sabato 26 marzo 2016

Buona Pasqua!

Per quanto il periodo a casa mia non sia proprio dei migliori e - come mi vien da bofonchiare rivolta a chi mi fa gli auguri -  non ci sia una mazza da festeggiare, oggi pomeriggio i vecchi.. ehm, volevo dire, i miei genitori, sono andati a far spesa e mi hanno portato a casa un super uovo di Pasqua!
Nonostante la mia veneranda età resto dell'idea che quel minimo di Pasqua non sia tale senza un ovetto, fosse anche un Kinder. Se non che, oramai, costa più un piccolo ovetto Kinder di un uovo bello grande del discount.

giovedì 24 marzo 2016

Trenitalia: non ti scuso per il disagio

Nota per l'eventuale lettore. Tutto cio' è accaduto nella giornata di venerdi ma potrebbe benissimo essere successo, oggi, ieri, un anno fa. E' accaduto a me, ma potrebbe capitare a te, alla tua fidanzata, a tuo zio prete. 

E' giovedì sera. Faccio mente locale nella speranza di non aver dimenticato nulla. Domani mattina alle dieci ho un treno da prendere, destinazione finale Va-Ciapa-i-Rat. Dopo un mese finalmente rivedrò l'amore mio. Mica pizza e fichi. 
Ricapitoliamo l'inventario del bravo viaggiatore.

Valigia: fatta 
Portafoglio ormai vuoto: preso (almeno ci sono i documenti e tanto mi bastano) 
Biglietto: ce l'ho 
Caricabatterie: c'è 
Lettore mp3: semicarico 
Medicine varie: prese 

Direi che ho tutto, posso dormire tranquilla.
Levataccia alle sette e mezza per procedere a trucco e parrucco (tempo previsto: due ore). Alle dieci esco di casa, volo in stazione a prendere il treno e...
"Attenzione. Il treno regionale XXX proveniente da Culandia e diretto a Fanchiul oggi non è stato effettuato. Ci scusiamo per il disagio".

Ecco che qui inizia la prima delle varie bestemmie in gaelico. Roba che manco Germano Mosconi.
La mia destinazione è a circa 200 km da qui: devo cambiare tre treni ma solitamente nel giro di tre orette ci arrivo senza problemi. 
Ho un appuntamento con un'amica alle 14: il mio prossimo treno è alle 11 e un quarto..Dovrò cancellare l'appuntamento. Scoglionamento extra, rimanderemo. Però du' bolas.

Arriva il treno successivo. Eureka! Arrivo a Fanchiul. Ho un quarto d'ora da aspettare prima che arrivi il treno per Quelpaese. Mi apposto nel sottopassaggio aspettando che qualche buonanima scriva sullo schermo su quale binario arriverà il convoglio. Aspetto. Aspetto.
Arriva altra gente. Aspettiamo.
Il sottopassaggio inizia a ingolfarsi. La stazione di Fanchiul non è enorme. Si crea un mucchietto di gente che pare d'essere in fila al concerto di Vasco Rossi, non fosse per le valige. C'è anche chi canticchia. Mah.
Alle 11.15 appare una scritta. Il treno è in ritardo di 10 minuti. Bon. Attendiamo. 
Alle 11.25 "Attenzione. Il treno XYZ proveniente da Cippirimerlo e diretto a Quelpaese oggi non è stato effettuato a causa dello sciopero di Mia Nonna In Carriola. Ci scusiamo per il disagio!"

Maremma impestata, furibonda, purulenta e becera: i miei genitori guardano dieci telegiornali al giorno e nessuno ha avuto notizia di questo fantomatico sciopero! Che, però, a quanto pare, c'è eccome!

Bestemmie in cirenaico.

Aspetto il treno successivo. Be positive! E' già segnato sul binario! Ci sarà di sicuro! Salgo sul binario, mangio il mio panino morbidoso col formaggino altrettanto morbidoso perchè i miei denti non sono molto per la quale da un annetto a questa parte. Bevo. Faccio ruttino - silenzioso sennò chiamano la Polfer per sospetto allarme bomba. 
Il treno viene cancellato dal tabellone sul binario. Qualcuno tira un porcone (i miei amici Cì e Vito tirerebbero un procione, ma questa è un'altra storia). Una tizia con dei tacchi alti sei metri caracolla giù per le scale per controllare lo schermo: la seguo. Sai mai che caracolli del tutto: le rubo le scarpe e scappo via. 
Ma non capitombola: riesce a scendere e io, col mio valigione industriale, dietro di lei. Il treno ha 10 minuti di ritardo. Ho un dejà vu. 
Nel frattempo si accalca di nuovo una discreta folla lì davanti. Pare che aspettiamo tutti la Madonna. La cantante, intendo.
Ed ecco che...
"Attenzione. Il treno XSY proveniente da Cippirimerlo e diretto a Quelpaese, oggi non è stato effettuato a causa.."

Porchi come se piovessero, la maggior parte in veneto dal momento che a quanto pare aspettavamo tutti il treno che porta verso quelle lande. 
Due tizie si siedono sulle valigie e iniziano a sgranocchiar panini. Un gruppetto di ragazzi opta per il panino fresco: non ho mai visto la panetteria della stazione fare affari d'oro come venerdì. 
Almeno a loro è andata bene, via. Facciamo girare l'economia! Ma io ho già mangiato il mio panino. E ho un treno tra un'ora. Forse.
Un ragazzo si mette a fotografare il tabellone con la scritta "soppresso". Ma cosa ti fotografi cosa, mannaggia a tutti i dugonghi e ai caproni del Timbuktu!
A seguire, anche una delle ragazze del panino va a fotografare il tabellone. 
Per non inveir contro di loro con il mio fare bufalesco, acchiappo la valigia e vado in sala d'aspetto. 

Via via tutti i treni vengono cancellati. C'è però una speranza: il Freccia Bianca delle 14.45. Devo pagare il supplemento di 11 euro ma cio' mi assicura l'arrivo a Quelpaese. Che è solo la metà del viaggio. 
Ho due ore da aspettare. Sono triste e voglio piangere: arriverò mai a destinazione? Mando un sms (come ai vecchi tempi, perchè se mi collego ad internet per usare Whatsapp la batteria non mi regge...) al mio amico Giulio. 
"Sono in stazione a Fanchiul dalle undici di stamattina aspettando un BIIP di treno per Cippirimerlo e salire a Va-Ciapa-i-Rat.Ti prego, mandami un sms con due cancheri in dialetto modenese!"
Giulio risponde tempestivo dopo tre minuti. Un cecchino. "Ma ca' gniss gninta a Trenitalia, al capitano e tut i contrulor dl'ostia!" (Vi risparmio il finale)
Inizio a ridere da sola nel bel mezzo della sala d'aspetto. Un tizio che sta leggendo un libro alza lo sguardo e mi fulmina. Vado a nascondermi in un angolino continuando a sghignazzare davanti al telefono e trastullandomi con i messaggi in dialetto di Giulio che mi hanno SERIAMENTE risollevato il pomeriggio.
Nel frattempo mi decido e compro il supplemento tra mille bestemmie: alle 16 meno qualche minuto, sarò a Quelpaese!
Viaggio puntuale e comodo ma non indolore dal momento che nel mio vagone un bambino ha pianto ininterrottamente per almeno metà del tempo. Superava il muro del suono. E' stato il momento in cui mi sono pentita di aver scelto una playlist solo darkwave e new wave. Da domani solo Death Metal, ragazzi. Giuro.

Dunque. Sono a metà del mio viaggio. C'è un treno alle 16.15 circa. Vado a vedere il tabellone. Soppresso! No. Non posso rimanere bloccata qui a Quelpaese fino alle 21! Deve esserci una speranza!
Vado nell'atrio. Tutti davanti al tabellone, con lo sguardo fisso all'insù come se aspettassero la Madonna, e visto che siamo sotto Pasqua ci aspettavamo anche un accenno di miracolo.
Miracolo che è avvenuto verso le 17 quando abbiamo scoperto che il treno per Va-ciapa-i-rat  c'era! 
Finalmente i bestemmioni in dialetto veneto si son tramutati in laude religiose, triplicate quando il treno è effettivamente arrivato. 
Solo una volta posate le sacre chiappe sul sedile mi sono accorta che (leggete ora con tono fantozziano) trattavasi del lentissimo regionale da 21 fermate per un totale di DUE ORE di viaggio! 

Per fortuna tutto è andato liscio e senza intoppi. In compenso, giunta a Va-ciapa-i-rat ho dovuto attendere per circa un'ora l'autobus per il paesino che dovevo raggiungere. Autobus sul quale a momenti l'autista e un furbetto senza biglietto hanno litigato pesantemente: con la paura che arrivassero alle mani sono andata a nascondermi in fondo, cercando di calmare la tachicardia con una pratica zen inventata sul momento e dal dubbio effetto. 

Arrivata a destinazione alle 20 circa, lasciando al mio moroso il gaudio indescrivibile di bestemmiare al posto mio, mi sono fiondata su un piattone di alette di pollo e il mondo è tornato a sorridermi.
A dire il vero mi ha sorriso non appena ho visto LUI ma non voglio fare la parte della romanticona smielata quindi... Diamo il merito alle alette.

Trenitalia.
Davvero.
Di cuore.
 
Bombolo Vaffanculo GIF - Bombolo Vaffanculo Affanculo - Discover & Share GIFs 






lunedì 21 marzo 2016

Recensione: Io sono leggenda, Richard Matheson

Nonostante Will Smith sia uno dei miei attori preferiti, quando è uscito il film "Io sono leggenda" ho deciso di non andarlo a vedere. Sapevo dell'esistenza del libro e volevo assolutamente leggerlo prima di vederne una qualsiasi trasposizione cinematografica.
Direi che ho fatto benissimo, anche se sono quasi certa che l'interpretazione di Will possa essere all'altezza delle mie aspettative.
Ma non voglio parlare del film, bensì del libro. Una storia che mi ha tenuta incollata per ore alle pagine, tanto che l'ho letta in due giorni. Letta? Divorata.
Scorrevole e, allo stesso tempo, carica di pathos, commovente.

Siamo negli anni '70 e la terra è stata colpita irrimediabilmente da un virus sconosciuto che piano piano, trasforma tutti gli esseri umani in vampiri. Tutti tranne uno, il protagonista della storia che, notte dopo notte, è costretto a rinchiudersi in casa per evitare l'assalto dei "nemici". Situazioni al limite del paradossale dettate dall'istinto di sopravvivenza: la costruzione di una barricata d'aglio attorno a casa e di un generatore di corrente per permettersi una vita normale, mentre l'unico contatto col mondo del passato sono vecchi dischi, libri e negozi lasciati al loro destino.
Ma là fuori sono veramente tutti vampiri o si tratta semplicemente di qualcos'altro? Una burla del destino, un attacco di isteria collettiva, oppure...? E chi è, in fin dei conti, il vero nemico? Fino all'ultima pagina sarà difficile poterlo dire. E forse, anche una volta chiuso il libro, con un nodo alla gola, continueremo a chiedercelo.

Il consiglio dello chef: da leggere anche se la fantascienza non è proprio il vostro genere preferito! Ne vale la pena!

lunedì 14 marzo 2016

Recensione: Signorsì, Liala



E', questo, il primo romanzo di Liala: quello che l'ha consacrata ad autrice di veri e propri best seller e che le ha aperto le porte del Vittoriale di D'Annunzio. Una donna che, a dir del Vate, parla così bene d'aviazione, valeva la pena d'esser conosciuta. Così come val la pena esser conosciuta anche ai giorni nostri.
Perchè Liala non è una scrittrice rosa i cui libri vanno - cosa che purtroppo accade sovente - relegati negli scaffali dei romanzi Harmony: a lei spetta di diritto un posto tra i grandi nomi della letteratura italiana del Novecento.

"Signorsì" in quanto primo romanzo ha tutti i piccoli difetti che questo puo' comportare. Eppur si legge benissimo, ed è chiara l'influenza che la vita reale ha avuto nella scrittura. Leitmotiv della narrazione sono il mondo dell'aviazione, legato a sano ed apolitico patriottismo, e la tematica forte e tutt'ora attuale delle violenze domestiche.
Se da un lato è vero che i personaggi possono risultare poco delineati caratterialmente (il migliore amico di Furio, Mino Sant'Elmo, nonostante abbia i connotati dell'uomo appassionato e cortese, non viene descritto appieno, ed è un peccato), dall'altro questi risultano comunque vivi nei loro pregi e nei loro difetti. Non sono marionette, hanno carne (livida, come quella di Renata) ed ossa (spezzate come quella del compagno d'aviazione Centurione, che rimarrà vittima di un incidente aereo).
Fino alla fine si è quasi convinti che la storia possa però avere una lieta conclusione. Si spera che Renata possa liberarsi dal suo fardello e cercare la felicità altrove, un po' come fece la madre, vittima d'un sangue pazzo ed incancellabile. Ma piuttosto che seguirne le orme, la decisione di Renata sarà ben differente...

Il consiglio dello chef: lasciate perdere gli stereotipi e, se avete un minimo di romanticismo addosso, anche latente, leggetelo perchè ne vale la pena!

giovedì 10 marzo 2016

Bigiotteria rotta ne abbiamo?

"La spazzatura è una grande risorsa nel posto sbagliato a cui manca l'immaginazione di qualcuno perchè venga riciclata a benificio di tutti."
Mark Victor Hansen

Avete presente quel momento antipaticissimo in cui vi rendete conto di aver rotto uno dei vostri orecchini o bracciali preferiti? E il momento imbarazzante in cui aprite l'uovo di Pasqua (lo so, alla vostra veneranda età lo fate ancora!) e trovate una collanina di perline di plasticaccia che manco nel peggior discount cinovietnamita?
A me succede abbastanza spesso. Tanto che, stanca di ritrovarmi con orecchini spaiati, perline volanti e altre amenità, ho messo tutto nel calderone (da brava strega u.u ) e ho deciso di tentare l'esperimento.

Questi sono orecchini che ho creato la scorsa estate per un mercatino che non è andato in porto e, di conseguenza, sono stati utilizzati come graditissimi regali di Natale per le mie amiche. Anche perchè resto dell'idea che un regalo fatto a mano vale più di mille regali dozzinali. Handmade power! 

Ehm, ok... Dicevo...

Il segreto sta nel munirsi di monachine (nei mercati di paese si trovano delle belle buste-risparmio!), anellini per le giunzioni (basta anche smontare qualche catenina o portachiavi!) e pinzette

Qualsiasi cosa puo' essere utile allo scopo; per gli orecchini fotografati ho utilizzato, in ordine sparso: braccialietti scassati, orecchini spaiati, un acchiappavento rotto, perline salvate dalla svendita folle in un mercatino. 

Un piccolo trucchetto in caso di allergia al nichel: spennellate le monachine con uno smalto per unghie trasparente e lasciate asciugare bene. Lo smalto funge da barriera protettiva e vi permette di indossare qualsiasi tipo di piccola bigiotteria contenente parti metalliche di dubbia consistenza! 

In questi giorni ho deciso di ritentare l'esperimento, vedremo che cosa ne uscirà: ho un sacco di perline orfane in legno colorato che mi guardano con sospetto da diverso tempo. Riuscirò a dar loro una degna collocazione? (Musichetta di suspence...)

"Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma."
Antoine-Laurent de Lavoisier 

mercoledì 9 marzo 2016

Panna cotta stregata

Questa è la mia personalissima rivisitazione della ricetta della panna cotta dedicata a coloro che se ne strafogherebbero ma,  a causa di intolleranza più o meno elevata ai latticini, non possono nemmeno guardarla da lontano.

INGREDIENTI per 4 persone
- 400 ml di panna vegetale
- 100 gr di zucchero di canna
- 100 ml di latte di riso
- due fogli di colla di pesce
- un paio di tazze di caffè

martedì 8 marzo 2016

Recensione: I ragazzi di città (Mister Dabolina Remix), di Francesco Abate

Libro divorato in meno di due giorni, amato e a tratti odiato.
Divorato per il suo stile semplice, colloquiale e diretto.
Amato perchè i protagonisti sono una crew di rapper e dj degli anni '90, quando ancora le cose si facevano sul serio e nella musica ci si credeva fino in fondo.
 
Odiato perchè, porca miseria, va bene lo stile colloquiale, ma leggere durante la narrazione "affianco" al posto di "a fianco" e "affondo" al posto di "a fondo" per più e più volte mi ha fatto davvero venire la sincope. Non fosse stato per quello gli avrei dato quattro stelle!
Riuscendo a sopportare il dannatissimo problema delle "f" in sovrannumero, vale la pena leggere "I ragazzi di città" anche solo per il finale. Perchè, a volte, la realtà puo' essere più spiazzante della migliore punchline a termine di una gara di freestyle.
A proposito: gare di freestyle. Grandi assenti di questo romanzo. Con un protagonista come il Conte Max me ne sarei aspettata almeno una ogni dieci pagine, peccato: avrebbero dato un tocco in più. Ma forse sono io che sono una nostalgica...

Il consiglio dello chef: non compratevelo, fatevelo prestare. 

(Questa recensione - come alcune delle prossime - proviene dal mio account di Anobii : ultimamente faccio davvero fatica ad accedervi, motivo per cui le nuove recensioni verranno postate direttamente qui nel blog)

lunedì 7 marzo 2016

Nuove avventure: SendSomething

Da poco mi sono iscritta ad un sito, SendSomething. Lo conoscete?

Io non avevo nemmeno idea che esistesse, non fino a pochi giorni fa per lo meno. L’ho proprio trovato per caso, facendo zapping tra un sito e l’altro.

domenica 6 marzo 2016

Tentativi di mail art

Ammetto d’invidiare un po’, in senso positivo ovviamente, tutte quelle persone capaci di creare delle cose stupende con carta, colla, forbici, ritagli e penne colorate. Io non sono un granchè in questo, anzi sono una discreta schiappa.

(Ho detto chiappa! Ah, ok, no. Schiappa, con la S.)

sabato 5 marzo 2016

Una, nessuna, centomila

Mamma e papà me lo hanno sempre detto. Ho iniziato ad essere una rompimaroni (e mi si perdoni, qui, il primo di una lunga serie di francesismi) già dal giorno della mia nascita. La notte di Pasqua del 1981.

I medici si preparavano, fregandosi le mani (appiccicaticce per lo più) tutti contenti, per andare a casa e celebrare la Santa Pasqua con le loro famiglie. Che ai tempi, a queste riunioni di famiglia, ancora ci si teneva un po’ tutti. Me li immagino, intenti a pensare al lauto pasto, chi con la famiglia, chi in turno in ospedale coi colleghi. E invece NO. Dovevo nascere io. Era giunto il momento. 

Un taglio cesareo e via, eccola lì. Ha già un sacco di capelli e pare un bel maschietto ma, attenzione, NON HA IL PIPINO! Già c’è chi minaccia di chiamarla Pasqualina, chi si dispera perchè la voleva chiamare Vittorio ma, per ovvie ragioni, non lo puo’ fare. Insomma, un delirio. Grazie al cielo non ho un nome maschile e nemmeno mi han chiamata Pasqualina. Ma porto un nome che, francamente, mi piace poco, per cui preferisco che gli altri mi chiamino con il mio nickname che, oramai, è diventato il mio secondo nome di diritto. 

La storia è lunga e complessa e forse un giorno ne parlerò svelando uno di questi arcani misteri.

Per ora, però, ci sono quattro me. Ce n’era una quinta, chissà se un giorno tornerà: io me lo auguro, era una tizia interessante.

Dite che soffro di disturbo dissociativo dell’identità? Nein. Sono una giocatrice di ruolo. Conosco gente, faccio e scrivo cose in mondi talmente differenti dal mio che, spesso, imparo più da quelli che dalla realtà – un tantino troppo stretta per i miei gusti. Non siate pignoli: dite che è roba da ragazzini, lo state pensando, lo so, ve lo leggo nelle palle degli occhi, eppure… Eppure è e resta un gioco, un modo per affrontare meglio la vita. Diciamocelo, ‘sti anni Duemila non sono propriamente il massimo. 

Sarà che sono figlia degli anni ’80. Faccio parte della generazione che si stava meglio quando si stava peggio. Sono quella che riavvolgeva le cassette con la penna Bic (o similia) per non scaricare le pile del walkman. Quella che telefonava dalla cabina a gettoni. Quella che non aveva certo bisogno di Facebook per parlare con i vicini di casa, ma andava a suonargli il campanello o bussare alla porta perchè, alla brutal maniera, il campanello nemmeno lo si aveva. Costava troppo. 

Eccetera, eccetera, eccetera. 

Ma insomma, a chi potrebbe mai importare di un discorso introduttivo su un blog che non ha nemmeno uno sfondo figo o una foto pornografica accalappiavisite? Non importa nemmeno a me!

Facciamo allora il discorso introduttivo serio.

Questo è un blog in cui parlerò solo delle mie passioni. La musica, la corrispondenza, i giochi di ruolo, i libri, i viaggi. 
Per tutto il resto vi rimando al mio blog primario che è Italia Paralella !