibile venga realizzata una seconda stagione, ma su questo sono un po' tentennante. Ci sono storie alle quali, a volte, un punto fermo può solo che giovare. Come in questo caso. E' già bella così.

Parola di fata

 

Dai luoghi selvaggi venite, o fate,
e per qualche istante a questa terra
badate;
venite danzando dall'irreale collina
per risvegliare il potere e compiere la volontà divina;
nel mio giardino gioite e danzate,
possa la sua terra pollulare di fate!
Erbe, fiori, piante del giardino,
liberate ogni spirito divino!
Brillino ovunque sfere di luce fluttuanti
dalle Terre degli Elfi belle e lucenti.
Fate, accogliete il patto che vi detto,
di onorarvi e trattarvi con rispetto!

(da "Parola di Fata" di Claire Nahmad)    

 

 

mercoledì 4 giugno 2025

 

Non celare il segreto del tuo cuore,
amico mio.
Dillo a me, solo a me, in segreto.
Tu che sorridi tanto gentilmente,
sussurralo sommessamente,
il mio cuore l'udrà,
non le mie orecchie.

La notte è fonda,
la casa è silenziosa,
i nidi degli uccelli
son coperti di sonno.

Dimmi tra lacrime esitanti,
tra sorrisi titubanti,
tra dolore e dolce vergogna,
il segreto del tuo cuore!

(Rabindranath Tagore)

 ...perche' piangi?

- Per tutta quella gente, per tutta la bellezza che non c'e' piu'-

- Dimentica ! Disse il Saggio. La gente si nutriva di quella bellezza, ne viveva, e dunque era ben utilizzata. Ora, usa quello che c'e' e smetti di voltarti indietro. Non vi e' mai stato nulla si meglio e non vi sara' mai nulla di meglio dell'istante presente. In futuro ogni istante sara' sempre "ora", perche' puoi soltanto vivere nel presente.

( Da "Usa cio' che sei" di Fun-Chang)

Se riesci a mantenere il controllo quando tutti intorno a te lo perdono 
e te ne fanno una colpa; 


se riesci ad aver fiducia in te stesso quando tutti ne dubitano, 
ma concedi attenuanti al loro dubitare; 


se riesci ad aspettare e a non stancarti nell’attesa, 


o quando gli altri mentono tu non ti abbandoni alla menzogna,

 
o quando ti odiano non ti abbandoni all’odio, 


e tuttavia a non sembrare troppo buono e a non parlare troppo saggiamente; 


se riesci a sognare senza che i sogni diventino il tuo padrone; 


se riesci a pensare e a non fare dei tuoi pensieri il tuo scopo,


se riesci ad affrontare il Trionfo e la Sconfitta 
e a trattare questi due impostori allo stesso modo; 


se riesci a sopportare di sentire la verità che hai detto 
distorta da bricconi per abbindolare gli sciocchi,
 


o a vedere le cose a cui tu hai dedicato la vita, rotte, 
e a chinarti e ricostruirle con arnesi logori; 


se riesci a fare un solo fascio di tutte le tue vincite 
e rischiarle in blocco a testa e croce, 


e perdere, e ricominciare tutto da capo, 
e non dire una parola sulla perdita; 


se riesci a costringere cuore, nervi e tendini 
a servire al tuo scopo quando sono da tempo sfiniti, 
e a non mollare quando non resta altro in te 
che la Volontà che dice “Non mollate!” 


Se riesci a parlare alla folla e a mantenere la tua integrità, 


a camminare con i Re senza perdere il contatto con la gente, 


se né i nemici né gli amici più cari possono ferirti, 


se tutti contano per te, ma nessuno troppo; 

 
se riesci a riempire un implacabile minuto 
con sessanta secondi degni di essere vissuti, 

 
tua è la Terra e tutto quello che è in essa, 
e, quel che più conta, tu sei un Uomo, figlio mio.

 

Rudyard Kipling


Doppo che ho rinnegato pasta e pane,
so' dieci giorni che nun calo, eppure
resisto, soffro e seguito le cure...
me pare un anno e so' du' settimane.

Nemmanco dormo più, le notti sane,
pe' damme er conciabbocca a le torture,
le passo a immaginà le svojature
co' la lingua de fòra come un cane.

Ma vale poi la pena de soffrì
lontano da 'na tavola e 'na sedia
pensanno che se deve da morì?

Nun è pe' fà er fanatico romano;
però de fronte a 'sto campà d'inedia,
mejo morì co' la forchetta in mano!

Aldo Fabrizi

Stava là presso con acerba pena, 

Tantalo in piedi entro un argenteo lago, l

a cui bell'onda gli toccava il mento.   

Sitibondo mostravasi, e una stilla 

non ne potea gustar: ché quante volte 

chinava il veglio le bramose labbra, 

tante l'onda fuggìa dal fondo assorta,

sì che apparìagli ai piè solo una bruna, 

a un Genio avverso inaridita terra.   

Piante superbe, il melagrano, il pero,

e di lucide poma il melo adorno, 

e il dolce fico, e la canuta oliva, 

gli piegavan sul capo i carchi rami; 

e in quel ch'egli stendea dritto la destra, 

vêr le nubi lanciava i rami il vento. 

 
Odissea, Libro XI - Omero


Come potete acquistare o vendere il Cielo, il calore della Terra?

L'idea  ci sembra strana. Se noi non possediamo la freschezza dell'aria, lo scintillio dell'acqua sotto il Sole come è che voi potete acquistarli?

Ogni parco di questa terra è sacro per il mio popolo. Ogni lucente ago di pino, ogni riva sabbiosa, ogni lembo di bruma dei boschi ombrosi, ogni radura ogni ronzio di insetti è sacro nel ricordo e nell'esperienza del mio popolo.

La linfa che cola negli alberi porta con sé  il ricordo dell'uomo rosso. Noi siamo una parte della  terra, e la terra fa parte di noi.  I fiori profumati sono i nostri fratelli, il cavallo, la grande aquila sono i nostri fratelli, la cresta  rocciosa, il verde dei prati, il calore dei pony e l'uomo appartengono tutti alla stessa famiglia. Quest'acqua scintillante che scorre nei torrenti e nei fiumi non è solamente acqua, per noi è qualcosa di immensamente significativo: è il sangue dei nostri padri.  I fiumi sono nostri fratelli, ci dissetano quando abbiamo sete.  I fiumi sostengono le nostre canoe, sfamano i nostri figli. Se vi vendiamo le nostre terre, voi dovrete ricordarvi, e insegnarlo ai vostri figli, che i fiumi sono i nostri e i vostri fratelli e dovrete dimostrare per fiumi lo stesso  affetto che dimostrerete ad un fratello.

Sappiamo che l'uomo bianco non comprende i nostri costumi. Per lui una parte di terra è uguale all'altra, perché è come uno straniero  che arriva di notte e alloggia nel posto che più gli conviene. La terra non è  suo fratello, anzi è  suo nemico e quando l' ha conquistata va oltre, più lontano. Tratta sua madre, la  Terra, e suo fratello, il Cielo, come se fossero semplicemente delle cose da acquistare, prendere e vendere come si fa con i montoni o con le pietre preziose. Il suo appetito divorerà  tutta la Terra e a lui non resterà  che il deserto.

Non esiste un posto accessibile nelle città dell'uomo bianco. Non esiste un posto per vedere le foglie e i fiori sbocciare in primavera, o ascoltare il fruscio delle ali di un insetto. Ma forse è perché io sono un selvaggio e non posso capire. Il baccano sembra insultare le orecchie. E quale interesse può avere l'uomo a vivere senza ascoltare il rumore delle capre che succhiano l'erba o il chiacchierio delle rane, la notte, attorno ad uno stagno?

Io sono un uomo rosso e non capisco. L'indiano preferisce il dolce suono del vento che slanciandosi come una freccia accarezza la faccia dello stagno, e preferisce l'odore del vento bagnato dalla pioggia mattutina, o profumato dal pino pieno di pigne. L'aria è  preziosa per l'uomo rosso, giacché  tutte le cose respirano con la stessa aria: le bestie, gli alberi, gli uomini tutti respirano la stessa aria.

L'uomo bianco non sembra far caso all'aria che respira. Come un uomo che impiega parecchi giorni a morire resta insensibile alle punture.

Ma se noi vendiamo le nostre terre, voi dovrete ricordare che l'aria per noi è preziosa, che l'aria divide il suo spirito con tutti quelli che fa vivere.  Il vento che ha dato il primo alito al Nostro Grande Padre è lo stesso che ha raccolto il suo ultimo respiro. E se noi  vi vendiamo le nostre terre, voi dovrete guardarle in modo diverso, tenerle per sacre e considerarle un posto in cui anche l'uomo bianco possa andare a gustare il vento reso dolce dai fiori del prato. Considereremo l'offerta di acquistare le nostre terre.

Ma se decidiamo di accettare la proposta io porrò una condizione: l'uomo bianco dovrà rispettare le bestie che vivono su questa terra come se fossero suoi fratelli. Che cos'è l'uomo senza le bestie? Se tutte le bestie sparissero, l'uomo morirebbe di una grande solitudine nello spirito. Poiché ciò che accade alle bestie prima o poi accade anche all' uomo.

Tutte le cose sono legate tra loro. Dovrete insegnare ai vostri figli che il suolo che essi calpestano è fatto dalle ceneri dei nostri padri. Affinché  i vostri figli rispettino questa terra, dite loro che essa è arricchita dalle vite della nostra gente. Insegnate ai vostri figli quello che noi abbiamo insegnato ai nostri: la terra è la madre di tutti noi. Tutto ciò che di buono arriva dalla terra arriva anche ai figli della terra. Se gli uomini sputano sulla terra, sputano su se stessi.

Noi almeno sappiamo questo: la terra non appartiene all'uomo, bensì  è  l'uomo che appartiene alla terra. Questo noi lo sappiamo. Tutte le cose sono legate fra loro come il sangue che unisce i membri della stessa famiglia. Tutte lecose sono legate fra loro. Tutto ciò che si fa per la terra lo si fa per i suoi figli. Non è l'uomo che ha tessuto le trame della vita: egli ne è soltanto un filo. Tutto ciò che egli fa alla trama lo fa a se stesso.

C'è una cosa che noi sappiamo e che forse l'uomo bianco scoprirà presto: il nostro Dio è lo stesso vostro Dio.

Voi forse pensate che adesso lo possedete come volete possedere le nostre terre ma non lo potete. Egli è il Dio dell'uomo e la sua pietà è uguale per tutti: tanto per l'uomo bianco quanto per l'uomo rosso. Questa terra per lui è preziosa. Dov'è finito il bosco? E' scomparso. Dov'è finita l'aquila? E' scomparsa. E' la fine della vita e l'inizio della sopravvivenza.  


Lettera scritta nel 1854 da Capo  Seattle al Presidente degli Stati Uniti Franklin Pierce

Viviamo tutti sotto lo stesso cielo,
ma non tutti abbiamo lo stesso orizzonte.


Konrad Adenauer

martedì 3 giugno 2025

Non si decreta la fine dei tempi disincantati con un colpo di mano

 

Quando la pianteremo di scusarci di essere romantici?
Perchè non subito? Oplà! Detto fatto.
Ripopoliamo il deserto di alberi lirici e merli frondisti.
Abbandoniamo il riso e la vergogna di essere semplici.
Il chliché non è kitsch.
E' semplicemente bello. Allora?
Cosa ne dite?

Non si decreta la fine dei tempi
disincantati con un colpo di mano.
Il cinismo è un imponente maniero sorvegliato
da potenti armate. Vi ci vorrà più di una frecciata.
Un'insurrezione! Un uragano!
Un casino pazzesco che scuota le coscienze.
E ancora...dubito che possa bastare.

[ Superpunk arcimondano - Camille De Toledo ]